Tornare a una partita con Mancini, Hermoso e Ndicka insieme significa risalire al match di Udine
Roma, le idi di marzo di un progetto che ha sempre le stesse facce
C’era un fattore determinante nella prima parte della stagione della Roma: la solidità difensiva. Non era un segreto, né un colpo di bacchetta di Gasperini. Era la complicità e la qualità di tre elementi: Mancini, Hermoso e Ndicka. Insieme hanno costruito, per mesi, una delle retroguardie più affidabili degli ultimi anni a Roma, tamponando anche i buchi offensivi dei primi mesi. Poi è arrivato Malen: l’olandese si è preso l’attacco, lo ha coccolato, lo ha guarito. Ma in difesa qualcosa si è rotto. La Roma oggi prende gol più facilmente: 10 reti subite solo nelle ultime sei gare. Il motivo è chiaro: i tre centrali non hanno più giocato insieme dall’inizio. Tornare a una partita con Mancini, Hermoso e Ndicka insieme significa risalire al match di Udine, perso di misura per una punizione molto discutibile di Ekkelenkamp. Era più di un mese fa, troppo a lungo per una squadra nel momento decisivo della stagione.
Le statistiche parlano chiaro: nelle gare con Celtic, Torino, Como, Cagliari, Napoli, Udinese, Milan, Parma, Sassuolo, Inter, Lille, Verona, Nizza, Torino, Pisa e Bologna, la difesa schierata insieme ha subito solo sette gol e mai più di due in una singola partita. Col Bologna torneranno tutti e tre, a guidare la retroguardia. E se Malen si occuperà dell’attacco, la difesa potrà finalmente respirare. Stasera all’Olimpico servirà la miglior Roma possibile: occhi attenti, letture perfette e piedi precisi. Perché il cuore della stagione, spesso, passa dai dettagli. E uno di questi è la solidità difensiva, forse la vera chiave per staccare il pass per i quarti di finale.
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