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Roma, crescita nel segno di Mou. Ecco cosa manca per diventare Special

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Tanti i pregi della squadra di Mourinho, che nonostante tutto non riesce ancora a fare quel salto di qualità che ci si aspetta

Redazione

A volte è bella e spettacolare. Poi diventa cinica, un po’ brutta ma spietata. E altre volte verrebbe solo da prenderla a schiaffi (vedi la notte di Bodo). La Roma di Mourinho sta ancora compilando il curriculum che la porterà a essere una grande nonostante le problematiche di una rosa che - come dice il tecnico - può contare su 14 giocatori al massimo. Il pareggio contro il Napoli di Spalletti è stata la cosa più vicina al pragmatismo che tutti si aspettavano da Mou e che ha invertito la rotta flop con le grandi (anche se mancano i tre punti). Il clean sheet di Rui Patricio in un big match è un qualcosa di più unico che raro anche grazie all’intesa della coppia dei difensori centrale. Cristante sembra aver marchiato quella posizione in campo che prima faticava a trovare e Abraham resta un catalizzatore offensivo non indifferente. Però, ci sono dei però. Che impediscono alla Roma di essere ancora Special ma che possono cambiare in breve tempo.

Manca qualcosa per diventare Special

Abraham è esaltante da veder giocare: si danna per tutto il campo, rincorre ogni pallone, crea occasioni da gol. Però non segna. E un attaccante deve fare principalmente quello. L'ex Chelsea ha stregato tutti: compagni, allenatore, tifosi ma il suo tabellino marcature resta fermo a quattro tra campionato e coppa. I sei legni presi dimostrano che in area arriva in maniera continua, ma anzichè centrare lo specchio continua a disegnare il contorno. E per un attaccante che non si sblocca, c'è un centrocampista che non trova continuità. Nicolò Zaniolo è un punto interrogativo: se gioca spacca le difese, ma se si ferma la Roma gira a fatica. Ieri sera sembrava il giocatore conosciuto prima dei due infortuni, senza però riuscire alla fine a portare a termine le sue iniziative. Strappi e dribbling, parte fondamentale del curriculum del ventidue giallorosso, restano sterili.

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Non commentabile per ora il campionato di Mkhitaryan. L'armeno si credeva dovesse andar via con Mou, che aveva già avuto al Manchester, dove non era mai riuscito a trovargli una posizione adatta in campo. Sembra però che adesso piaccia al portoghese (o forse non avendo alternative valide deve piacergli per forza), ma l'ex Arsenal non somiglia lontanamente a quello conosciuto negli ultimi campionati. Lo scorso anno dopo nove giornate l'armeno era già a cinque gol e quattro assist, e ha poi chiuso in doppia cifra in entrambe le voci (13 gol e 11 assist). Invece ora è ancora fermo a due gol e due assist. I trentadue che si fanno sentire? Probabilmente si. Serve anche il suo contributo per trasformare questa squadra in 'special'.

Così come serve sempre avere un Pellegrini a tutto tondo e con il motore a pieni giri. Mourinho ha gli occhi a cuoricino per il capitano della Roma, ma troppo spesso il numero sette ancora non riesce a fare quel salto di personalità nelle partite contro le grandi. Tende a sparire un po' dal campo, nascondendosi dietro le linee e giocando palloni che sanno tanto di 'compitino'. Ma da uno con la sua visione di gioco ci si aspetta decisamente di più.

Cristante e Veretout, il centrocampo che gira

Sugli scudi in questo inizio di stagione ci vanno i due centrocampisti intoccabili di Mou. Cristante è tornato ad essere quello dell'Atalanta, con meno inserimenti (complice la posizione in campo) ma con una quantità in fase difensiva che ha dell'incredibile. I suoi recuperi palla sono la chiave del gioco dello Special One: dai suoi piedi nascono la palle delle ripartenze, come ad esempio l'imbucata per Abraham contro il Napoli. Accanto a lui, Jordan Veretout sta dimostrando che la Roma ha un bisogno incredibile dei suoi polmoni. Non a caso, la crisi romanista dello scorso anno iniziò quando il centrocampista dovette fermarsi per infortunio. Tranne un'ombra nella partita contro la Juventus, il francese è sempre stato un cardine per i movimenti dei suoi compagni. Ha una capacità di posizionarsi nella zona giusta al momento giusto che ha dell'incredibile, tanto che quando gira lui, allora tutta la squadra riesce ad essere più fluida.

La Roma ha più pregi che difetti, eppure non riesce a fare quel salto di qualità che potrebbe. La bella prestazione con il Napoli ha messo in evidenza le caratteristiche tipo di una squadra di Mourinho: difesa bassa e ripartenza rapida. Le prove generali per diventare Special sono quasi finite, nelle prossime partite si aspetta di vedere la 'prima'.

Simone Biondi