Petrachi: “Volevo tenere Dzeko, non ho rimpianti. Baldini rimasto al suo posto” – AUDIO – FOTO – VIDEO

Petrachi: “Volevo tenere Dzeko, non ho rimpianti. Baldini rimasto al suo posto” – AUDIO – FOTO – VIDEO

Le parole del ds giallorosso in conferenza stampa: “I prestiti sono state operazioni furbe, vedremo se in futuro avremo la forza per trattenere questi giocatori. Ho creato una squadra tosta e unita”

di Redazione, @forzaroma

Messa in archivio la prima sessione di mercato da romanista, Gianluca Petrachi è già al lavoro per gennaio. Il fiore all’occhiello della sua estate è senza dubbio Henrikh Mkhitaryan, presentato oggi in conferenza stampa. Il direttore sportivo è intervenuto per parlare di mercato e rispondere alle domande dei giornalisti.

Gli acquisti in prestito rappresentano una difficoltà per la continuità tecnica del suo progetto?
A volte ci si deve adattare alle esigenze. Per Smalling e Mkhitaryan era difficile impostare un certo tipo di discorso o ragionamento a 48 ore dalla fine del mercato. L’idea è quella di fare investimenti importanti sui calciatori giovani. Nelle esperienze passate sono stati investiti soldi importanti per giocatori che magari conveniva prendere in prestito per valutarne le caratteristiche. Nella situazione in cui ci siamo trovati nel finale di questo mercato, con la necessità di prendere determinati tipi di giocatori, o si facevano investimenti sui giovani oppure si cercava di fare delle scelte come fatto per Mkhitaryan. Un mese fa mi è stato detto di poter acquistare Mkhitaryan, ma parliamo di un top player e i top player hanno costi e ingaggi importantissimi e noi dobbiamo stare attenti al bilancio, è doveroso farlo. Questo non lo sa nessuno, ma il ragazzo è stato bravo perché per venire alla Roma ha rinunciato a dei soldi. Questa è l’intelligenza di un giocatore che si vuole riproporre in un certo modo e vuole rinvestire su se stesso. L’idea di avere noi un bilancio e un budget d’ingaggi di un certo tipo, ci deve consentire di prendere determinati tipi di calciatori. Si sono create delle opportunità con Smalling e Mkhitaryan per fare operazioni furbe, come dico io. Il tempo dirà se avremo forza e capacità per trattenere un giocatore del genere, fare investimenti importante e aumentare il tasso qualitativo di cui la Roma necessita. A volte è anche la necessità del momento per seguire la strategia.

Cosa non ha funzionato nelle trattative per Higuain e Icardi? Quando avete deciso che la soluzione migliore sarebbe stata rinnovare il contratto a Dzeko?
Non è che ha funzionato nulla. Ho sempre detto che Dzeko era il centravanti della Roma e mi sarebbe piaciuto tanto poterlo tenere. A volte si fanno strategie per arrivare ad altri obiettivi. La mia strategia non l’ho raccontata a nessuno, ma io ho sempre sperato di tenere Dzeko, perché secondo me quello che è successo prima, nell’anno difficile che ha passato la Roma, hanno pesato nel suo umore e gli ho fatto capire che il vento stava cambiando, che le situazioni si stavano modificando e che stava nascendo una Roma diversa, dove lui doveva essere un punto di riferimento. Le lusinghe dell’Inter e altre squadra hanno messo in testa al giocatore delle cose che ho cercato di smontare giorno dopo giorno. Ho cercato di fargli capire che forse lui non era così importante all’Inter come lo era per noi alla Roma. Il prezzo che ho posto all’Inter quando li ho incontrati a maggio non è mai arrivato, evidentemente Dzeko non era così importante per loro. A lui ho detto che da noi sarebbe stato il punto di riferimento, è un giocatore importantissimo e sono felicissimo che lui abbia capito. Ringrazio anche il suo agente Silvano Martina che è stato fondamentale nella trattativa e ci ha aiutato facendo riflettere il ragazzo. Alla fine poi le alternative sono rimaste tali, ma la prima scelta era sempre Edin.

De Sanctis ha detto che gli infortuni non devono essere un alibi. Voi cosa state facendo per porre fine a questo problema? Che idea si è fatto?
Sicuramente sono valutazioni oggettive che sto facendo. Lo scorso anno nel mio Torino ho avuto pochissimi infortuni muscolari, ne conto veramente pochi. Quando sei in un nuovo ambiente devi capire le metodologie. Nelle grandi squadre tanti hanno un personal trainer e devono bilanciare un certo tipo di lavoro. Questo va valutato e sto cercando di capire quali giocatori utilizzano il personal trainer al di là del lavoro con la Roma, che tipo di lavoro specifico effettuano in palestra e questo diventa fondamentale. Molto spesso c’entra anche un po’ la casualità. Capisco che qua c’è la scottatura degli oltre 50 problemi muscolari della passata stagione ed è evidente che l’attenzione sia altissima. Spinazzola ha una storia che parla per sé, di tanto in tanto ha avuto qualche problema muscolare. La storia di Pastore si conosce, anche lui ha avuto qualche problema. Mi ha stupito un pò Zappacosta che si è fatto male nel riscaldamento pre-gara e non presentava problematiche. Under è un “fibra bianca”, uno molto esplosivo e deve anche sapersi gestire in alcuni tipi di situazione. Mi h raccontato che si è stirato con un colpo di tacco abbastanza forte e improvviso e sono situazioni che possono capitare. Vi garantisco che la mia attenzione è rivolta soprattutto a queste problematiche. Cercheremo di annientare gli alibi, stiamo ristrutturando il manto erboso del campo principale perché i ragazzi si erano lamentati della durezza dei campi di allenamento. Ho chiesto subito alla società di fare un intervento importante, lo stiamo facendo sul campo principale e successivamente andremo sugli altri campi. E’ anche questo dei terreni è un alibi che voglio togliere. Faremo un rizollamento di tutti i campi per togliere qualsiasi tipo di alibi. Spero che da oggi in poi le cose migliorino.

Pensa di aver raggiunto tutti gli obiettivi sul mercato? E’ la sua Roma? Senza Champions c’è il rischio di effetti collaterali?
Ci ho messo l’anima in questo mercato, ho messo tutto quello che avevo dentro di me, con una logica calcistica. Quando si arriva in un nuovo ambiente si trovano cose che funzionano e altre meno. Ho provato a fare una piccola rivoluzione che era necessaria. Ho parlato di senso di appartenenza, di giocatori che avevano voglia di confrontarsi e venire a Roma con ambizione di poter fare qualcosa d’importante. A tutti ho chiesto pazienza, quando si parla di anno zero non si può non pensare che ci voglia un po’ di tempo. Nel calcio di tempo ce ne sta sempre poco, ci dobbiamo basare sul risultato della domenica. Sono convinto di aver creato, insieme a tutta la società, qualcosa su cui far rinascere l’entusiasmo e l’orgoglio romanista. Sono convinto di aver creato un gruppo importante. Chi non era felice di stare qua è andato via, il mercato in uscita fatto è importantissimo. Abbiamo rinnovato i nostri fiori all’occhiello, giovani forti come Under e Zaniolo di cui si diceva che avremmo dovuto venderli. Noi li abbiamo trattenuti e abbiamo rinnovato loro i contratti a cifre giuste, congrue, perché a volte qua si è tentato di esagerare nella valutazione economica. Sto cercando di far quadrare e bilanciare tutte le cose. Sto provando a creare un’amalgama, inserendo giocatori di spessore su basi importanti che la squadra aveva. L’allenatore sta provando a portare disperatamente la sua mentalità e cultura di lavoro, ma ci vuole tempo. Io sono molto soddisfatto. Non vorrei più parlare di mercato. Vorrei parlare di Sassuolo ora, un avversario difficile da affrontare. A Mkhitaryan avevo chiesto di fare la presentazione lunedì scorso appena l’ho preso, perché vorrei lasciare da parte gli ultimi mesi per concentrarci sul campionato. Ci manca qualche punto, nella partita col Genoa potevamo portare via i tre punti e quando nell’immediatezza non arrivano i risultati c’è sempre un po’ di sconforto, ma sono molto fiducioso e ottimista. Vedo come si allenano in ragazzi, l’impegno che ci mettono e vedo il senso di appartenenza. Vedo l’orgoglio di ritrovarsi a pranzo o cena tutti insieme. Il gruppo ha voglia di stare insieme, quando sono arrivato c’era disgregazione e ora c’è tanta unità d’intenti. Quando fai le cose in maniera saggia i risultati devono arrivare. Non so garantire oggi se la Roma sia una squadra da Champions perché non sono un veggente, ma penso di aver creato una squadra tosta che partita dopo partita mostrerà il proprio valore.

La Roma ha il terzo monte ingaggi. Come si lavora per abbassarlo?
Non ho visto accuratamente l’indagine fatta da La Gazzetta dello Sport. Ho visto il nostro monte ingaggi e c’è qualche incongruenza, non so se effettivamente siamo terzi nella lista, gli ingaggi veri non vengono riportati in tutta la loro naturalezze e quindi su questo dato ci andrei cauto. Non perché voglia smentire la Gazzetta dello Sport, che è uno dei giornali più rinomati in Italia, ma ci sta qualche errore, soprattutto su qualche giocatore che conosco di qualche altra squadra e che ha un ingaggio diverso. Al di là di questo discorso marginale, il fatturato di una squadra di calcio relativo al proprio monte ingaggi ha sempre determinato la vittoria del campionato o un posto di prestigio come la Champions League. Il monte ingaggi della Roma è molto in sù, ecco perché parlavo di monte ingaggi equi. Il fuoriclasse, come si suol dire, deve anche saper portare la croce. Se dai tanti soldi a un giocatore deve essere nella condizione di portare quella qualità e quell’aiuto che serve alla squadra. La Roma su questo deve migliorare e migliorerà nel corso del tempo, cercheremo di equilibrare le cose. Ora il livello è un pò sfalsato, io proverò a ricalibrare il tutto tenendo altissimo il tasso qualitativo.

Sfruttare gli esuberi dei club di Premier era una strategia? 
E’ stata un’opportunità, il fatto che li il mercato inglese chiudesse prima è stato un vantaggio per gli altri. Mi era stato proposto Mkhitaryan un mese fa e si poteva acquistare a cifre importanti con un ingaggio da top player, ma non ero nelle condizioni per poterlo fare in quel momento. Ho aspettato di poter fare altre valutazioni. Si era parlato della possibilità di prendere un ragazzo brasiliano (Vital, ndc) che è un prospetto importante, ma doveva essere preso alle nostre condizioni e non a quelle del suo club, che ha sparato una cifra importante. A quel punto ho risentito Mino Raiola, perché ci eravamo detti che ci saremmo risentiti più avanti per sapere se ci sarebbero state le prospettive. Quindi l’ho risentito e gli ho detto che se ci fosse stata la possibilità di prendere Mkhitaryan in prestito sarei stato felicissimo. Mi ha risposto “è difficilissimo, ma proverò a fare questa forzatura” sempre nel bene del suo calciatore. Lui voleva giocare con più continuità, così ho detto a Raiola che secondo me è più adatto alla Serie A che alla Premier, perché è prevalentemente tecnico e in Inghilterra giocando con un certo tipo di modulo poteva fare più fatica. L’idea di poter puntare su di lui è anche in relazione alla possibilità di potergli far esprimere le sue qualità tecnico tattiche, soprattutto in virtù dell’allenatore che abbiamo che dà spazio ai giocatori offensivi. C’è stata strategia in questo, l’attesa per Smalling e per Mkhitaryan è stata una cosa voluta.

Rimpianto per qualche giocatore?
Non ho rimpianti, ho fatto tutto quello che avevo in testa. Non sono state fatte altre due uscite per scelta dei calciatori, ma ho dato possibilità a due ragazzi di partire per giocare con continuità ma non hanno accettato il prestito e sono rimasti. Con due unità in meno forse saremmo ancora più coesi, ma con le tante partite che abbiamo, tra Coppa Italia e Europa League, forse questi due che sono rimasti avranno la possibilità di contraddirmi e spero facciano bene. Rimpianti in entrata non ne ho assolutamente. Questa è una cosa che viene poco menzionata, ma tutto ciò che ho fatto è sempre stato sincronizzato con la società. Guido Fienga rappresenta in Italia la persona che esecutivamente decide. Tutto ovviamente è stato fatto con l’approvazione del presidente Pallotta che mi ha sempre messo nelle condizioni di far arrivare chi volevo. Ringrazio la Roma che mi ha messo nelle possibilità di prendere chi, nella mia testa, ritenevo giusto.

A che punto è il lavoro di Fonseca?
Proprio ieri ho avuto un confronto con il mister e abbiamo parlato di questo. Deve portare avanti il proprio credo, la sua mentalità innovativa. Destrutturare la mentalità italiana del chiudersi dietro e ripartire in contropiede ti fa scontrare con idee diverse. Lui deve insistere su quello che sta portando avanti da un mese senza perplessità e dubbi, quando arriveranno i risultati, e sono convinto che arriveranno, i giocatori saranno i primi a convincersi che quell’idea di aggredire sempre gli avversari è il modo giusto. Forse ci sta mancando un po’ di equilibrio, ma si trova durante gli allenamenti e le partite correggendo gli errori. Questo tipo di mentalità puo’ portare quel coraggio di cui ha sempre parlato l’allenatore per cercare di fare quel calcio che puo’ portare risultati importanti. Ora qualche risultato dovrà venirci dietro e servirà anche un briciolo di fortuna, ma nel momento in cui partiremo, confido nella forza di questa squadra che può fare il suo calcio in maniera coraggiosa.

E’ stato difficile gestire gli esuberi?
E’ stato uno dei grandi problemi, perché alla fine non si può avere una squadra di 50 giocatori. A ogni singola entrata dovevo pensare alla singola uscita. L’equilibrio va trovato altrimenti salti in aria. Non è stato semplice. Alcuni calciatori, forti della ricchezza del proprio contratto, fanno resistenza. Soprattutto a Roma, che è una città meravigliosa con una tifoseria così calda e accogliente, uno prima di lasciarla ci pensa mille volte. Quando gli si dice al giocatore che non fa più parte del progetto tecnico dopo che ha trovato tutte le condizioni che ci sono a Roma, si fa fatica a spostarlo. Dire le cose in faccia ed essere coerenti aiuta a essere chiari. Io sono sempre stato chiaro e coerente e ho detto loro che sarebbe stato più giusto andare a giocare, anziché fare le comparse e non avere senso. All’80% ci sono riuscito, è rimasto qualche residuo che ci sta in una rosa così ampia. Sono contento di come sia andata.

La Roma ha tenuto testa a Inter a Juventus sul fronte Dzeko e Rugani…
Sono orgoglioso di aver tenuto fede alle promesse fatte il primo giorno, quando ho detto che la Roma non sarebbe stata succursale di nessuno. Questa forza d’urto è stata compresa da tutti. Marotta, Paratici… tutti hanno capito che a Roma non possono venire a dettare legge, prendere i giocatori come vogliono e a fare i “prepotenti”. Abbiamo dato un segnale importante, tutti sono consapevoli che, qualora ci fosse da parlare di un calciatore, ci sono tempi e modi. Finché ci sarò spero che questa cosa si mantenga e si rispetti.

Baldini ha avuto un ruolo nel mercato?
Baldini non ha mai intralciato il mio lavoro, è stato al suo posto. Quando sono venuto alla Roma gli avevo chiesto di avere rispetto dei ruoli. Un mese fa tramite Baldini ho saputo che Mkhitaryan aveva qualche problema all’Arsenale e poteva partire. I soldi che chiedevano loro io in quel momento non li potevo spendere anche se era una cosa che a condizioni diverse mi interessava. Lui mi ha dato la notizia e questa è la forma di collaborazione di cui parlavo al mio primo insediamento. Prima gli ho detto che non lo potevo fare, ma poi ho sentito Raiola, ho lavorato sotto traccia sapendo di poter arrivare a un giocatore di questo tipo con astuzia e furbizia. Quando lavori con un certo tipo di agenti è importante anche la forza di non far uscire le notizie. L’acquisto di Mkhitaryan è uscito fuori la sera di domenica, Raiola voleva che non si sapesse fino al mattino e aveva organizzato un volo privato per farlo arrivare subito visto che non ci stava neanche tempo. Non avuto problemi con Baldini, è rimasto al suo posto tenendo le giuste distanze imbastite all’inizio e sono contento di come sia stato bilanciato il lavoro. Ben venga il rapporto diretto di confidenza tra Baldini e Pallotta. L’operazione Smalling non la conosceva neanche, non perché non volessi dirglielo, ma perché è stata un’operazione last minute e non ho avuto il tempo di potergliela raccontare. Sono contento di come il lavoro i squadra abbia funzionato.

Con Schick qualcosa si era già rotto prima del ritiro o il ragazzo ha avuto modo di conquistarsi il posto nella rosa?
Nel calcio a volte le cose funzionano, altre volte meno. Schick non si discute tecnicamente perché ha enormi potenzialità, ma le aspettative con cui è arrivato hanno creato sogni nella testa dei tifosi e ci sta. Un giocatore così, pagato 40 milioni di euro, quasi soffiato alla Juve perché aveva scelto la Roma, ha creato aspettative. I sogni dei tifosi poi li ha un po’ infranti e anche se avesse fatto cose strabilianti, sarebbe rimasto marchiato. Aveva necessità di fare un’esperienza diversa, di confrontarsi con un altro campionato sperando che la maturità e la capacità tecnica possa venir fuori. Molto dipenderà dalla sua voglia di metterci sangue e passione che gli possono permettere di fare quello step in più. Mi auguro che si ritrovi, perché questo non era l’ambiente giusto per farlo e che metta in mostra le sue qualità come ha fatto spesso in nazionale. Vedremo a fine campionato cosa riuscirà a fare. Rimane un patrimonio della Roma perché lo abbiamo dato in prestito con diritto di riscatto. L’operazione è stata un po’ variata negli ultimi giorni, abbiamo avuto qualche problemino con il Lipsia, ma sono convinto che Schick possa fare bene e penso che senza la responsabilità che la Roma involontariamente gli ha appiccicato addosso si possa ritrovare. E’ il mio auspicio per il professionista e il calciatore.

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