news as roma

Petrachi: “A Roma ho sbagliato poco. Per vincere serve una società forte”

Petrachi: “A Roma ho sbagliato poco. Per vincere serve una società forte”

Le parole dell'ex ds: "Io sono un tifoso della Roma, lo so diventato e ci sono ancora con tutti e due i piedi dentro, difficilmente perdo una partita della squadra giallorossa. La parentesi è stata breve ma anche intensa"

Redazione

L'ex direttore sportivo della Roma Giorgio Petrachi ha preso parte a una diretta di CM.IT TV per raccontare la sua esperienza giallorossa. Il dirigente si è anche espresso su Fonseca facendo un bilancio delle sue operazioni. Queste le sue parole:

Sull'avventura alla Roma. Io sono un tifoso della Roma, lo so diventato e ci sono ancora con tutti e due i piedi dentro, difficilmente perdo una partita della squadra giallorossa. Anche se la parentesi è stata breve, per quanto mi riguarda è stata intensa e ho cercato di dare il meglio di me stesso. Oggi vedere tanti ragazzi presi in quella sessione di mercato in cui c'erano veramente le macerie, sono state fatte delle operazioni importanti come Spinazzola, Veretout, Ibanez, Mancini, Smalling e Mkhitaryan. E' naturale che ci sia un pezzo di me. Per di più la tifoseria mi ha sempre colpito e non è una sviolinata. Di nascosto sono venuto, non all'Olimpico, mi sono camuffato, ma sono andato a vederla la Roma in trasferta

Le motivazioni dell'addio. Sicuramente la mia impulsività nel far capire al mio ex presidente ha un po' pesato, se fossi stato un attimino più tranquillo e pacato sicuramente non ci sarebbe stato niente di tutto questo, forse avremmo avuto un confronto diverso. Ho fatto dieci anni pieni a Torino con un ambiente non facile, sono passato in una squadra nuova. E' normale che, a un certo punto, quando non vedi il supporto da parte della società ciò ha fatto che sì che si arrivasse a un messaggio un po' più piccante del dovuto. Non rinnego però nulla, in quel momento andava fatto un atto di forza perché il calcio deve essere sostenibile, il ragionamento era proprio quello di portare dei giocatori giovani con delle qualità. Il percorso è stato fatto in un anno e pazienza, va bene così.

Sulle sue trattative. L'unico giocatore che non ha reso è stato Pau Lopez, pagato 18 milioni ribadisco e non 30. Io però ho spostato e venduto più di 15 giocatori, ho spesso attorno agli ottanta milioni prendendo 13 giocatori. Ci sta anche che qualcosa uno possa sbagliare. Mi ricordo che ho fatto l'operazione di Kalinic in prestito secco, ma ho pagato soltanto un ingaggio di due milioni. Altre operazioni esose non ricordo di averle sbagliate. Anche l'operazione Diawara è contestualizzata anche alla partenza di Manolas, anche perché poi il calciomercato va visto a 360 gradi. Veretout a 16 milioni credo sia stato fatto bene. Io credo che siano state fatte delle operazioni in linea con i presupposti con cui mi aveva scelto la Roma. Mi dispiace che adesso ad esempi Villar stia trovando poco spazio, ma in qualsiasi posto dovesse andare dimostrerà il suo valore. Sono state tante operazioni. Sicuramente se avessi avuto qualche risorsa in più sarebbe stato meglio, io credo però che si sia fatto il massimo. Tiago Pinto? Andare a giudicare un collega non è mai corretto e delicato.

 Getty Images

Riguardo Fonseca e la vicenda Dzeko. Secondo me rimane un buon allenatore. Avrebbe avuto bisogno di essere aiutato un po'. Consideriamo che il portoghese comunque a mio avviso andava sostenuto, però comunque la Roma giocava bene, poi magari qualche imbarcata la si è presa, non credo che la Roma di quegli anni fosse distante da questa. Era un allenatore che doveva fare il suo rodaggio. Io sostengo che la figura del direttore sportivo sia di campo, l'allenatore ha bisogno di qualche consiglio. Serve qualcuno che ne contrasti la visione, che lo faccia ragionare. Io penso che la figura del direttore sportivo sia molto importante sotto questo punto di vista. Il bosniaco era molto sensibile, ci teneva veramente tanto. A volte lui si lasciava quasi andare a qualche piccolo consiglio, forse detto in maniera sbagliata, ma a fin di bene. L'allenatore ovviamente deve essere quello che decide, c'è stata qualche piccola situazione, ripeto piccola perché sono due persone intelligenti. Tutti e due volevano che le cose andassero per il bene della Roma, ci sono delle sottigliezze che esistono, Dzeko è uno che si fa sentire e non te la manda a dire.

 Getty Images

Su Veretout e Spinazzola. Fu chiamato dal Milan, però alla fine l'idea della Roma, si è sentito importante, l'ho fatto parlare col mister. Non solo lui, tanti ragazzi hanno seguito il nostro percorso nonostante i molti corteggiamenti. Devo dire che poi Lorenzo Pellegrini era il capitano anche senza fascia all'epoca, ha esercitato il suo essere romano e romanista con molti ragazzi. Avere un romano e romanista dentro sicuramente ti aiuta moltissimo. Resta il fatto che il francese è un purosangue, devi lasciarlo un po' a briglia sciolta. Se lo lasci andare ha i tempi, si inserisce, credo che magari un pochino stia patendo qualcosa a livello tattico, ma questa è una mia considerazione. Più corre, più si trascina dietro gli avversari e se li porta a passeggio.  Sicuramente l'infortunio ha penalizzato moltissimo la Roma. E' un giocatore che tutta Europa ci ha invidiato. Poi sulle scelte del sostituto preferisco non esprimermi. Forse avrei continuato sulla strada di puntare sui giovani, un '99, '00, '01, un'operazione alla Reynolds magari con un elemento più pronto. A me Calafiori in quel ruolo non dispiace, secondo me può essere una valida alternativa

 

Sull'ambiente giallorosso. Bisogna che ci siano più componenti per vincere. E' arrivato Conte all'Inter e tutti un po' hanno fatto quadrato. In un ambiente come Roma ci vogliono allenatore e direttore sportivo di spessore, una società che li sostenga e l'ambiente che stia vicino alla squadra. Io credo che ci voglia proprio una grande rosa a Roma per vincere, è la squadra che ci vuole più che il singolo soggetto