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Perrotta: “Mi sentivo un custode della maglia della Roma. Come Totti all’estero neanche il Papa”

Getty Images

L'ex centrocampista giallorosso: "Mi sentivo parte di qualcosa che andava al di là della mia persona"

Redazione

Simone Perrotta torna a parlare della Roma. L'ex centrocampista giallorosso e della Nazionale si è raccontato in un'intervista per il canale Youtube del club capitolino, dove è tornato sui trascorsi a Trigoria e le tante emozioni: "Ho smesso da 7 anni, ho un lontano ricordo del calcio giocato anche se è bello rivedere le partite e le esperienze. Sono un collaboratore dell'AIC, ho fatto parte del Consiglio Federale, mi mancava quella competenza extra-campo, capire come si muove la politica sportiva. Ho una scuola calcio che è una figata pazzesca, confrontarti con le altre generazioni è bellissimo, potergli lasciare qualcosa mi fa vivere bene. Ogni tanto gli racconto qualche aneddoto, vivono le stesse ansia ed emozioni che avevamo noi prima delle partite. Mi sento il pesso della responsabilità".

Chi butti dalla torre, Alisson o Neuer?

Sono due grandissimi portieri, ma Alisson ha vestito la nostra maglia quindi tengo lui.

Tra Lippi e Spalletti?

Molto difficile scegliere. Mi hanno dato tanto, esperienze molto belle, Spalletti mi ha dato la possibilità di vicere anche l'altra esperienza. Quindi butto Lippi, ma solo perché senza la Roma di Spalletti e il cambio modulo non avrei vissuto i momenti con Lippi.

Tra Totti e De Rossi?

O li butto tutti e due o li tengo entrambi. Ho lo stesso rapporto con entrambi, rappresentano la Roma da sempre e in ogni luogo. Francesco forse la rappresenta di più, quando vado all'estero e dico di vivere a Roma mi rispondono 'Francesco Totti', neanche il Papa. Per me sono due bravissime persone, hanno un'umiltà disarmante. Francesco mi ha aiutato di più, mi ha fatto capire subito cosa volesse dire giocare con quella maglia. Non l'ho mai sentita di mia proprietà, ma io ero un custode. Sapevo che la maglia 20 l'avrei lasciata prima o poi, ma mi sentivo parte di qualcosa che andava al di là della mia persona, un senso di appartenenza. Poi ho conosciuto anche Daniele, sottolineo anche il loro spessore umano. Li tengo tutti e due.

La Coppa Italia 2007/08

Non abbiamo vinto tantissime cose, ma potevamo vincere di più. Per il calcio espresso in quegli anni meritavamo qualcosa in più, l'unica sfortuna - anche se alla sfortuna non credo più di tanto - è aver trovato davanti a noi l'Inter che era una corazzata incredibile. Avergli tenuto testa in quegli anni è una magra consolazione, ma è una soddisfazione. Aver vinto due Coppe Italia e una Supercoppa, almeno abbiamo regalato dei sorrisi ai nostri tifosi, gli unici che abbiamo regalato negli ultimi 15 anni.

Gioie e dolori di quel campionato

Il calcio a volte dà e a volte toglie, sarebbe stato meglio se ci avesse levato nel corso del tempo e non tutto insieme. Ci abbiamo messo anche nel nostro, quando rincorri per tutto l'anno, vinci il derby in quel modo, li superi a cinque giornate dalla fine, sembrava cosa fatta. Invece il calcio non ti regala nulla, abbiamo perso con la Samp, il calcio è bello anche per questo. Mi sarebbe piaciuto viverla diversamente, ma va bene così.

Il Mondiale del 2006

Senza la Roma, quell'esperienza, sicuramente non avrei vissuto il Mondiale, che mi ha cambiato in meglio perché ha aumentato la responsabilità verso gli altri. È qualcosa che aumenta con il tempo, la soddisfazione di regalare a un paese intero una gioia così. Rappresentare l'Italia all'estero per uno che è nato in Inghilterra è molto forte. A 14 anni ho scelto la cittadinanza italiana a quella inglese, non ho avuto nessun dubbio, mi sento italiano al 100%. È un'esperienza incredibile, aver vissuto 55 giorni in un hotel piccolo, gestito da italiani, tra noi, ci davano tutti per spacciati anche per quello che stavamo vivendo prima con i casini che erano successi. Dicevano che la squadra andava ritirata, ma quello non ha fatto che rafforzarci. Sono rientrato nell'ultima amichevole, non me l'aspettavo, ma è sempre merito delle prestazioni con la Roma. Mi ricordo che il mister ci guardava sempre negli allenamenti, vivere questa esperienza con dei compagni di squadra è bello perché lo trasporti anche nel club.

Quanti gol hai fatto senza scivolare?

Me lo dicono tutti, li ho anche rivisti ed effettivamente tanti sono in scivolata, prendevo la coordinazione. Però il fine giustifica i mezzi, magari quando non sono scivolato li ho sbagliati. Ci allenavamo anche su questo, Panucci me le metteva e io arrivavo in scivolata.