Perotti: “Gli infortuni mi hanno sfinito. I campi di Serie A sono uguali alla terza serie argentina”

Perotti: “Gli infortuni mi hanno sfinito. I campi di Serie A sono uguali alla terza serie argentina”

Le parole dell’argentino: “In Liga anche le squadre piccole hanno terreni perfetti, qui sono un disastro. La Juventus è forte, ma non è invincibile”

di Valerio Salviani, @vale_salviani

Non è più la Roma di Diego Perotti, ma l’argentino si sente ancora un pezzo importante della rosa di Fonseca. L’esterno, finito indietro nelle gerarchie a causa dei tanti infortuni, è tornato a parlare di presente e di futuro in un’intervista rilasciata a Espn Redes. Le sue parole:

Qual è il tuo rapporto con gli infortuni?
Ho un rapporto molto brutto con gli infortuni. So che sono parte del nostro lavoro e che arriveranno inevitabilmente, però in qualche giocatore sono più frequenti rispetto ad altri. Ho compagni che credo non sappiano cosa sia una lesione muscolare. C’è chi soffre con le ginocchia o le caviglie. Per me è più un discorso muscolare. Non sono lesioni gravi, in un mese circa si recupera. Ma quando te ne arriva una dietro l’altra, ti stanca. Con gli anni che passano diventano sempre più fastidiosi. Non ti viene neanche più voglia di fare la riabilitazione, di andare a fare trattamenti in una clinica, di andare in palestra, di vedere i tuoi compagni andare a giocare sapendo che mancano magari quindici giorni per tornare ad allenarti. Sto molto attento, sicuramente c’è qualcosa che posso migliorare, ma il mio stile di vita non giustifica tutti gli infortuni. Però va bene, mi è toccato questo. Negli anni che mi restano sperare che mi capiti il meno possibile, prevenire al massimo e godermi ogni partita.

Hai segnato due gol decisivi per la qualificazione in Champions con il Siviglia e con la Roma. Come li hai vissuti? Hai pensato alla coincidenza di queste due reti?
Sì ci ho pensato e ne ho parlato con gli amici e la famiglia. Un’altra coincidenza è che Monchi era presente in entrambe le occasioni. Il primo al Siviglia fu il mio primo gol con Liga. Ho segnato di testa, uno dei pochi in carriera. Quello segnato in occasione dell’addio di Totti è indimenticabile per tutto quello che ha significato. La partita con il Siviglia era sicuramente importante. In quella con la Roma c’era il Napoli che stava vincendo e se non avessimo segnato non saremmo arrivati in Champions. E poi c’era l’addio di Francesco, che già era triste e perdendo anche la Champions sarebbe stato peggiore. E’ stato un gol che mi sono goduto.

Il calcio italiano è più complicato degli altri?
Il calcio italiano è molto complicato perché è molto tattico. Poi i campi sono un disastro. Vai a giocare col Milan e con l’Inter e sembra il campo del Deportivo Moròn (terza serie argentina, ndc). Non so se si tratta di una questione climatica o altro. In Spagna andavo a giocare con l’Almeria che era ultima e il campo era perfetto. I difensori poi sono molto bravi, tengono sempre la marcatura alta. L’altra volta ho guardato Siviglia-Betis, c’era un sacco di spazio per girarsi, per controllare e attaccare. Sono diversi. La Juventus va molto bene perché ha uno stile simile all’Atletico Madrid, ma non è invincibile.

Sulla sua breve avventura al Boca Juniors.
Oggi non chiudo le porte al Boca perché sono un tifoso. Sfortunatamente, i mesi trascorsi, che erano quattro o cinque, sono andati male. Ho sbagliato ad andare, non avrei dovuto farlo. Ero a Siviglia, non mi sentivo bene fisicamente. La verità però era che mi mancava l’Argentina, avevo la mia famiglia lì. Era il Boca, che giocava con Juan Román Riquelme, che era il mio idolo.

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