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Pellegrini: “Un onore giocare nella Roma. La fascia è una grande responsabilità”

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Le parole del capitano giallorosso: "Cerco di far capire agli altri che questa non è una maglia qualunque"
Redazione

Lorenzo Pellegrini ha rilasciato alcune dichiarazioni ai canali social della Roma rispondendo ad alcune domande per conto di Betsson.sport. Queste le sue parole:

Che sapore ha vestire la maglia della squadra della tua città? Quella della squadra per cui tifavi da bambino? "Una grande responsabilità perché nascendo e crescendo a Roma la senti un po' tua. Senti tuo anche lo stadio, le persone che sono dentro e che lottano insieme a te. Lo abbiamo detto tante volte. E' una grande sfida perché chiunque viene a giocare per la Roma deve capire cosa significa. E' un grande piacere, il sogno di ogni bambino romano. Comporta tante cose importanti che bisogna trasmettere agli altri per cercare di fargli capire che questa non è una maglia qualunque".

Capitano della Roma dopo Totti e De Rossi, come descriveresti l'emozione di portare la fascia? "Anche questa è una grande responsabilità soprattutto dopo Francesco e Daniele che hanno fatto la storia della Roma. La fascia non va portata solo la domenica ma tutti i giorni. Giocare nella Roma deve essere un onore per tutti figuriamoci per un ragazzino cresciuto a cinecittà".

Gol o assist? Cosa ti dà più soddisfazione? "Inizialmente ero più per l'assist perché ti dà un brivido e ti godi più l'azione mentre quando fai gol devi rivederti bene l'azione per capire com'è andata alla fine. Con l'assist ti godi la tua giocata e il gol del compagno. Ad oggi però preferisco il gol".

Come mai la 7? Numero fortunato o casualità? "Il 7 è sempre stato il mio numero fortunato. E' un numero che mi piace da morire e a cui sono molto legato. Me lo porto da bambino ma non per un idolo ma per il piacere di vederlo. Quando sono venuto qui a Roma c'erano disponibili anche altri numeri ma alla fine ho scelto il 7 perché era libero, era il mio numero fortunato e quello che indossava Bruno Conti che mi ha accompagnato in tutto il mio percorso".

Il portiere più difficile a cui segnare? "Facile rispondere. Il primo anno che sono tornato c'era Alisson. Dico lui perché era incredibile".

Il compagno più casinista? "In questo momento Mancini. E' come un fratello per me ma devo ammettere che fa un bel po' di casino. DI sempre invece devo dire Florenzi che aveva questa energia, a volte troppe, ed era difficile stargli dietro".

La canzone che rappresenta meglio Roma e la romanità? "Sono molto legato ad Antonello Venditti perché quando ero a Modena noi romani quando vai via lo soffri, allora quado ero lì mi sentivo le sue canzoni con le quali ero cresciuto e mi facevano sentire a casa. Non te ne dico una in particolare ma ti dico una persona. Ero a Modena ma con Antonello in macchia mi sembrava di essere a Roma".

La tua playlist pre gara? "Non mi fa impazzire sentire la musica prima della partita. Preferisco parlare con i compagni. E' tanto importante per me cercare di capire il loro stato d'animo. Ascoltando la musica non ci riesci. Non sono uno da cuffie ma da musica di sottofondo a cui piace parlare prima della partita".

Il luogo di Roma che ami di più? "Ce ne sono tanti, ho tanti ricordi in mente come il posto dove mi sono sposato con mia moglie. Penso che uno si sente a casa dove è nato quindi direi Cinecittà. Non ci passo spesso ma è il posto del mio cuore perché è dove sono nato e cresciuto".

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