Lorenzo e Kevin, il giovane in rampa di lancio e il campione che deve ancora del tutto ritrovarsi. I numeri sono (quasi) tutti dalla parte dell’ex Sassuolo, e ora la maglia da titolare non è più così scontata per l’olandese
Verona e Qarabag non potevano bastare, serviva una prestazione da big. E la prestazione è arrivata. Sotto le luci di San Siro, in una partita difficile da sbloccare. Contro il Milan, Lorenzo ha carpito il “diem”, l’attimo giusto. E da semplice ragazzo di bottega, è diventato “l’ultimo legionario”. Lui, De Rossi e Florenzi, i tre romani del post Totti. Entrato a freddo per il ko di Strootman, ha avuto un impatto decisivo: assist per Florenzi, maggior respiro per Nainggolan e un pressing costante su Biglia e Kessie. Sì, proprio Kessie che in estate doveva arrivare al suo posto. Fermiamo il nastro un attimo, però. Esattamente al momento in cui l’olandese esce dal campo e l’ex Sassuolo entra. Ecco. La Roma ha un romano doc in più, ma un olandese in meno. Che possa diventare una costante? Vedremo. Per ora, Pellegrini continua a lavorare sottotraccia e ad imparare dai suoi compagni più esperti. Ma domenica ha alzato la voce. E in molti l’hanno sentito. Pellegrini conquista la Roma e insidia Strootman. DiFra, ora chi scegli?
ENFANT PRODIGE VS VETERANO - Ci sono tanti fattori da prendere in considerazione. Il primo, il più banale, è l’età. I 21 anni di Pellegrini contro i 27 di Strootman. Da un lato, la voglia di lottare per i colori che ha tatuati sul cuore. Dall’altro la consapevolezza di chi sa già di averle conquistate, la città e la squadra. All’età si legano due aspetti: il margine di miglioramento e l’esperienza. La partita finisce 1-1. Lorenzo sta dimostrando una crescita costante partita dopo partita. Ha iniziato dal caos dettato dalla troppa voglia di fare, ma adesso sta capendo che con un po’ di ordine va tutto molto meglio. Strootman, invece, sembra essere arrivato all’apice della sua carriera e le prestazioni sono più o meno continue. Di certo, la grinta e la personalità non gli manca. Chi sta fermo per due anni e poi riesce a competere da titolare in una squadra da 87 punti in serie A non deve aggiungere nient’altro al suo biglietto da visita. E forse è per questo suo essere gladiatore in mezzo al campo che Di Francesco sembra ancora preferirlo a Pellegrini. L’ex Sassuolo, invece, ha dalla sua il conoscere praticamente a memoria gli schemi del tecnico abruzzese e quella voglia di spaccare il mondo che a 27 anni è difficile avere. Ed a premiarlo sono anche i numeri.
DOMINIO IN ATTACCO – E se in difesa Pellegrini si aggiudica il set, in fase offensiva chiude definitivamente il match. Il pupillo di Di Francesco è molto più pericoloso nei pressi dell’area di quanto non lo sia Strootman. A parte i due assist già messi a segno (a Manolas col Qarabag e a Dzeko col Milan), Pellegrini è devastante quando si tratta di trovare la linea giusta di passaggio. Il confronto tra i due è impari. Lorenzo di media smarca i compagni 2 volte a partita, Kevin ce ne mette tre per arrivare allo stesso numero. Col Verona sono addirittura 5 i passaggi chiave effettuati dal classe 1996. Pellegrini, poi, tira più del doppio delle volte verso la porta avversaria (media di 1 a gara contro lo 0,4 di Strootman) e perde meno contrasti nelle zone calde della metà campo avversaria (0,3 vs 1). Dove il numero 6 esce ancora vittorioso è nel numero di palle perse (1,8 vs 1,2) e nei dribbling.
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