Pallotta: “Spero nello stadio in tre anni. Paghiamo i cambiamenti di governo, è frustrante” – VIDEO

Pallotta: “Spero nello stadio in tre anni. Paghiamo i cambiamenti di governo, è frustrante” – VIDEO

Le parole del presidente risalenti al 27 febbraio: “Di Benedetto non era in grado di guidare un club. Credo che Unicredit si sia pentita di aver ceduto la società in quel modo”.

di Redazione, @forzaroma

James Pallotta dixit. Il presidente della Roma torna a parlare in una lunga intervista all’emittente Real Vision. Tra gli argomenti, anche la questione stadio. Le parole del numero uno giallorosso risalgono però al 27 febbraio, cioè prima dell’arresto di Marcello De Vito e quindi antecedenti il nuovo caos che ha mischiato le carte in tavola.

“Nel business dello sport, cerchi e speri di ottenere pò più di stabilità, il che è qualcosa che speravo per Roma, e mi sento come se ci stessimo finalmente riuscendo. Ma è stato molto, molto più difficile nel calcio europeo di quanto non sia stato negli sport statunitensi”.

Sei Presidente della Roma dal 2012. Adesso l’obiettivo  l’apertura dello stadio…
Lo spero. In tre anni o giù di lì. Inizieremo a costruire alla fine dell’anno, poi ci vorranno circa 28 mesi prima dell’apertura. La cosa interessante con la Roma è che sono entrato come uno dei tre investitori passivi. Ho pensato che sarebbe potuto essere divertente e che avremmo potuto aiutare a costruire un marchio globale.

Sul calcio.
La verità è che pensavo che il calcio fosse il peggiore nella storia degli sport. Prima non mi piaceva e non lo capivo. Poi, abbastanza velocemente, è diventato il mio sport preferito, o comunque al pari del basket. Ora, quando guardo una partita a casa, accendo 5 televisori insieme in stanze diverse e cammino. Se sono a Roma durante una partita non riesco a sedermi. Sto in piedi con Tonino (Tempestilli ndr), un uomo che lavora nel club, e guardiamo il match. Il mio posto fortunato è il 13 e cerco sempre di tenerlo vuoto.

Su Di Benedetto.
Io e gli altri soci abbiamo capito che non aveva né i mezzi, né le capacità per guidare una squadra di calcio europea. Così, quasi in automatico, un anno o nove mesi dopo, sono finito per diventare presidente e proprietario, mettendoci un sacco di soldi.

C’è la volontà di fare lo stadio, hai cambiato il logo, quali sono le altre tue iniziative per far crescere il marchio?
Quando abbiamo acquistato il club, la società era in grave difficoltà finanziaria. I precedenti proprietari, anche se potevano aver fatto un buon lavoro negli anni sul campo, avevano preso alcuni prestiti e avevano una grande quantità di debiti – principalmente con le banche – con l’Unicredit che credo fosse sostanzialmente il proprietario del club.  Quindi abbiamo avuto molto da fare per cambiare la situazione, praticamente ho passato i primi due anni quasi solamente a combattere con le banche – anche se avevamo un accordo e sapevamo cosa avrebbero dovuto fare. Ricordate cosa succedeva in Europa in quel periodo, la crisi finanziaria con le banche ha colpito tre-quattro anni dopo di quanto accadde negli Stati Uniti. Quindi era molto difficile avere a che fare con le banche, sia per quanto riguarda il credito che il capitale. E anche se avevamo un contratto che diceva cosa avrebbero dovuto fare, non lo stavano facendo affetto. Per ogni cosa una lotta. Alla fine, dopo pochi anni, ci siamo liberati di tutti i debiti. Abbiamo comprato il debito da loro con uno sconto e abbiamo ottenuto anche il capitale, anche qui con uno sconto importante. Credo che si siano pentiti in qualche modo di averlo ceduto in quel modo.

Dal tuo punto di vista la Roma va nella direzione giusta, ma in Italia sembra ci siano sempre tanti problemi. Cosa vedi adesso guardando il futuro?
Da italiano cerco di capire, capisco. L’Italia sta avendo problemi come questo da centinaia e migliaia di anni. Devi ricordare che l’Italia ha solo circa 160 anni. Voglio dire, gli Stati Uniti come paese sono 100 anni più vecchi. Avevano tutti questi feudi o paesi all’interno della nazione. E questi avevano una propria organizzazione. A volte è difficile far quadrare ciò che succede al nord con ciò che succede al sud o nelle isole. Penso siano stati fatti diversi errori politici nel corso degli anni. Credo che alcune delle cose che stanno succedendo oggi negli USA, sono successe 20 anni fa lì. Hanno una storia di cambiamenti continui. Gli italiani sono persone creative e se il governo può avere dei problemi, gli italiani sono tra i più ricchi in Europa. Ci sono davvero tanti soldi in Italia. Nonostante ciò, 3/4 delle transazioni avviene ancora in contanti. Questo me lo hanno detto da Mastercard.

Sono centinaia di migliaia di anni che si cerca di capire come aggirare le tasse. E lo capisco. Basti guardare come il governo ha gestito le cose in certe aree. È un esempio perfetto di ciò che ci è accaduto con lo stadio. Sono almeno tre anni che avrebbe dovuto esserci… alcuni problemi probabilmente sono stati auto-inflitti dallo costruttore che possedeva i terreni (Parnasi ndr), ma altri dal governo. A volte è solo più facile non prendere una decisione, e a volte hai un cambiamento da un governo a un altro ed è come se dovessi ricominciare tutto da capo.

La cosa frustrante è che stiamo pagando per questo. Non è come negli Stati Uniti, dove in molti casi ti danno centinaia di milioni di dollari di crediti d’imposta o agevolazioni fiscali o persino denaro per l’infrastruttura. Nel nostro caso, non otteniamo denaro per le infrastrutture, non otteniamo soldi per lo stadio. Quindi sarà un’opera finanziata privatamente che sarà utilizzata da tutta l’Italia meridionale. Costruiremo uno stadio da 54.000 posti, 270.000 metri quadrati di spazio per l’intrattenimento. Quindi speriamo che tutto sia a posto entro la fine di maggio e che non cambi nulla, così da ottenere le risorse finanziarie necessarie e mettere la prima pietra entro fine dell’anno.

Per non parlare dell’affitto che paga per lo stadio Olimpico…
Questo non è un problema tanto grande. Il discorso con lo stadio attuale è che non lo possiedi. Non hai concessioni. Cerchiamo di fare il miglior lavoro possibile. Abbiamo una grande area VIP. Facciamo un sacco di cose buone con lo stadio insieme al CONI. Ma ci sono ancora tanti limiti. Ad esempio: non ci sono taxi che vanno allo stadio. Per arrivarci è una camminata di 10 isolati. Non ci sono mezzi pubblici per raggiungerlo. Non c’è un vero parcheggio. Quindi è davvero difficile farci arrivare le persone.

Lei ha detto che le cose non devono cambiare. È un grande se. Una grossa dichiarazione. Come sembrano le cose? Quali sono le “red flags” (punti sui quali focalizzarsi ndr) a livello globale, a livello nazionale ora nei mercati che le interessano di più come investitore o semplicemente osservatore esterno?
Voglio dire, non è diverso da quello che penso… e sono sicuro che molte persone, che Druckenmiller e Paul, e tutti gli altri che sono stati investitori per molto tempo pensano la stessa cosa. Speriamo che i politici non mandino tutto all’aria. Sono sempre le questioni politiche che rovinano le economie. Cioè, mi preoccupo del livello di debiti come ho fatto per tutta la vita. Ma la cosa che mi preoccupa di più sono le decisioni politiche, sia in Italia che nel mondo in generale.

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