Osvaldo: ora l’Italia ha il suo bomber

di Redazione, @forzaroma

(goal.com) Tre goal in cinque partite con la maglia Azzurra, Cesare Prandelli sembra aver trovato in Pablo Daniel Osvaldo l’attaccante giusto per la sua Nazionale. L’italo-argentino sta diventando uno dei grandi trascinatori dell’Italia.

Convocato per la prima volta nell’ottobre del 2011, Osvaldo solo ora sta scalando posizioni su posizioni nelle gerarchie del ct di Orzinuovi. In poco più di un mese ha prima trovato la doppietta che ha permesso agli Azzurri di uscire indenni dalla difficile trasferta di Sofia in casa della Bulgaria, poi la rete di testa che ha regalato la tranquillità in Armenia.

Nei sette punti messi sin qui in cascina dagli Azzurri nelle prime tre partite del Gruppo B di qualificazione a Brasile 2014, c’è insomma molto di suo, a dispetto del periodo tutt’altro che eccellente che sta vivendo alla Roma. Proprio il fatto che Prandelli continui a convocarlo e a regalargli maglie dal 1’, nonostante Zeman non lo veda al momento come un titolarissimo nel suo club, lascia capire come forse abbia individuato in lui quella tipologia di giocatore che, secondo molti, ci era mancato ad Euro 2012.

All’epoca furono in molti a storcere il naso per l’assenza di una vera prima punta nella lista dei giocatori convocati per la spedizione in Polonia ed Ucraina, oggi quel vuoto sembra esser stato colmato e, in attesa che scoppino definitivamente i vari Immobile o Destro, o che Pazzini torni a segnare con costanza, nessuno sembra avere le caratteristiche per insidiare l’italo-argentino.

Osvaldo è uno di quelli capaci di fare reparto da solo, di risolvere le partite con una prodezza in qualunque momento, un trascinatore, un attaccante che non si limita a fare da boa o ad aspettare il pallone giusto, lui gli spazi se li crea con forza, tenacia ed anche fantasia, tutte caratteristiche che una punta moderna dovrebbe avere.

Conosce a meraviglia il calcio italiano e le sue tensioni per esser approdato all’Atalanta nel 2006, poi la bella esperienza a Lecce (con Zeman), l’approdo nel grande calcio alla Fiorentina ed un periodo di appannamento a Bologna. Nonostante la lunga esperienza in Italia, è però in Spagna, all’Espanyol, che Osvaldo è definitivamente esploso meritandosi la chiamata della Roma.

Una maturazione arrivata tardi, rispetto a molti colleghi, frenata forse da quel caratterino che l’ha messo spesso nei guai. Alcuni suoi atteggiamenti in campo, le liti con i compagni nello spogliatoio (quelle con Lamela su tutte), le dichiarazioni non sempre pacate e quella voglia di sentirsi sempre e comunque protagonista, l’hanno reso un ribelle non sempre facile da gestire.

Collezionista di cartellini rossi e squalifiche, troppi per un attaccante, Osvaldo conosce Prandelli fin dai tempi di Firenze e, durante l’esperienza in viola, i due non si presero molto, i loro caratteri parvero troppo differenti per poter permettere una serena convivenza.

Oggi il ct sembra averlo adottato e gli ha affidato le chiavi dell’attacco. Ha finalmente trovato l’ariete che da due anni cercava, quel tassello mancate di un puzzle che stava per regalare all’Italia un trionfo europeo. Molte delle speranze Azzurre di battere non solo la Danimarca ma di vincere il girone sono affidate a lui, d’altronde, è unico o quasi nel panorama calcistico italiano e pazienza se a volte fa dimenticare le sue prodezze a causa di qualche atteggiamento non proprio irreprensibile.

E’ il primo oriundo dai tempi di Altafini ad esser riuscito a segnare una doppietta in Azzurro, qualcosa vorrà pure dire… forse siamo in presenza di un vero top player, uno di quelli che serviva alla Nazionale come il pane.

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