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Getty Images
Un mese può sembrare poco nel calendario di una stagione, ma nel calcio è un tempo sufficiente per cambiare prospettive, gerarchie, umori. Era passato da poco gennaio quando Ndicka faceva ritorno dalla Coppa d’Africa; qualche giorno più tardi sarebbe rientrato anche El Aynaoui. In loro assenza, la Roma aveva dovuto attraversare cinque partite di campionato senza due pedine diventate centrali negli equilibri giallorossi. E quell’assenza, almeno di uno dei due, si era sentita. A trenta giorni esatti dal rientro, le storie dei due sembrano raccontare facce opposte della stessa medaglia. Da una parte c’è l’ivoriano, che aveva accusato il classico 'mal d’Africa' al ritorno - una condizione fisica e mentale ancora in transito - emerso nella sconfitta di Coppa Italia contro il Torino. Un passaggio a vuoto breve, quasi fisiologico. Poi, la ripresa: Ndicka si è ripreso il centro della difesa con naturalezza, guidandola con quella miscela di eleganza e durezza che è diventata il suo marchio di fabbrica. Ha rimesso ordine, ha alzato la voce quando serviva, ha restituito certezze a un reparto che senza di lui aveva perso un riferimento silenzioso ma imprescindibile. Dall’altra parte c’è il marocchino. Durante la Coppa d’Africa, attorno a El Aynaoui si era acceso un coro di elogi: personalità, dinamismo, futuro e l'ombra di un interesse di squadre come Real Madrid e Barcellona. Parole pesanti, aspettative inevitabili. Ma il ritorno a Trigoria non ha avuto lo stesso ritmo. Le promesse si sono scontrate con la concorrenza e con una condizione che non ha mai davvero acceso la scintilla. Oggi, nelle gerarchie, si ritrova alle spalle persino di Pisilli.
C’è un vantaggio che non si misura in chilometri percorsi, ma in radici profonde: l’esperienza. Ndicka conosce Roma, conosce le pressioni, conosce il peso della maglia. Per questo, al rientro dalla Coppa d’Africa, non ha avuto bisogno di tempo per riprendersi lo scettro della difesa. Con lui al centro, la squadra di Gasp ha ritrovato quell’equilibrio smarrito: i due gol incassati con la Juventus, quello col Genoa e con l’Atalanta erano stati campanelli d’allarme che avevano mostrato quanto fragile fosse diventata la retroguardia. Tre partite consecutive subendo così tanto era successo solo in un'altra occasione in stagione. Con Ndicka, tutto è tornato come prima: due gol concessi in quattro gare, ordine ristabilito, gerarchie chiare. Lucido, sicuro, intoccabile, è il leader silenzioso che guida la difesa con autorità e intelligenza, senza bisogno di parole. Tutte caratteristiche che in El Aynaoui sono ancora in fase di costruzione. Caricato di aspettative enormi - alcuni in patria lo avevano già paragonato a Matthaus- il marocchino è rientrato più tardi, strappando la convocazione contro il Milan senza, però, scendere in campo. Le occasioni per dimostrare il suo valore sono arrivate contro Panathinaikos e Udinese: prestazioni ancora incerte, che hanno ricordato i primi mesi difficili a Roma. Contro il Cagliari è scivolato addirittura in panchina, superato nelle gerarchie da Pisilli. L’assenza di Koné avrebbe potuto offrirgli l’opportunità perfetta per prendersi la fiducia di Gasperini e dei tifosi, ma c'è il sentore che manchi ancora qualcosa.
Per Ndicka, la risposta sembra già scritta. Continuare a fare ciò che fa da tre anni a questa parte: difendere con sicurezza, guidare la retroguardia, essere un punto fermo per compagni e allenatore. Mai un infortunio, rarità in una Roma spesso segnata da problemi fisici; mai una parola fuori posto, sempre disponibile. Gasperini non ha dubbi: l'ivoriano è un leader naturale, intoccabile in campo. Fino a giugno, vista anche la situazione legata al FFP, potrebbe essere una delle pedine sacrificabili, ma fino a quel momento la Roma potrà ancora goderselo. Diverso il percorso di El Aynaoui, che rappresenta il futuro sul quale Massara ha deciso di scommettere. Giovane, ancora in costruzione, ha bisogno di tempo, pazienza e fiducia. A luglio compirà 25 anni, e il talento lo ha già mostrato, soprattutto con il Marocco in Coppa d’Africa. Le belle parole del ct marocchino, gli elogi degli addetti ai lavori e l’interesse paventato di club come Real Madrid e Barcellona non sono casuali: il materiale c’è, serve solo crescere nel contesto giusto. Ora il compito è chiaro: le prossime partite, tra Serie A ed Europa League, saranno il banco di prova. El Aynaoui dovrà dimostrare di poter trasformare il talento in continuità, di meritare minuti e fiducia, e di farsi finalmente notare anche a Roma come lo hanno fatto altrove. Gasperini ha già dimostrato di saper valorizzare ogni tipo di giocatore, dai difensori agli esterni fino agli attaccanti - Ghilardi e Pisilli ne sono la prova - e ora toccherà al marocchino farsi strada, conquistare il campo e mostrare quel Matthaus che tutti intravedono ma che finora, nella Capitale, resta ancora da scoprire.
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