Nainggolan: “Via dalla Roma per cose fatte a mia insaputa. Ma tornerei” – VIDEO

Il centrocampista parla anche del caso in cui avesse un figlio maschio che volesse giocare alla Juve o alla Lazio: “Non sarebbe un problema, sarebbero scelte che spetterebbero a lui”

di Redazione, @forzaroma

Radja Nainggolan si racconta a 360° nella diretta Instagram con l’influencer Damiano Coccia, detto “Er Faina”. Il centrocampista di proprietà dell’Inter, ma ora in prestito al Cagliari, torna a parlare dei suoi anni nella Roma. Queste le sue parole:

Come nasce la trattativa con la Roma?
Andare via da Cagliari era difficile. Cellino è un grande intenditore di calcio. E’ uno che ci tiene e non mi lasciava andar via facilmente e ha fatto un altro investimento su di me. Poi sono arrivate delle offerte e ho dovuto fare delle scelte. Con la Roma avevo un accordo già dal giugno prima, ma poi saltò. A gennaio, invece, arrivo nella Capitale, era un ambiente scelto per migliorarmi ancora. Come progetto è stato giusto.

Ti ambienti subito?
Vedevo Totti e De Rossi e pensavo che non fosse normale stare con fenomeni del genere, ma sono i primi che ti accolgono e ti prendendo per braccio. Mai vere le cose dette sul fatto che creassi problemi negli spogliatoi. Ho il mio carattere, sono diretto e quando c’erano problemi dicevo sempre la mia.

Con chi hai legato subito a Roma?
Con Pjanic e Benatia che parlavano francese. Anche Gervinho. Poi in poco tempo parlavo con tutti.

Un aneddoto vissuto a Roma
Ce ne sono tanti, ma quello che accade nello spogliatoio resta la. Ogni tanto arrivato stanco e mi addormentavo sul lettino (ride, ndr).

Hai mai messo in discussione un tuo allenatore?
Non ho mai messo in discussione nessuna scelta. Penso sia normale sbagliare. Quando non giocavo non mi piaceva perché mi sentivo un giocatore importante, ma in una grande squadra ci sono tanti calciatori forti. Non è mi è mai pesato comunque andare in panchina. Se giocassi o meno alla fine ero lì a spingere la Roma.

La partita più bella a livello personale?
Mi ricordo un derby che abbiamo vinto 2-0 e giocavo in mezzo al campo con Venqueur, ma senza i vari De Rossi e Pjanic per infortunio. Era la mia prima da capitano e sarebbe stata più difficile.

Sulla Juventus
Io non odio nessuno. Non sono mai andato alla Juve perché non sentirei mio uno Scudetto con cinque partite l’anno. Da lì nasce la mia dichiarazione che vincere dieci volte a Torino è come vincere una volta a Roma. Io ho sempre ragionato così.

Se ti chiamasse la Juve ora?
Direi no, ma io non ce l’ho con la Juve. Pjanic è lì e ci sentiamo tutti i giorni.

Se avessi un figlio maschio e arrivasse un’offerta della Juve o della Lazio che faresti?
Non obbligherei mio figlio a giocare a calcio. Sarebbe un sogno perché ho sempre voluto un maschio. Per me se domani andasse a giocare alla Juve non sarebbe un problema, stessa cosa per la Lazio. Sono scelte che spetteranno a lui.

Sui derby
Ho fatto dieci derby e ne ho persi solo due. Quando dissi quella frase ero convinto di vincere. Io dico sempre la verità. Ogni tanto poi abbiamo pareggiato e perso la più brutta in Coppa Italia che abbiamo perso.

Il giocatore più forte incontrato della Lazio?
Soprattutto in questi ultimi anni ce ne sono stati. Milinkovic, anche Klose. Non ho mai sofferto un giocatore in particolare. Quest’anno Luis Alberto è un altro calciatore rispetto agli scorsi anni. Acerbi ha dato tanta solidità nonostante de Vrij abbia fatto bene. Come diceva Totti, ci sono 3-4 giocatori che fanno la differenza e un gruppo di calciatori che lavorano in funzione loro.

Come mai sei andato via dalla Roma? 
Sono andato via dalla Roma per rispettare me stesso. Uno ha fatto delle cose a mia insaputa e per come sono io non riuscirei neanche più a guardarlo in faccia.

Ma nello spogliatoio o in società?
Non parliamo di spogliatoio. Per come sono finite le cose sono stato più triste nell’andare via dalla Roma che dall’Inter.

Sulla ripresa
Io vorrei giocare, ma la salute viene prima di tutto. Se ci sono le condizioni è giusto finire il campionato. Poi anche a me non piace scendere in campo con lo stadio vuoto.

Sulla mancata convocazione al Mondiale?
Il Ct mi ha convocato all’Hilton vicino l’aeroporto di Fiumicino e mi disse che non sarei stato convocato. Disse che non avrebbe potuto darmi il ruolo che avevo nella Roma. Aggiunse che ero un titolare, ma che non  posso portarti perché metti zizzania.

Alla Roma torneresti?
Alla Roma sì. Se ci fossero i presupposti io tornerei perché ho vissuto anni bellissimi.

Cosa ti manca di più?
Le serate (ride, ndr). Scherzi a parte. Mi manca tutto. Rivedevo il Dzeko Day su Sky e rivedevo Roma-Barcellona ho pensato subito che ambiente e che gruppo straordinario ci fosse. Ho ancora i brividi di quella gara. Era talmente un mondo naturale per come stavo che mi manca. La mia porta è aperta.

Cosa è mancato a quella semifinale di Champions?
L’andata. Loro hanno fatto due gol su calcio piazzato e noi non li subivamo quasi mai da quella situazione. Forse anche un po’ di paura c’è stata. Al ritorno vinciamo 5-2 e dopo pochi minuti c’era un’espulsione per loro. Posso dire che è stata una grande Champions quella. Il mio errore? Perdo palla nella mia metà campo, magari se Manolas avesse commesso fallo invece di guardare alle statistiche sarebbe andata diversamente (ride, ndr).Ero comunque un po’ triste. Quando ho fatto due gol dopo stavo ancora con la testa al mio errore e non esultai. Eravamo in partita li abbiamo rullati proprio.

Cosa significa la Roma senza Totti e De Rossi?
Totti e De Rossi rimaranno nella storia della Roma per sempre. Io ci tornerei perché ci sono le partite importanti e l’ambiente.

Da allenatore andresti alla Lazio o alla Juve?
Non lo so.

Su Spalletti
Per me è il più forte che ho avuto. Io Allegri l’ho vissuto poco, solo 6 mesi. Per le mie caratteristiche Spalletti era il migliore. A volte come uomo è molto duro. Prima mi dicevano che era un po’ diverso. Penso che quando c’è da combattere o andare addosso ai giocatori lui ci va. Fa parte della sua personalità.

Il giocatore più forte con cui hai giocato?
Scontato Totti ma ho giocato con tantissimi giocatori forti. Quando Pjanic giocava mezzala e le sue qualità uscivano ancora di più fuori. Dzeko per me è la prima punta più forte con cui ho giocato. Più di Lukaku e Icardi perchè lui fa tutto. Fa assist, gol, tiene palla. è un giocatore tecnico per la sua altezza, veloce. Mi piace tanto. Icardi in area è il più forte di tutti. Lukaku ha la potenza fisica. Un Lautaro già somiglia di più a Dzeko. Tiene bene palla, è forte fisicamente però per tecnica è un giocatore fortissimo.

Il portiere più forte?
Szczesny è fortissimo anche, ma Alisson è il migliore di tutti. Quando ha iniziate a giocare ha fatto venti parate nello 0-0 con l’Atletico Madrid. In allenamento si vedeva che era forte.

Cosa hai provato quando Pjanic è andato alla Juventus?
Gli ho detto ‘per me puoi andare via, ma non alla Juve’. Rinforzava una squadra che già vinceva, quello mi ha fatto male ma il nostro rapporto no è cambiato. Se ci ritroviamo in campo ridiamo e scherziamo.

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