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Mourinho-Pinto, gli opposti non si attraggono

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L'intervista rilasciata oggi da Tiago Pinto allarga la forbice tra le richieste del tecnico e le possibilità del club. Il futuro è incerto

Francesco Balzani

Il mercatino della discordia. Natale non c’entra. C’entra la Roma, che è anche più importante. C’entrano differenza di vedute, di carriera, di prospettive tra due portoghesi che sembrano arrivare da universi diversi. Da una parte Josè Mourinho, un top che chiede il top. Da sempre, e questo i Friedkin non potevano non saperlo. A Roma si è accontentato di qualcosa in meno, ma di sicuro si aspettava qualcosa in più. Per quelli come lui il mercato è importante, fondamentale. Lo era con Moratti e Abramovic, figuriamoci ora. Dall’altra parte Tiago Pinto, un esordiente in un mondo di squali. Chiamato a far quadrare i sbilenchi conti maltrattati dalla gestione precedente e a scrollarsi di dosso l’aria del praticante. Per sua stessa ammissione “il mercato rappresenta il 20-30% del successo, conta di più il campo”.  In mezzo i Friedkin che hanno stretto un accordo sanguinoso con l’Uefa che obbliga la Roma a non poter spendere senza incassare per altri 4 anni.

A questo si aggiunge il debito da record e la difficoltà a trovare ricavi da top club. La prospettiva è chiara, e non combacia col pensiero del tutto e subito di allenatori come Mourinho. La squadra per Pinto è da Champions, ma la classifica per ora dice di no e a vedere le rose delle concorrenti c’è da dubitare parecchio. Le sue parole rilasciate oggi a la Gazzetta dello Sport responsabilizzano al massimo Mourinho in caso di mancato raggiungimento del quarto posto. E le sue di responsabilità? Gliele attribuisce Mourinho quando parla di “mercatino da 7 milioni”, quando rimpiange Mkhitaryan e Veretout, quando fa trasparire i dubbi su una sua permanenza. Uno scambio a distanza, tramite i media. La divergenza di vedute è ormai visibile a occhio nudo. Il futuro della Roma lo è molto meno. Mou è un rettore universitario, abituato non a formare ma a far rendere al massimo chi già è quantomeno diplomato. Ma se il futuro dice giovani e scommesse allora serve più un maestro elementare, in grado di insegnare i primi passi.