Montella: “La scelta di Luis Enrique? Un segnale di cambiamento”

di finconsadmin

Vincenzo Montella, intervenuto ai microfoni di 1927, trasmissione su Teleradiostereo parlando del passato recente sulla panchina della Roma e del futuro che lo attende in quel di Catania.

-Come ti ha accolto Catania?
Ho avuto poco tempo per raffrontarmi con l’ambiente e i tifosi, ma la società è seria e molto organizzata e il centro sportivo è fantastico. Speriamo che si possa lavorare al meglio dalla prossima stagione.

13 gare di campionato 7 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte sulla panchina della Roma: questi i tuoi risultati alla Roma, come li valuti?
é stato un percorso buono, con una media punti molto alta, vicina ai 70 punti, c’eravamo dentro al terzo- quarto posto come risultati, ma non ci siamo arrivati. Potevamo fare di più e sicuramente le partite con la Juve e con il Palermo perse in casa, ci hanno fortemente condizionato, soprattutto per qualche episodio che non ha girato dalla nostra.

Cosa si poteva fare di più?
Si può fare sempre di più e questa è la mia filosofia. E’ evidente che se avessimo vinto con Palermo e Juve avremmo raggiunto il nostro obiettivo. Avremmo dovuto fare meglio in queste gare sicuramente, ma ripeto certi episodi sono girati diversamente da come tutti noi auspicavamo.

– Questi tre mesi ti hanno permesso di fare un salto di qualità importante?
La Roma la devo ringraziare perchè mi ha dato una visibilità improtante, ho dimostrato qualcosa di importante e credo che per questo sono stato chiamato ad allenare il Catania : i dirigenti del Catania mi hanno reputato idoneo per allenare a questi livelli e sono molto contento.

– Sul termine “Montiola”?

Nel calcio e soprattutto a Roma si vivono tanti eccessi. Io anche da giocatore ho vissuto senza particolari eccessi, un giorno sei Montiola, il giorno dopo non sei nessuno. Ma al di là di questo credo che la verità sia nel mezzo e credo di valere come allenatore e credo di averlo dimostrato.
La nuova proprietà credo mi stimi perchè ritengo di aver dimostrato di lavorare bene, poi sono state fatte delle scelte diverse ma questo non dipende da me. Non mi rimprovero nulla e non porto rancore per la Roma, ci mancherebbe.

Su Doni, ridiresti quello che hai detto, nel post gara di Bologna?
la situazione del portiere era una di quelle particolari all’interno della Roma, ho scelto di esagerare con quell’esternazione per dare certezze in un ruolo fondamentale. Credo che serviva una scossa da questo punto di vista. Ma di certo prima di dirlo alla stampa avevo parlato sia con Julio Sergio che con Doni, credendo fortemente nelle qualità di quest’ultimo, avendo un grande rapporto anche personale con entrambi.

-Su Vucinic, cosa si è rotto del suo rapporto con la Roma?
In questi giorni non sto seguendo le vicende della Roma perchè sto seguendo un corso di formazione, qu?indi è difficile giudicare dall’esterno. Io l’ho sempre considerato anche quando non è stato al meglio della condizione. Sinceramente non ho carpito personalmente questo malessere.

Su Borriello, paradossalmente una gestione simile a quella di Capello con te?
Ho dovuto fare delle scelte. Lui partì titolare con il Bologna però poi per un allenatore è difficile togliere uno come Totti che ha ricominciato a giocare ai suoi livelli, segnando due goal a partita. Ho fatto delle scelte, guardando agli equilibri della squadra e del gruppo, ma ritengo Borriello un grande giocatore.

Comunque ritengo che ormai è arrivato il momento per la Roma di guardare avanti e non guardarsi più indietro.

A livello umano l’arrivo di Luis Enrique, che dati alla mano ha fatto più o meno come Montella, come l’hai presa questa scelta?
Io credo che il messaggio sia stato netto: vogliamo uno esterno alla Roma e al calcio italiano. Si è scelto un allenatore che non avesse condizionamenti interni dando un segnale importante all’ambiente e al calcio italiano in generale.
Ringrazio Totti e De Rossi per le loro esternazioni, che erano comunque spontanee. Ho sempre avuto dimostrazioni di fiducia da giocatori e dai dirigenti, che ogni giorno mi facevano capire che stavo crescendo e potevo essere pronto per allenare la Roma la prossima stagione.

La formazione l’ho sempre fatta io,pienamente, assumendomi le responsabilità e a volte anche le critiche. Con lo Shaktar non fu la squadra a dire a Totti di andare in panchina cosi come a Bologna. Poi dopo lo stesso è accaduto per Borriello e gli altri. Nessuno mi ha mai detto cosa fare e quali giocatori scegliere.

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