Monchi: “Il Barça dirà dove siamo. Il futuro di Alisson e Florenzi? Dipende da loro”

Il diesse giallorosso ha tracciato un bilancio di questi mesi e le linee guida per il futuro. “La Roma è cresciuta, il mio compito è portarla più vicina possibile al successo”

di Redazione, @forzaroma

A poche ore dal fischio d’inizio del match tra Barcellona e Roma, valido per il quarto d’andata di Champions League, il direttore sportivo Monchi ha rilasciato un’intervista all’emittente satellitare Sky Sport. Queste le sue parole:

Sulla sfida contro il Barcellona…
“Quella con il Barcellona è una bella sfida utile soprattutto per capire se siamo sulla strada giusta in questa crescita che vogliamo fare per il presente e per il futuro. E’ bello andare al Nou Camp e avere di fronte calciatori di un livello molto alto. Arrivare ai quarti di Champions e affrontare una squadra così è motivo di grossa soddisfazione. Per questo motivo mi dimentico delle mie esperienze precedenti, di essere spagnolo perché sono un professionista, sono il drettore sportivo della Roma e questa sfida significa molto, ma solo da un punto di vista professionale, conosciamo l’importanza di questa eliminatoria”.

Sul rapporto con Totti e Di Francesco…
“Francesco Totti è stato un supporto molto importante perché la squadra ha avuto momenti difficili durante la stagione. Abbiamo lavorato sempre insieme e avere avuto la conoscenza della Roma che ha lui per me è stato importante, avere l’opportunità di lavorare con Francesco e con Eusebio, perché entrambi conoscono bene questo ambiente, è stato un vantaggio incredibile. Eusebio è una persona preparata ed equilibrata e per il lavoro di un direttore sportivo questa cosa è importante. Mi trovo benissimo a lavorare con lui, innanzitutto perché parliamo la stessa lingua che è quella del lavoro perché lui è un grande lavoratore e questo per me è il primo valore che deve avere un professionista”.

Sul mercato…
Io sono un gran sostenitore della riduzione della finestra temporale del mercato perché credo che sia meglio per tutti che il mercato sia chiuso una volta che il campionato è iniziato ma soprattutto per l’adattamento che ci vuole per i giocatori nuovi, per questo sono felice di questa nuova disposizione. Alisson e Florenzi sono nella mia testa per la Roma del futuro ma dobbiamo capire anche cosa pensano loro, io ho sempre parlato con Alessandro, ama la Roma, vuole restare qui, poi dobbiamo trovare un accordo per andare avanti insieme”.

Sul suo carattere…
“Il livello di resilienza qui è molto elevato, ma credo che la cosa più importante sarà trovare la strada più vicina al successo e questa sarà la mia soddisfazione, portare la Roma sempre più vicina al successo. Da questo punto di vista sono un direttore un po’ matto… Ci sono pochi momenti di felicità e molti momenti di preoccupazione, provo sempre a trovare una soluzione ai problemi ma non lo faccio solo per la mia felicità, ma per la felicità dei tifosi, alla fine è il nostro lavoro arrivare al successo per trasferirlo ai tifosi”.

Sulla Roma…
“Oggi è importante la crescita della credibilità di una società. Oggi la Roma ha considerazione non solo nel calcio italiano ma anche nel calcio internazionale, il brand Roma ha avuto una crescita importante, la crescita deve essere non solo sportiva ma strutturale, deve esserci una crescita verticale (sportiva) ma anche orizzontale (a livello della società). Non sono solo i soldi, i ricavi ma si può fare un lavoro importante, che già stiamo facendo, per trovare prima di tutto i calciatori e credo che si possa fare anche se non è facile, se guardiamo le otto squadre nei quarti di Champions, possiamo dire che non sono le otto più ricche e questa è la miglior risposta che possiamo avere per noi stessi.”

Sulla Serie A e le differenze con la Liga…
“Sono due campionati molto simili, penso che la macanza delle seconde squadre in Italia è un deficit importante, fondamentalmente per il percorso dei ragazzi del settore giovanile perché manca l’ultimo step, però qui abbiamo il VAR in Spagna non c’è, e io sono difensore del VAR. Ci sono più similitudini che differenze. Quando guardiamo una partita e non c’è il VAR la avvertiamo come mancanza. E’ una cosa positiva. Con Pallotta abbiamo un rapporto diretto tutti i giorni ed è normale che sia così. Anche se è a Boston lui vuole sapere tutto, è come se fosse qui”.

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