Moggi: “Oggi sarebbe più giusto chiamare ‘derby d’Italia’ Juventus-Roma”

di finconsadmin

Dal suo profilo ufficiale di Facebook, l’ex dg generale della Juventus Luciano Moggi, analizza i fatti dell’ultimo turno di campionato soffermandosi prevalentemente, come giusto che sia, su Juve – Inter. Queste le sue parole pubblicate anche su Libero:

Potremmo parafrasare la famosa poesia di Alessandro Manzoni «Il Cinque Maggio» per dare le nostre impressioni su Juventus-Inter che Gianni Brera definì a suo tempo «derby d’Italia». E badate bene che non si tratta del 5 maggio 2002 quando l’Inter perse un campionato all’ultima giornata, arrivando addirittura terza da prima che era. Si vuole invece evidenziare come quella squadra si sia disciolta ed esistano adesso solo le spoglie di quella che era la Grande Beneamata. Potremmo cominciare proprio dall’inizio: «Ei fu» aggiungendo a nostra penna «ma non c’è più».cCome tutte le cose datate che perdono l’appeal, questa partita non si può più chiamare derby d’Italia. Brera intese definirla così perché a quel tempo Juve e Inter erano le migliori mentre adesso c’è solo “la” migliore, la Juventus. Dell’Inter invece si sono perdute le traccie appena finita l’onda lunga di Calciopoli: oggi è a 26 punti dalla Juve, nel suo alveare normale pre-2006. Più giusto sarebbe adesso chiamare derby d’Italia Juventus-Roma o Juventus-Napoli, quest’ultima magari dopo la sostituzione di Benitez con un altro allenatore (inutile appellarsi alle assenze di Higuain e Hamsik, gli undici azzurri in campo con l’Atalanta potevano vincere a mani basse invece sono entrati in campo molli come il loro tecnico).

 

Coinvolgere l’Inter in questo momento ci sembra inopportuno perché, dopo quello che abbiamo visto allo Juventus Stadium, potrebbe suonare infatti offensivo per le altre formazioni. È stato un monologo bianconero, tant’è che gli juventini si sono anche concessi un po’ di svago dopo il terzo gol regalando il 3-1 ai nerazzurri allo sbando. È stato acquistato nel mercato di riparazione Hernanes dalla Lazio. Noi però non sappiano cosa possa riparare un buon giocatore (non un campione) in una squadra anarchica, se i guai vengono soprattutto dalla difesa dove non possono coesistere due “lenti a contatto” come Rolando e Jesus. E in avanti Palacio non può far tutto.

 

Una squadra insomma da ridisegnare con una programmazione che però non è proprio il forte di questa società se pensate che la famosa trattativa GuarinVucinic era nata proprio perché l’Inter voleva un attaccante da affiancare a Palacio ed era disposta a sacrificare uno dei suoi migliori centrocampisti. Sapete tutti com’è finita, l’Inter non solo non è riuscita ad acquistare la punta ma addirittura ha comprato un altro mediano, più bravo davanti che in mezzo, e a Guarin – rimasto suo malgrado – rinnoverà pure il contratto alzandone l’ingaggio. Questa è l’Inter. 

E vogliamo parlare poi del suo allenatore? Mazzarri quando è arrivato ha fatto passare l’immagine del duro che avrebbe cambiato l’ambiente ridando, con il suo carisma, la voglia di vincere e una posizione di classifica degna. Strada facendo si deve essere però accorto che le sue dichiarazioni non avrebbero sortito l’effetto desiderato e allora giù a dare le colpe ai giocatori non adatti alla bisogna. A Milano sono già in molti a rimpiangere Stramaccioni

A Roma invece nessuno rimpiange Collina, l’arbitro che obbligò la Juve a giocarsi uno scudetto nel nubifragio di Perugia. Curiose le parole del portiere giallorosso De Sanctis: «Non mi gioco lo scudetto su un campo allagato». I bianconeri invece furono costretti a farlo e ne approfittò l’altra squadra di Roma. Chiusura su due squadre deluse ma in modo diverso. La Fiorentina si diverte e dà spettacolo, ma se non trova il gol finisce nei guai. E così è stato contro il Cagliari che l’ha surclassata e raddoppiata in tutte le parti del campo. Lo stesso ha fatto per larghi tratti il Torino col Milan. Ma alla squadra di Seedorf il punto coi granata fa sorridere: segno evidente del ridimensionamento rossonero. Intanto, vedendo il gol segnato da Immobile è obbligatoria una domanda: che cosa è cambiato rispetto al Milan di Allegri?”

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