Milik, da sigarette e furti al calcio che conta: la ‘Montagna di Forza’ è pronta a stupire Roma

Il centravanti polacco arriverà nella capitale per sostituire Dzeko: la carriera, le caratteristiche e la storia personale del nuovo acquisto giallorosso

di Saverio Grasselli, @save_grasselli

In ebraico il nome Arek si traduce con ‘Montagna di Forza’. E forse non esiste espressione migliore per descrivere un professionista come Arkadiusz Milik. Il polacco, dopo un’intensa trattativa con il Napoli, arriverà a Roma in prestito con obbligo di riscatto per una cifra intorno ai 25 milioni di euro. C’è voluto parecchio per togliergli dalla testa la Juventus e la possibilità di giocare con Cristiano Ronaldo, uno dei suoi più grandi idoli. Ma d’altronde, se non avesse avuto questa determinazione, difficilmente Milik sarebbe riuscito a venir fuori da un’infanzia difficile o dagli infortuni ai due crociati che lo hanno martoriato al Napoli.

CARRIERA – Ventotto febbraio 1994. In un piccolo sobborgo della Slesia (Polonia), a Tychy, nasce Arkadiusz Milik. Una periferia dormitorio, zona industriale, che non si fa problemi a schiaffare in faccia la dura realtà della vita neanche ad un semplice bambino. “A sei anni fumavo e rubavo nei negozi. Piccole cose, dolci o sigarette”. Tempi duri – scriverebbe Dickens – in cui il piccolo Milik è costretto ad affrontare persino la morte del padre. Ma la provvidenza ha deciso di puntare sull’innocenza di quel ragazzino: Slawek Mogilan, allenatore delle giovanili del Rozwój Katowice, riconosce il talento calcistico e lo cresce, come un ‘padre adottivo’. “Mogi mi ha preso da parte e mi ha detto che sarei diventato un calciatore vero. All’inizio non gli credevo, ma ho deciso di seguire i suoi consigli”. Poi il trasferimento a 17 anni al Górnik Zabrze, nonostante i provini al Reading e Tottenham, dove mister Adam Nawalka (che Arek ritroverà poi in Nazionale) lo trasforma in un attaccante di razza.

Dopo il flop in Germania tra Bayer Leverkusen e Augsburg, Milik esplode all’Ajax: 47 gol in 77 presenze. Nella stagione 2014/2015, con 8 reti, il centravanti polacco diventa capocannoniere della KNVB Beker, coppa nazionale olandese. I buoni numeri con l’Ajax lo promuovono in Nazionale. Poi il trasferimento al Napoli: “Sono qui perchè voglio scrivere la mia storia e quella di questo club”. Grandi ambizioni, ma tanta sfortuna: Arek alla sua prima stagione in Italia si rompe il crociato del ginocchio sinistro (in Polonia-Danimarca) e nell’annata successiva quello del ginocchio destro (in Spal-Napoli). Complice anche l’intuizione di Sarri nello spostare Dries Mertens falso nueve, Milik nei suoi primi due anni in azzurro raccoglie solo 14 gol. Avrà tempo per rifarsi, smaltiti gli infortuni, con 34 centri nelle ultime due stagioni, privilegiato anche da una maggiore considerazione da parte di Carlo Ancelotti. In totale, con il Napoli, il centravanti polacco mette insieme 48 gol e 4 assist in 122 presenze, arrivando a conquistare la Coppa Italia della scorsa stagione sotto la guida di Gattuso.

VITA PERSONALE – “Adoro la pizza e la cucina napoletana, con pasta e mozzarella, ma devo trattenermi per restare in piena forma”. La passione culinaria di Milik lo ha spinto ad aprire due anni fa il suo ristorante personale a Katowice, a 20 chilometri da Tychy, città che gli ha dato i natali. L’attività ha preso il nome di “Food&Ball” e viene descritto come un “luogo in cui il buon cibo incontra le emozioni del calcio”. L’attaccante è fidanzato da otto anni con Jessica Ziolek, modella e fashion blogger. La sua famiglia, invece, è composta semplicemente dalla madre e dal fratello Łukasz, otto anni più grande di lui.

CARATTERISTICHE – Nella Roma, il vuoto che lascerà Edin Dzeko in termini tecnici dovrà necessariamente essere colmato dal nuovo acquisto polacco. Milik può adattarsi tranquillamente al ruolo di punta nel 4-2-3-1 di Fonseca e svolgere al tempo stesso il lavoro di seconda punta (con cui spesso ha dialogato insieme a Lewandowski in Nazionale), se mai ce ne dovesse essere bisogno. All’interno dell’area di rigore spiccano le sue doti nel gioco aereo e, nonostante il metro e ottantasei di altezza e una struttura fisica importante, il polacco non pecca per quanto riguarda l’agilità. Con l’uscita di Kolarov, poi, la Roma trova anche un grande sostituto per i calci piazzati: Arek ha definito la punizione contro la Lazio (20 gennaio 2019 al San Paolo, 2-1 per il Napoli) come la sua migliore di sempre, rinominandola “La Polka di Milik”. Nota di merito quindi al suo sinistro, che abbina potenza e precisione. Dennis Bergkamp, suo maestro e mentore ai tempi dell’Ajax, non a caso ne aveva parlato in termini divini: “Quel piede è davvero unico, è come una bacchetta magica”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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