La Roma americana ad alta quota a gennaio compra sempre

Nelle ultime tre sessioni invernali i giallorossi hanno sempre preso dei titolari. Se supererà indenne il prossimo tour de force la storia potrebbe ripetersi

di Valerio Salviani

Salah via un mese? No problem, “abbiamo i sostituti in casa” afferma Spalletti. Eppure il passato suggerisce ben altri scenari. A gennaio la Roma difficilmente resta ferma da quando gli americani sono sbarcati a Trigoria. Soprattutto quando ci sta qualcosa in gioco i giallorossi comprano, come successo nelle ultime tre sessioni invernali. C’è da immaginarsi dunque, che se la Roma supererà indenne il prossimo tour de force che terminerà con la sosta di Natale, le parole del tecnico se le porterà via il vento.

INIZIO STENTATO – Come ben sappiamo, Pallotta e soci prima di avere qualche piccola soddisfazione sul campo hanno dovuto aspettare tre stagioni. Le prime due sono state caratterizzate da ampie e confusionarie rivoluzioni estive, che non hanno portato i frutti sperati. A gennaio del 2012, l’anno di Luis Enrique e del “trabajo y sudor”, i giallorossi veleggiavano in una classifica medio-alta. I 12 nuovi arrivi non avevano prodotto i risultati sperati (adesso nessuno di loro fa più parte della rosa) e nella finestra invernale arrivò il solo Marquinho, in prestito dalla Fluminense. Troppo poco per dare uno scossone. L’anno seguente la situazione, se possibile, è anche peggiorata. Ottimo mercato estivo, con gli arrivi di Destro, Castan e Marquinhos su tutti, ma risultati latitanti. Tanto che il primo febbraio Zeman venne esonerato. Quell’anno il mercato di gennaio si chiuse con Torosidis unico colpo, diventato comunque un titolare nel prosieguo di stagione.

CAMBIO DI ROTTA – Con l’arrivo di Garcia le cose a Trigoria sono decisamente cambiate. Giocatori già pronti e di carattere sono il nuovo target. I risultati non si sono fatti attendere: 10 vittorie nelle prime 10 giornate e Roma che dava la sensazione di poter dare fastidio alla Juve per tutto il resto della stagione. Nonostante, come quest’anno, la Roma non potesse contare sui fondi derivati dalla Champions League, a gennaio, grazie anche alla mediazione di Sabatini, i giallorossi piazzano il colpo: dal Cagliari arriva Nainggolan, prestito con diritto di riscatto per la metà del cartellino. Un sotterfugio che permette alla Roma di mantenere bassi i costi e di assicurarsi un centrocampista di livello altissimo. A fargli spazio, Michael Bradley, venduto al Toronto FC a poco più di 7 milioni, per quella che per molti fu un’operazione capolavoro dell’ex ds. Insieme al Ninja arrivano Bastos e Toloi, che concluderanno la loro avventura romana dopo solo sei mesi. La fortuna però non fu dalla parte dei giallorossi. Poco dopo arrivò infatti l’infortunio di Strootman che ridimensionò di molto il valore della rosa.

SCELTE SBAGLIATE – L’anno successivo, seppur in crisi di gioco evidente, i giallorossi arrivano a gennaio in seconda posizione a -1 dalla Juventus. La partenza di Gervinho per la coppa d’Africa (vi ricorda qualcosa?) e le difficoltà di Destro, spingono la Roma a muoversi in attacco. I nomi che si fanno sono di quelli importanti ma il tempo passa e la situazione non si sblocca. La scelta ricade su Luiz Adriano, ma la resistenza dello Shakhtar fa virare l’ex ds su Doumbia, con Destro che invece si accasa al Milan in prestito. L’ivoriano, anche lui in coppa insieme a Gervinho, costa alla Roma ben 15 milioni. I fischi all’esordio, contro il Parma, sono il preludio di sei mesi disastrosi. Insieme a lui arrivano Spolli (non pervenuto) e Ibarbo, che dopo mesi di evanescenza riesce ad essere decisivo nella partita più importante, il derby che decreta il secondo posto dei giallorossi sui cugini della Lazio. Più tardi Sabatini ammetterà le sue colpe: “Ho sbagliato i tempi”.

CONTRO I PRONOSTICI – L’ultima sessione invernale rimane senza dubbio la migliore. Nonostante la Roma fosse in difficoltà, come dimostra l’esonero di Garcia a metà gennaio, la qualificazione agli ottavi di Champions spinge la dirigenza giallorossa a fare dei movimenti in entrata e in uscita. Salutano temporaneamente Iturbe e Doumbia, entrambi partiti in prestito e poi tornati, e Gervinho che, dopo esser stato vicino alla cessione in estate, in concomitanza dell’addio del suo mentore Rudi, saluta la Roma e vola in Cina per la bellezza di 18 milioni di euro. Soldi che questa volta vengono reinvestiti egregiamente. Arrivano infatti, oltre a Zukanovic, Perotti, oggi punto fermo della squadra di Spalletti, e El Shaarawy, per il cui riscatto Pallotta ha sborsato 13 milioni di euro quest’estate. Entrambi, anche grazie al tecnico di Certaldo, sono protagonisti di un girone di ritorno formidabile che permette alla Roma di conquistare un terzo posto che al loro arrivo sembrava utopia. Quasi un anno dopo i discorsi sono sempre gli stessi e nonostante l’addio di Sabatini e le parole di Lucio, la sensazione è che la società giallorossa proverà il colpo ancora una volta.

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  1. encat - 4 anni fa

    il mercato invernale lo userei per rinforzare la difesa, visto che Jesus è un disastro, Vermaelen è sempre rotto e Mario Rui non potrà essere subito al top.

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