Massima spesa, minima resa: alla Roma la normalità si paga a caro prezzo

Tanti giocatori della rosa costano troppo in proporzione al loro rendimento in campo: dalla coppia di epurati Fazio-Jesus alla crisi di Dzeko e Pedro, il club spende troppo per ottenere poco

di Iacopo Erba

Chiamate l’errore come volete purché lo riconosciate per quello che è, scriveva Donald Nicholl. Operazione sorprendentemente semplice se applicata al mare di diabolica perseveranza nel quale da anni sguazza una Roma schiava delle proprie scelte sbagliate. E degli ingaggi sconsiderati, che opprimono le casse e soffocano le ambizioni del club.

Il terzo monte stipendi complessivo della Serie A contiene un’eccessiva quantità di storture, tra rinnovi frettolosi e mega contratti ancora oggi impossibili da giustificare. Situazioni non imputabili al nuovo management targato Friedkin, ma che diventano a questo punto una assoluta priorità nella famosa “To do List” dei piani alti di Trigoria.

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Fazio-Jesus, cose da pazzi. Ma Pastore batte tutti

 

La Roma quest’anno primeggia incontrastata in una (poco onorevole) classifica. Sono giallorossi due dei tre giocatori più cari della Serie A in relazione ai tempo trascorso in campo. Fazio e Juan Jesus che, secondo il portale Kickest, sono costati al club rispettivamente 20.370 € e 18.240 € per minuto giocato in stagione. Persino Cristiano Ronaldo, terzo a 16.120 € dall’alto del suo stipendio mostre da 34 milioni, riesce in proporzione a gravare meno sui conti della Juventus.

Ad avvilire ancora di più è il pensiero che non sono queste le situazioni peggiori interne alla rosa giallorossa. Sulle spalle del club pesa ancora come un macigno il contratto di Pastore, che pur non scendendo in campo da più di un anno incasserà 4,5 milioni netti a stagione fino al 2023. L’opera magna delle pessime idee, alla quale si possono allegare anche gli 1,8 mln di Bruno Peres o gli 1,5 mln di Santon.

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Da trascinatori a zavorre: Dzeko e Pedro non spostano più. E Fonseca…

 

In questa triste Roma sono troppi anche i perni della squadra che non stanno riuscendo ad esprimersi in linea con lo sforzo economico profuso per loro dalla società. Locomotiva del treno delle delusioni è certamente Dzeko, che ha segnato soltanto un gol in campionato in questo 2021, per la precisione il 3 gennaio scorso: troppo poco per giustificare i 7,5 mln netti assicurati fino al 2022.

Non ha scusanti neppure Pedro. Cinque misere reti in tutte le competizioni, tanti (troppi) mal di pancia e un contratto triennale a 3 mln con scadenza 2023. Tra lo spagnolo e il bosniaco il club impegna circa 15 mln per avere poco o nulla in cambio. Ha più attenuanti per ora Smalling, che ha saltato 21 partite su 36 per infortunio. Non si salva Fonseca, condottiero traballante sesto in classifica eppure secondo tecnico più pagato della Serie A con 2,5 mln di stipendio annuale. La Roma, in sostanza, è davvero lontana anni luce dall’essere un esempio virtuoso per qualunque studente di economia.

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