Una Roma ferita, più nell’orgoglio che nell’anima. Un anno di lavoro, aspettative e sogni a occhi aperti si è consumato in meno di un mese: marzo è stato spietato, senza vittorie e con l’uscita agli ottavi di Europa League contro il Bologna. Eppure marzo, si sa, è pazzo. E anche nella tempesta più scura può filtrare un raggio di luce, qualcosa che scaldi e restituisca un accenno di sorriso. Per la Roma quel raggio ha un nome preciso: Malen. L’olandese è diventato la punta di diamante giallorossa. In appena due mesi ha ribaltato ogni luogo comune su chi arriva nella Capitale e fatica ad ambientarsi. Lui non lo sapeva - o forse sì - e ha acceso tutto: otto gol nel 2026, numeri che lo portano davanti anche a Krstovic, senza rivali in Italia nel nuovo anno. Fino al 3-1 contro la Juventus sembrava che la sua spinta potesse bastare per tenere viva la corsa alla Champions e l’orizzonte europeo. Ma il calcio, a volte, chiede di più di un uomo solo. E questa volta non è bastato.

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Marzo distrugge, Malen ricostruisce: l’olandese è la luce dopo il buio europeo
Malen, la certezza di un mercato non all'altezza
—Quando Kovacs ha indicato il dischetto per il fallo su Robinio Vaz, l'Olimpico ha trattenuto il respiro per un attimo, prima di abbandonarsi a una certezza condivisa: sul pallone ci sarebbe andato Malen. E con lui, i dubbi erano ridotti al minimo. Freddo, lucido, essenziale: l’olandese non tradisce. E ancora una volta ha riacceso la speranza, dentro una serata poi scivolata nel peggiore dei modi. È proprio quella sensazione di sicurezza, quando il pallone passa tra i suoi piedi, il punto da cui la Roma deve ripartire. Malen è stato l’acquisto per eccellenza, il volto migliore di un mercato - invernale ed estivo - che altrove ha lasciato più interrogativi che certezze, anche al netto dell’arrivo di Wesley. Fin dal primo controllo contro il Torino si era intuito che qualcosa fosse cambiato. Non sono soltanto i numeri a consacrarlo come riferimento offensivo: è la naturalezza con cui gioca, la fiducia che trasmette, la sensazione costante che da un momento all’altro possa accadere qualcosa. E infatti accade: quasi sempre. Tranne una sera, contro il Milan, quando le tante occasioni avute non si sono trasformate in gol. Anche nelle notti più difficili, quando la Roma fatica a emergere, Malen resta una scintilla pronta ad accendersi, capace di tirare fuori dal nulla una giocata, un’intuizione, un gol. Il rimpianto è non averlo visto davvero accanto a Dybala: a Torino si era intravista una magia, rimasta però ferma a quella notte lì. Nel marzo più complicato della stagione giallorossa, lui è stato una costante: in gol contro la Juventus, il Como e il Bologna, decisivo nei movimenti e nelle letture, anche lontano dalla porta. Dopo la stagione fallimentare di Ferguson e Dovbyk, e la crescita ancora incompleta di Robinio Vaz, Gasperini ha trovato il suo numero nove. Ma nel calcio, anche il talento più luminoso ha bisogno di un contesto all’altezza: e oggi, alla Roma, il contorno non basta ancora per esaltare davvero la portata principale.
E ora la parola riscatto diventa un obbligo
—"Quale è il suo futuro? Questo chiedetelo alla società magari a maggio o giugno. Deciderà il club cosa fare con Malen, ma la Roma ha un riscatto. Quando lo eserciterà vedremo, però…". Così Gasperini aveva risposto, enigmatico, dopo la sconfitta di Como, sul possibile riscatto di Malen dall’Aston Villa. Oggi quella possibilità deve diventare certezza: Malen deve essere il perno del futuro della Roma. Dopo i due milioni del prestito, i restanti 25 scatteranno solo al verificarsi di due condizioni: un posto in Champions o Europa League e il 50% delle presenze. Ma indipendentemente dalle coppe, i Friedkin e Gasp hanno tra le mani l’unica ancora di salvezza: un giocatore capace di cambiare il destino della squadra. Rispetto all’inizio stagione, la Roma ha guadagnato Malen, ma perso Dybala e Soulé, oltre a un Koné a mezzo servizio e una difesa calata vistosamente da Ndicka a Mancini. La stagione non è ancora chiusa, ma la via per entrare in Champions si è fatta tortuosa. Nulla di ancora deciso, sia chiaro. Però bisogna iniziare a gettare i primi semi per la prossima annata. E la speranza mista a certezza è una sola: ripartire da Malen. Con lui al centro dell’attacco e acquisti mirati e intelligenti, la Roma può finalmente tentare quel salto di qualità che da troppo tempo sfugge. Il futuro della squadra passa dai suoi piedi, e il club sa che non può permettersi di sbagliare.
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