Il commissario e presidente designato della Figc: "A questo ho sempre risposto di essere felice del mio percorso: prima al Coni, oggi in Federazione"
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Giovanni Malagò, commissario e presidente designato della Figc nonché grande tifoso della Roma, ha rilasciato una lunga intervista a Il Messaggero parlando anche del suo legame con i colori giallorossi. Di seguito uno stralcio delle sue dichiarazioni:
Accetterebbe la presidenza della Roma, considerando il legame con la sua famiglia? "Nessun azionista o proprietario me l'ha mai proposto. Me lo hanno chiesto spesso per strada, i giornalisti e gli amici. Apprezzo il nuovo corso della Roma. Ma ho sempre risposto di essere felice del mio percorso: prima al Coni, oggi in Federazione".
Se la Roma la chiamasse, lascerebbe la Federazione? "Assolutamente no. Per me c'è un principio sacro: portare a termine gli impegni assunti e mantenere la parola data".
Ha già pensato a un ruolo per Totti in Nazionale? "Francesco è una delle persone a cui sono più legato, quasi un familiare. Non entro nel merito del suo rapporto con la Roma, ma capisco quanto sia difficile accettare un ruolo puramente simbolico. In Figc bisognerebbe proporgli qualcosa che rispecchi le sue capacità. Ci penso, mai dire mai".
Da romanista dichiarato, come spiega la scelta di due simboli laziali come Immobile e Signori per le Nazionali giovanili? "Non rinnego la storia della mia famiglia. Mio padre è stato consigliere d'amministrazione e poi tre volte vicepresidente della Roma, contribuendo a due scudetti con Dino Viola e Franco Sensi. Da bambino lo seguivo allo stadio: non vedo perché dovrei nascondere la mia fede. Trovo ipocrita farlo. In Inghilterra il principe William segue l'Aston Villa; negli Stati Uniti Obama dichiarava apertamente la propria passione per i Chicago Bulls. Molti dei miei amici più cari sono laziali, così come la mia compagna Elena. Ma quando assumo un incarico istituzionale, le appartenenze lasciano spazio all'imparzialità. Ho chiamato Immobile appena ha smesso di giocare: lo considero il più grande attaccante italiano degli ultimi anni. Signori ha attraversato un calvario doloroso e ingiusto. Tutte le grandi bandiere sono un patrimonio del nostro calcio".
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