Lotito: “Ogni comunità ha i suoi stupidi: ci sono in quella laziale come in quella ebraica”

Il presidente: “Dire che tutta la tifoseria laziale è razzista è sbagliato”

di Redazione, @forzaroma

Noi laziali”, dice Claudio Lotito a “Il Messaggero”, “abbiamo sempre combattuto comportamenti antisemiti e anti-razzisti”. Antirazzisti? Vabbè, un lapsus.

“C’è qualcosa di strano”, ripete, mentre aspetta “i risultati delle indagini”. Poi, durante la chiacchierata, si apre a ipotesi investigative più probabili. “In ogni gruppo ci sono dei cretini”, concede a Il Messaggero.

Anche nella Lazio, quindi?
“In tutti i gruppi, anche nella comunità ebraica ci sono delle persone, diciamo, particolari”.

Quindi?
“Dire che tutta la tifoseria laziale è razzista è sbagliato. Chi è responsabile, va “daspato” a vita (messo sotto Daspo, ndr). Ma non mi sento di confermare ancora una volta che sono i soliti tifosi laziali razzisti”.

 

Per lei non le hanno messe i tifosi laziali, quindi?
“Abbiamo chiesto alle forze dell’ordine di verificare anche chi ha stampato gli adesivi, perché le stesse cose erano spuntate nell’altra curva, con la maglia della Lazio e la scritta: laziale giudeo”.

Ci sta dicendo che per lei sono stati i romanisti?
“Non entro nel merito delle indagini, il problema che mi pongo è che stranamente ora viene fuori un’estremizzazione di un problema che la Lazio ha sempre combattuto, da 13 anni, da quando faccio il presidente”.

Ritiene davvero impossibile, insomma, che in Curva Nord ci siano dei razzisti?
“Può esserci qualche matto che non accetta questo cambiamento ma è più facile pensare che queste cose siano strumentali per poter destabilizzare l’ambiente”.

 

 

Poi a “Il Corriere della Sera” il presidente della Lazio ha detto:

Presidente Lotito, ha letto il Diario di Anna Frank?
“Certo che l’ho letto: alle scuole medie, quando ancora ai ragazzi venivano trasmessi valori e principi”.

Adesso non è più così?
“Direi proprio di no. Noi andavamo a scuola e i genitori seguivano la nostra crescita con il maestro: costruivano assieme il futuro dei figli. Poi c’ era l’ oratorio, che ci formava non solo spiritualmente. E, quando si era più grandi, si cominciava l’attività politica: al di là delle ideologie, venivano trasmessi altri valori”.

Ha annunciato che porterà ogni anno un gruppo di ragazzi in un campo di concentramento: lei ci è mai stato?
“Ad Auschwitz. Là si riflette sull’ottusità umana: l’uomo è capace di barbarie inammissibili. Lo chiamerò “viaggio della memoria”, perché certe cose devono essere cancellate ma mai dimenticate. Non a caso ho ispirato la mia vita sui principi cristiani del rispetto e della solidarietà. Il razzismo è un obbrobrio”.

È andato in visita alla sinagoga, perché?
“Certo non per lavarmi la coscienza, né per giustificarmi. È stato un atto sentito e voluto, un gesto che ho avvertito di dover fare a livello interiore. Per me, per la società che rappresento, per i tifosi della Lazio. Tantissimi di loro mi hanno ringraziato”.

 

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