L’ombra del Ninja, supereroe sbiadito che ha abbassato la cresta

La Roma ha perso il vero Nainggolan: in campo non ruggisce più e l’unico exploit che si ricordi in stagione è quello di Capodanno

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

Il motore della Roma si è inceppato: 6 punti in 7 partite sono un bottino che fa invidia a pochi e che replica le recite peggiori (e le ultime, visto che arrivò l’esonero per entrambi) della squadra che fu di Zeman prima e Garcia poi. E se è vero che è il centrocampo l’area in cui si decidono spesso le partite, non stupisce il calo dei giallorossi: De Rossi è lentamente uscito dai radar causa squalifica e problemi muscolari, Strootman ha cominciato a strappare qualche sufficienza quando è stato spostato dal suo ruolo naturale e Nainggolan sembra diventato l’ombra del supereroe che l’anno scorso tra dicembre e febbraio regalò alla Roma vittorie contro Lazio, Milan, Udinese, Fiorentina, Torino, Crotone e Inter.

CERCASI POSIZIONE – Di Francesco fin dal suo arrivo ha ammesso di non vederlo nella posizione di trequartista. “Può fare 18 gol anche da mezzala”, disse il giorno della sua presentazione. Peccato che ad oggi sia fermo a 2 e a meno di imprese il record della passata stagione non verrà neanche lontanamente avvicinato. Spalletti riuscì a trasformarlo in un Perrotta 2.0, mettendogli in mano spada e pugnale per impensierire fin dall’inizio l’azione avversaria. Di Francesco l’ha allontanato dalla porta, convinto che anche qualche metro più indietro nel suo 4-3-3 non avrebbe perso i superpoteri. Il Nainggolan di quest’anno però è disarmato e disarmante: “Qualche mese fa tirava da 30 metri e la metteva sotto l’incrocio, ora non ce la fa”, ha detto il tecnico, riportando alla memoria la miglior versione del belga vista contro l’Inter a San Siro. In stagione ha trovato la porta solamente in 8 occasioni su 24 tiri totali, poco più di uno a partita.
Numeri eloquenti anche se ci si sposta in quello che è il suo territorio naturale. Seppur la percentuale di contrasti vinti è ancora del 70%, a spaventare è il dato dei duelli sul campo: 116 vinti e 102 persi, poco oltre il 50%. Di certo non quello che ci si attende da uno come lui.

SOGNI DI MERCATO – Come il ronzio delle zanzare che ti tartassano d’estate senza farti dormire, le voci di mercato hanno accompagnato giorni e notti di Nainggolan già da giugno. “Qui non c’è il cartello ‘si vende’, qui c’è il cartello ‘si vince’”, disse Monchi nella sua prima apparizione a Trigoria. Le settimane successive, però, hanno dimostrato che tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile: e allora via, per motivi diversi, Ruediger, Salah e Paredes, con Nainggolan solamente sognato dal neo tecnico dell’Inter Spalletti. Per il belga è arrivato anche il rinnovo a suon di milioni (più di 4 e mezzo, per la precisione) il 27 luglio scorso, con tanto di tavolo nerazzurro al momento della firma. “Ve lo potete sognare”, insomma, detto neanche troppo velatamente. A gennaio, però, la storia si è ripetuta e rischiava di trovare un finale diverso: dalla Cina Cannavaro ha spinto per averlo, preparando un’offerta da 50 milioni per portarlo subito in Oriente. Il Ninja, notoriamente un guerriero giapponese, avrebbe anche preso in considerazione l’idea di esser ricoperto d’oro: se non volerà da Roma fino ad Hong Kong sarà grazie al governo cinese e alla sua luxury tax, che invita i club a non spendere e spandere cifre spropositate per calciatori che arrivano dall’estero.
Sul campo le prestazioni ne hanno risentito: i primi mesi si è visto un Nainggolan con le pallottole spuntate ma con la ‘garra’ dei bei tempi. Poi la trasformazione in un centrocampista normale, che non riesce più ad esaltare l’Olimpico con recuperi e scivolate, i marchi di fabbrica che hanno fatto innamorare i tifosi.

TRASFORMAZIONE SOCIAL – Dici Nainggolan e ti viene in mente Capodanno. È questo forse l’emblema della stagione del belga, passato alle cronache nazionali e internazionali per il suo exploit la notte di San Silvestro. Alcool, parolacce e bestemmie in diretta su Instagram agli albori del 2018. Una figuraccia a livello internazionale, che dopo le solite polemiche contro chi aveva condiviso il video (postato in realtà da lui stesso sulla propria pagina ufficiale), ha portato alle scuse e ad un passo indietro. Da quel momento il Ninja ha spento il motore in campo e il cellulare fuori, trasformandosi in un calciatore modello: l’unica foto postata in questo mese è una pubblicità per il suo sponsor, tralasciando anche la sua vacanza a cinque stelle al Vommuli Resort alle Maldive; tra le storie invece, qualche sfottò ad Alisson e oggi una foto con la figlia Aysha per augurarle buon compleanno: “Tu sì che riesci a strapparmi un sorriso anche in questi momenti”. Un cambiamento radicale, in campo e fuori, per un calciatore che ha sempre vissuto in equilibrio sul filo sottile tra sana e deleteria follia. E che adesso chiede aiuto per non cadere.

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