L’incoscienza di Zeman

di Redazione, @forzaroma

Scrissi che Zeman è “il miglior allenatore del campionato: gli altri sono dei tecnici”. La sfumatura è stata colta da pochi. Lo ribadisco oggi, dopo l’umiliante 1 a 4 dello Juventus Stadium e con la miseria – per lui – di 8 punti su 18.

 

Non sono romanista (lo chiarisco, visto che da un po’ di tempo anche i giornalisti devono “autodenunciarsi”) e Zeman l’ho sempre amato pochissimo: per una ventina d’anni – diciamo da Foggia inizio 90 in avanti – l’ho vissuto e combattuto come qualcosa di troppo distante dalla mia idea del calcio e della vita: gli rimproveravo certamente la lunga collaborazione con Casillo, oltre ad alcuni atteggiamenti ed eccessi.

 

Gli ho sentito dire cose sgradevolissime, scomode, alcune vere e spiazzanti, e sempre senza il timore delle conseguenze. Ho seguito i suoi progressi, i suoi capolavori di un giorno e gli insuccessi, le tante cadute; ho analizzato con attenzione il suo gioco, ne ho parlato con Signori, Casiraghi, Baggio, Mancini, Mazzone, Boksic, Rambaudi.

 

L’anno scorso mi sono avvicinato a lui attraverso il Pescara, recuperandone l’elettricità, il senso e l’energia della sfida.

 

Zeman fa calcio, non anti-calcio: e dopo anni e anni di contro-gioco e di vuoti ho deciso che era (è ancora) lui quello giusto. Conte è fortissimo, il tecnico più completo in circolazione, Mazzarri non gli è da meno; ma Zeman resta Zeman, un unicum.

 

A Pescara partì con tre sconfitte nelle prime sei partite, ma la squadra dava segnali più confortanti di questa Roma. Lo aspetto alle prossime verifiche, sempre che De Rossi, Balzaretti e Stekelenburg lo seguano.

 

Comprendo l’irritazione degli juventini (12, 13 milioni di persone, un quinto del Paese: non insegue il consenso) ai quali fa venire l’orticaria. Tuttavia, se non ci fosse Zeman, il campionato sarebbe ancora più deprimente.

 

(zazzagol.gqitalia.it – I.Zazzaroni)

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