L’importanza di chiamarsi Radja

Il belga, nella stagione migliore della sua carriera, è l’uomo simbolo di una Roma che sogna di alzare il suo primo trofeo americano

di Valerio Salviani, @vale_salviani

Un uomo solo al comando. Nella notte degli Oscar Radja Nainggolan si è preso la scena nella Scala del calcio e ha trascinato la Roma verso una vittoria fondamentale. Senza dubbio il simbolo di questa squadra che continua a vincere e dominare, in quella che è la sua miglior stagione di sempre. Con la doppietta di ieri fanno 12 gol in stagione (gli stessi che realizzò Pjanic lo scorso anno) in sole 37 partite. In Italia solo Hamsik tiene il passo con la stessa identica media. Numeri che diventano sentenze paragonati a quelli di centrocampisti che hanno cambiato le sorti del nostro campionato. A 1 gol dal Perrotta versione 2006/07, il Ninja potrebbe a breve diventare il centrocampista più prolifico della storia della Roma. Mister 100 milioni Paul Pogba non è mai andato oltre i 10 gol, mentre Nocerino nella stagione record 2011/12 si fermò a 11. Lo Sneijder del triplete interista arrivò a 7, mentre in cima resta ancora Vidal che nella stagione 2013/14 realizzò ben 18 gol in 46 partite. Record che è destinato a sparire se il belga manterrà questa media.

TUTTOCAMPISTA – I numeri però non bastano a descrivere l’impatto che Radja ha sulle partite. Il ruolo che Spalletti gli ha cucito addosso lo ha portato al salto di qualità definitivo. Sia in fase di possesso che in quella di non possesso Nainggolan è la pedina più importante della Roma. Il pressing alto voluto dal tecnico a stroncare l’azione avversaria sul nascere, passa da lui. In fase offensiva invece il suo movimento “a scappare in bandierina” (come lo chiama Spalletti) apre i varchi per le discese di Emerson e libera Dzeko per gli 1 vs 1, spesso letali. Ovviamente il tutto senza dimenticare l’enorme lavoro in fase d’interdizione in mezzo al campo e la pericolosità in zona gol, che lo portano spesso a essere decisivo. Solo quest’anno con le sue reti ha portato i 3 punti in ben 4 occasioni (Milan, Udinese, Crotone e Inter). Inoltre continua a cannibalizzare tutte le big che incontra. L’unica che non ha ancora subito la furia del Ninja è la tanto odiata Juve, ma c’è ancora un ritorno da giocare.

BANDIERA “Non me ne vado finché non vinco. Roma è casa mia”. Parole che alle orecchie dei tifosi suonano come un’aria di Mozart. Nainggolan ha scelto la capitale per scrivere il suo nome nella storia del calcio e i giallorossi non hanno intenzione di privarsene. Le offerte milionarie del Chelsea sono tutte tornate al mittente e, a meno di pazzie da tripla cifra, il belga non si muoverà. Il rinnovo è un nodo che ancora non è stato sciolto, ma dopo il sì allo stadio, la società avrà più tempo (e voglia) per lavorare ad un’operazione fondamentale per il suo futuro a breve termine. Idolo dei tifosi, che ormai gli perdonano anche gli eccessi di una vita mondana non troppo regolare, il Ninja incarna tutto ciò che un romanista vorrebbe da un giocatore. Mezzo belga, mezzo indonesiano e italiano di adozione sono un mix cosmopolita che ha creato un uomo e un giocatore più unico che raro. In campo fa tutto, nello spogliatoio lo adorano. Mr. Pallotta, un piccolo sforzo: #famostorinnovo.

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