La leggenda è oggi: tanti auguri Francesco Totti, capitano di tutti – VIDEO

Una leggenda vivente che allieta le domeniche dei tifosi con prodezze che rimarranno impresse nella storia. Questo è Francesco Totti, il capitano della Roma.

di finconsadmin

Trentotto anni. Una chimera. Almeno nel mondo del calcio. In pochi hanno la forza, la voglia e la classe per arrivare a questa età mantenendo altissimo il livello delle loro prestazioni: Francesco Totti, in questo senso, è un calciatore da studiare. Infortuni, botte ricevute ed un passato in squadre non sempre all’altezza delle sue capacità: c’e stato tutto, insomma, per rispondere alla chiamata del tempo, magari trovando una strada alternativa nella società giallorossa, oppure dedicando tutto il suo tempo all’adorata famiglia. Niente da fare, lui è ancora lì, a sudare in mezzo al campo e ad alimentare la speranza dei tifosi della Roma per una stagione che si prospetta ricca di soddisfazioni: l’ammirazione per il capitano cresce giorno dopo giorno, grazie al suo modo di essere e di interpretare il calcio nel corso degli anni è riuscito ad entrare nel cuore di colleghi più o meno illustri ed a trovare massima considerazione tra le personalità di maggior spicco del mondo del calcio. Vediamo insieme cosa hanno detto di Totti durante tutta la sua carriera:

 

DALL’ITALIA“È nato fenomeno” passaggio di consegne tra idoli dal sangue giallorosso: Giuseppe Giannini ha sempre abbracciato Totti, guardandone la carriera con l’occhio del fratello maggiore. “Secondo me lui è una spanna sopra i vari Baggio, Vialli e Mancini. È in assoluto il più forte”
“Nel 2006 meritava il Pallone d’Oro” esordisce così Aldair, un altro che Totti lo ha visto crescere ed esprimersi ai massimi livelli: “Quando l’ho visto esordire, nel 1993, non immaginavo che facesse questa carriera. Deve essere celebrato perché oltre ad essere un fortissimo calciatore è un uomo straordinario.”
Da un brasiliano all’altro, per Antonio Carlos Zago “è stato un onore giocare con lui. E poi non dimentico i momenti fantastici dello scudetto”: è proprio il tricolore ad aver avvicinato le vite di tanti ragazzi, con Totti al centro del mondo romanista. “Francesco? Lo invidio perché gioca ancora” la confessione di Gabriel Batistuta, mentre la previsione di Emerson “può giocare fino a 50 anni” è la riprova di una stima che supera anni e confini. Hidetoshi Nakata lo aveva invitato a provare l’esperienza nel Sol Levante: “Perchè non vieni in Giappone?”, ospite desiderato che, però, non ha raccolto il richiamo di una cultura affascinante.
Con Vincenzo Montella il passato, il presente ed il futuro sembravano doversi dissolvere in un’unica realtà: da compagno di squadra a tecnico, un passaggio che non ha fatto altro che cementare un rapporto da sempre nel segno dell’amicizia. “È intramontabile” la sentenza, a denotare un pizzico di invidia per il percorso celebrativo che per il numero dieci continua nel rettangolo di gioco.
Tanti compagni, tante storie che si sono incrociate con Francesco Totti: Antonio Cassano da Bari vecchia ha conosciuto ogni sfaccettatura dell’amicizia con il capitano: fratelli e lontani parenti, una parabola che non ha mai toccato la stima del talento pugliese per le qualità umane e calcistiche di Totti. “Con lui ci siamo divertiti tanto in campo…Grazie a Totti ho raggiunto il massimo nella mia carriera.”
Altro pezzo di storia della Roma più recente è Simone Perrotta: esaltato dalle intuizioni del capitano, il centrocampista non fatica a riconoscere il ruolo fondamentale del numero dieci nella crescita personale. “Con lui sono migliorato tanto. Il nostro primo incontro risale a moltissimo tempo fa, era un torneo di ragazzini, e da subito si vedeva che lui era di un altro pianeta.”
Vincent Candela, amico e compagni di festeggiamenti nel 2001, non perde occasione per coccolare Totti: “Quanti ricordi con lui. È il miglior numero dieci che abbia mai calcato i campi di calcio. Nessun dubbio.”
Oltre la rivalità cittadina, alcuni protagonisti del mondo biancoceleste non hanno mai nascosto la propria stima per Totti: “Mi ha superato perché è più forte di me…” l’accettazione di Giuseppe Signori, mentre Alessandro Nesta chiude gli occhi e prova a ripensare alle sfide con il fuoriclasse giallorosso. “Giochiamo contro da quando avevamo 8 anni. Cosa posso dire di lui? È un fenomeno, semplice.”

DALL’ESTERO – Da un simbolo all’altro, gli occhi di Raul Gonzalez Blanco non hanno potuto perdere l’occasione di ammirare Totti: “Avrei voluto giocare con lui” un sogno che, qualche anno fa, il Real Madrid avrebbe potuto avverare “è uno dei migliori calciatori della storia ed ogni club sarebbe onorato di averlo tra le proprie fila.”

Thierry Henry, campione francese, ha parlato di Totti in più di un’occasione, ribadendo sempre la sua ammirazione per il numero dieci: “Avrei sempre voluto giocare con Totti” le sue parole prima di una sfida tra i giallorossi e l’Arsenal, mentre in tempi più recenti ha celebrato la carriera del fuoriclasse. “Totti? Lo rispetto molto per la scelta di vita e di carriera che ha fatto. Lui è la Roma ed in città per qualcuno è più importante del Papa…”
Appena arrivato al Real Madrid, in mezzo alle immagini di Coppe, campionati e stelle del calcio, Luka Modric non ci ha pensato due volte ad individuare il modello da seguire: “Il mio idolo? È Totti…” una storia condivisa con Javier Pastore che qualche tempo fa ha confessato timidamente che “da piccolo sognavo di essere come lui.”

Da riprendere le parole spese da campioni del calibro di Philipp Lahm (“È un giocatore straordinario che può risolvere le partite in ogni momento”), Roberto Carlos (“È un galactico”), Wesley Sneijder (“Se in Olanda parli di Roma ti rispondono Totti”) e Junihno Pernanbucano (“Sarei stato onorato di giocare con lui”) tanto per ricordare che il numero dieci, oltre al Grande Raccordo Anulare, racconta da sempre una storia fatta di ammirazione e grandezza.

 

GLI ALLENATORI – Tra gli allenatori sono stati tanti, nel corso degli anni, a flirtare con Totti, elogiandone le qualità come calciatore e come simbolo di una squadra e di una città: “Totti? Può essere il mio erede, è fortissimo” la previsione di Roberto Mancini all’alba della carriera del capitano, un paragone che Fabio Capello ha spostato verso uno degli altri totem del calcio italiano. “Francesco Totti può essere il nuovo Rivera” il pensiero espresso da lontano, prima di vivere in prima persona tutta la grandezza del calciatore: “È un fuoriclasse, il cuore di questa squadra. Una bandiera vera e propria.” la sentenza, a caldo, nella sbornia del terzo scudetto.
In Nazionale sia Dino Zoff che Marcello Lippi hanno scoperto tutto il meglio del repertorio di un fuoriclasse straordinario: “Immenso, superiore anche a Platini” il dogma imposto dal silenzioso friulano, con Lippi a fare da eco prima, durante e dopo i successi Mondiali. “È insostituibile, un vero esempio da seguire.”

Chi ne ha vissuto i primi vagiti sono stati Vujadin Boskov e Carlo Mazzone: esordio e primi passi nel grande calcio, una stella predestinata che ha caratterizzato oltre venti anni del mondo pallonaro in Italia. “Grande giocatore” la sentenza di Zio Vuja, un concetto che Mazzone amplierà nel corso del tempo: “Il ragazzino va preservato” una battaglia contro le luci della ribalta che aiuterà la crescita dell’uomo e del campione. “È nato fenomeno…Ho avuto il piacere di allenarlo e mi è bastata mezza volta per capire quanto fosse forte.”

Un concetto che lega la diversità sostanziale tra Mazzone e Zeman: il boemo ha plasmato Totti, spostando il suo raggio d’azione ed acuendo la sua confidenza con il gol, nel corso degli anni e della doppia avventura nella Roma non ha mai lesinato complimenti per uno dei suoi pupilli. “Totti è il calcio. Semplicemente il calcio…” tra una pausa e l’altra, il boemo ha testato il calciatore tra allenamenti massacranti e schemi d’attacco: “È stato per me “il giocatore, il più grande di tutti.”

Generazioni differenti ma romanità da vendere: Claudio Ranieri ha sempre abbracciato la grandezza del capitano, una stima che ha percorso sottotraccia l’anno e mezzo vissuto da allenatore dei giallorossi. “Confido sempre in Totti” nonostante le panchine regalate al giocatore, mentre la sentenza dopo l’allontanamento dalla capitale chiude voci e sussurri in merito a contrasti tra i due: “Totti è un leader vero e non è un mangia allenatori. A Trigoria è più solo di quanto si pensi…”

Scacciati i brutti pensieri, si torna al miele delle belle giornate: Luciano Spalletti e Rudi Garcia passano a Roma in anni e situazioni diverse ma tutti e due avranno il piacere e l’opportunità di convivere con Totti. “Totti è stratosferico” gongolando il tecnico di Certaldo si è goduto il meglio del capitano, un feeling che neanche le dimissioni (“non ci capivamo più”) ha intaccato.
Il presente è di un francese che ha riportato entusiasmo e vittorie nella Roma: “È il mio capitano, una vera leggenda” niente circostanza, solo parole sincere che i sorrisi e la complicità tra i due non fa altro che certificare. Giorno dopo giorno.

Anche lontano dall’Italia, la classe di Francesco Totti ha fatto proseliti: da Arsène Wenger (“un talento davvero superbo”) a Sir Alex Ferguson (“Il migliore in assoluto, senza nulla togliere a mostri sacri del calcio italiano come Roberto Baggio”) passando per Josè Mourinho (“il più forte in Italia”) Carlos Dunga (“Che ne penso di Totti? È un vero fenomeno”) Carlo Ancelotti (“È il simbolo dela Roma”) e Laurent Blanc (“un monumento, proprio come il Colosseo”) è lunghissima la lista di tecnici pronti a celebrare la grandezza del numero dieci.

 

I DIRIGENTI – Viaggiando tra le speranze, i pensieri e le ammissioni dei massimi dirigenti mondiali, la figura di Francesco Totti ha unito nazioni, squadre e colori in una grandezza universalmente riconosciuta: il rimpianto più pubblicizzato è quello di Florentino Perez, già presidente del Real Madrid, che a più riprese ha monopolizzato l’attenzione sulla sua profonda ammirazione per il campione giallorosso. “Avrei portato al Real tantissimi giocatori ma il mio rimpianto più grande è di non aver regalato Totti ai tifosi…”
Discorso simile per Adriano Galliani, plenipotenziario che al Milan avrebbe desiderato ammirare Totti: “È un giocatore mostruoso. Se ho provato a portarlo in rossonero? Eccome…Ma alla fine sono contento che sia rimasto alla Roma, è una delle ultime bandiere.”
Per Massimo Moratti è “il più forte di tutti”, mentre Karl Heinze Rummenigge lo ha sempre considerato “un esempio positivo per il calcio”: si spingono oltre Michael Platiniè un artista del calcio” e Arrigo Sacchiuno dei più forti che abbia mai visto”, due che il pallone sanno benissimo come è fatto.

Storia e tradizione si legano all’immensità di una grandissima stella nel panorama del calcio: lo sanno sia Diego Armando Maradona che Pelè, due spesso divisi nelle opinioni ma simbiotici quando si parla del capitano. “È il miglior giocatore di sempre, mi convince di più dei vari Zidane e Beckham” la sintesi dell’argentino alla quale fa il paio quella del brasiliano, per cui “Totti è il miglior giocatore al mondo, peccato la sfortuna che ha avuto ogni tanto…”
Guardando dalle parti di Trigoria, in molti hanno potuto godere della gioia di osservare da vicino il talento di Totti: per Franco Sensi era “il figlio maschio”, con Rosella Sensi in famiglia a coccolare “il fratello adottivo”, un rapporto che ha convissuto con anni più o meno bui senza mai risentire delle pressioni esterne.
Chi vive la quotidianità con il capitano è Bruno Conti: “Totti è la Roma, sotto tutti i punti di vista. È stato lui a tirarla fuori dalle difficoltà nei momenti più duri. Con lui ho un rapporto spontaneo e schietto, come quello tra due fratelli.
“È la luce sui tetti di Roma” la metafora che Walter Sabatini ha coniato per il capitano, superando di gran lunga l’ambiguità del collega e dirimpettaio Franco Baldini, per il quale “Totti è pigro” un’affermazione corretta nel corso del tempo (“l’ho detto in maniera affettuosa, l’ho fatto per lui”) ma poco digerita da tutto l’ambiente.
È il talento che supera barriere ideologiche e culturali, se ne è accorto James Pallotta dopo aver respirato per alcune ore l’aria di Roma: entrato in società in punta di piedi, l’attuale presidente ha scoperto con piacere quanto Totti significasse per la squadra, la città e la gente romanista, un amore che è riuscito a coinvolgerlo ed a legare il suo futuro a quello del numero dieci.
“Lui rappresenta il domani della Roma. Nel nuovo stadio voglio veder giocare anche lui. Quando smetterà? Ritireremo la maglia numero dieci.”
Quando sarà il momento, lo affronteremo. Per ora l’unica cosa certa sono gli auguri da fare a Francesco Totti, capitano di tutti.

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