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La sveglia alle 5 col papà, la passione-Milan e il flop a San Siro: ecco Kalinic, l’ex Condor in cerca di emozioni

L'attaccante croato a Spalato cambiava ogni giorno due autobus accompagnato dal padre per allenarsi. Dopo l'esplosione alla Fiorentina la delusione in rossonero. In Russia fu cacciato dalla Croazia poi vicecampione del mondo, alla Roma vuole...

Marco Prestisimone

Chissà se Nikola Kalinic ha visto Dark, la serie tedesca targata Netflix. Di certo spera che la distinzione tra passato, presente e futuro sia un'illusione. Perché guardandosi indietro vedrebbe sì la consacrazione alla Fiorentina, ma anche l'incredibile delusione con il Milan che San Siro non gli ha mai perdonato. E che lo ha anche immalinconito, visto che nell'ultimo anno all'Atletico ha giocato scampoli di partita (poco più di mille minuti) e segnato solo quattro gol. Petrachi l'ha scelto per il ruolo di vice-Dzeko e per sostituire Patrik Schick. Non un'impresa impossibile, soprattutto nei cuori dei romanisti.

GRAZIE PAPÀ - Il flop in rossonero è certamente l'errore più difficile da perdonarsi. Da piccolo infatti andava ad allenarsi a Spalato sempre con uno zaino del Milan, che i genitori gli avevano regalato quando aveva dieci anni e dal quale era diventato inseparabile. Con lui c'era sempre papà Jozo, che con lui si svegliava alle 5 del mattino e cambiava due autobus per accompagnarlo fino allo stadio dove si allenava. Anche il fratello Zdravko giocava a calcio e inizialmente era anche ritenuto il più bravo dei due fratelli, ma a differenza sua Nikola aveva una passione smisurata.

Dall'Hajduk viene girato al Pula, nella prima divisione croata, dove segna 7 gol in 20 partite a soli 18 anni. Prestazioni che gli valgono il ritorno a Spalato, dove nel 2009 chiude da vicecapocannoniere del campionato alle spalle solo di Mandzukic.

GIRAMONDO - La Premier gli mette gli occhi addosso ed è il Blackburn a comprarlo per 7.5 milioni di euro: in Inghilterra non va molto al di sotto delle aspettative (14 gol in 57 partite) ma nel 2011 va in Ucraina al Dnipro ed è lì che attira l'attenzione della Fiorentina. In viola esplode, i tifosi se ne innamorano (lo soprannominano "Condor")e i due anni a Firenze sono ancora i migliori della sua carriera: la serata migliore è quella a San Siro contro l'Inter, quando segna una tripletta nel 4-1 contro i nerazzurri portando la sua squadra momentaneamente in testa alla classifica. Nessuno avrebbe immaginato che quello stesso stadio sarebbe diventato un incubo. Nel 2017 la coppia Fassone-Mirabelli lo sceglie per rilanciare il Milan della nuova gestione Yonghong Li: insieme a lui arrivano tra gli altri anche Biglia, Bonucci, André Silva, Conti, Calhanoglu, Kessie. La sua stagione, così come quella dei rossoneri, sarà invece un flop: sei gol in 41 presenze e i fischi dello stadio in cui aveva sempre sognato di giocare, che però sperava fin dal mercato in un attaccante diverso.

RINASCITA - In estate lo scossone con la Croazia: si rifiuta di entrare contro la Nigeria nella prima partita del Mondiale in Russia e il c.t. Dalic lo manda a casa. Quella nazionale sarà la sorpresa del torneo e si fermerà solo in finale sconfitta dalla Francia. Chi non demorde però è Simeone, che lo porta nel suo Atletico Madrid, dove vincerà il suo primo titolo in carriera (la Supercoppa Europea contro il Real Madrid). Da Diego Costa e Dzeko, il suo ruolo sarà ancora una volta quello di vice-bomber. Con il bosniaco ha caratteristiche simili, perché è un centravanti a cui piace palleggiare con i compagni e far giocare bene la squadra. Per questo è arrivato l'ok di Fonseca, che lo vede più utile rispetto a Schick. Con lui, che ha anche una passione per il tennis, in Italia arriveranno anche la moglie Vanja i due figli.