La Roma rinasce nel segno di Totti, Pjanic e… Zeman

di Redazione, @forzaroma

(di Daniele Scasseddu) – Quattro vittorie di fila, non accadeva da tempo, da tanto tempo. E’ una Roma lanciatissima verso la zona Champions quella che si presenta in questo ultimo scorcio annuale.

Chievo e Milan gli avversari da incontrare e se la Roma riuscirà a mettere in campo il “calcio” visto contro la Fiorentina non sarà impossibile ottenere sei punti che la proietterebbero in una zona di classifica insperata soltanto un mese fa. Ma prima c’è la gara di Coppa Italia contro l’Atalanta e Zeman domani, potrebbe rilanciare molti degli illustri assenti: da De Rossi a Stekelenburg, passando per Dodò

 

 

I MERITI ZEMAN – La Roma ha cominciato ad essere un’orchestra. Ha iniziato a suonare la sinfonia di gioco e occasioni da gol attesa dal momento dell’annuncio del ritorno nella Capitale di Zdenek Zeman. Il boemo  è passato indenne attraverso i momenti più duri e ora comincia a raccogliere i frutti della semina. Si è dovuto aspettare un po’, ma ora la condizione è arrivata ed è da capogiro. E questo è il bello. Perché se finora si erano visti bei lampi di Roma, 20 minuti qua, una mezzora là, anche un tempo, ma una partita intera così la puoi reggere solo se hai una condizione fisica stellare. Segno che i suoi metodi di allenamento (così come il suo calcio) non sono affatto superati dal tempo e che la fatica prima o poi viene ripagata.

 

La condizione, il primo merito di Zeman. Non certo l’unico. Sono tanti gli interpreti dell’orchestra esaltati dalla sua cura. A cominciare da Francesco Totti, che immenso lo è sempre stato, ma che ora ha quasi del sovrannaturale per il modo in cui corre e si diverte a farlo come e più di 15 anni fa quando l’arrivo del boemo gli fece fare il primo salto di qualità verso l’olimpo del calcio. Lo stesso balzo fatto da Lamela. Il “coco” nel finale della scorsa stagione e anche all’inizio di questa sembrava essere caduto in un limbo. In quel luogo dove tanti talenti del calcio si sono persi.

 

Da Lamela a Pjanic, un altro che si rischiava di perdere. E invece Zeman e Miralem sono stati bravi a ritrovarsi, a ricreare un’intesa. Le panchine e l’esultanza rabbiosa al gol inutile nel derby sembrano lontani anni luce. Pjanic ora non è semplicemente titolare, è classe pura all’interno dello spartito. Se contro la Fiorentina la Roma ha fatto registrare un mostruoso 90,7 per cento di pericolosità, molto è merito dei suoi piedi, del suo genio messo al servizio del collettivo. Con un gioco così è facile che sorridano gli attaccanti. Ma il bello è che lo fanno anche dietro. Sorridono i romanisti a vedere un Piris così. Un altro che Zeman ha saputo gestire al meglio. Ci ha creduto dall’inizio, gli ha dato fiducia. Lo ha tolto dai riflettori quando le critiche per Ivan diventavano troppo violente, per riproporlo al momento giusto. Serve che ai tanti meriti di Zeman si aggiunga anche quello di ritrovare e riproporre il miglior De Rossi. Zeman ha vinto la prima battaglia. Ora lo aspetta la guerra: un piazzamento in Champions. Sarà ancora dura.

 

 

L’IMMENSITA’ DEL CAPITANO – Oggi come oggi, non c’è  nessuno come il capitano della Roma, 221 reti nella massima serie e tutte con la maglia del cuore. Con la doppietta rifilata al malcapitato Viviano (103esimo portiere battuto in carriera), Francesco si è portato a quota 6 in campionato e, come detto, a quattro lunghezze dal secondo posto assoluto di Nordahl (225 gol) nella classifica dei cannonieri all time. E pronosticare che possa agganciare lo svedese già in questo torneo non è assolutamente azzardato: gli basterà, visto che mancano 22 gare alla fine, andare a bersaglio almeno una volta ogni cinque partite e mezza. Insomma, un gol ogni 495’ (recuperi esclusi…) per assicurarsi un altro straordinario record. 

 

A trentasei anni compiuti, Francesco sta fermando il tempo. Corre come un ragazzino fino all’ultimo secondo di recupero, giocando secondo ispirazione. Nel senso che Zdenek Zeman gli ha concesso carta bianchissima da un punto di vista tattico, ha stravolto il suo calcio pur di non sprecare la vena e la classe del capitano. Un campione infinito. «Il segreto del suo straordinario momento è legato alla tranquillità che ha raggiunto in campo e fuori e soprattutto al divertimento puro che prova ancora nel giocare nella Roma», sottolinea Vito Scala, il suo storico preparatore. La cura Zeman gli ha restituito una brillantezza e una tenuta che erano un po’ sparite. Al resto, continua a pensare la sua arte. Quella, si sa, è fuori dal tempo.

 

 

LA CLASSE DI PJANIC – Si è riconquistato il posto in squadra a colpi di classe. Gli è bastato meno di un mese. Sembra passata una vita per la Roma, che quel giorno perdeva il terzo derby di fila e adesso invece si gode il poker di vittorie, e sembra passata una vita per Miralem Pjanic, che quel giorno entrava a partita in corso, segnava il gol della speranza, esultava con un’espressione a dir poco rabbiosa e poi, controvoglia, andava davanti alla tv – di casa – a chiarire che «no, non ce l’avevo con l’allenatore».

 

Un cambiamento tanto repentino quanto inaspettato. Meno di un mese fa, infatti, il rapporto tra tecnico e calciatore sembrava ai ferri corti, tanto che sia Tottenham, sia Barcellona avevano bussato alla porta della Roma in vista del mercato di gennaio. Nessuno aveva fatto i conti però con il carattere la voglia di riscatto di Pjanic che 22 anni li dimostra solo all’anagrafe. Contro Siena e Fiorentina si è visto il vero Miralem, quello che la dirigenza giallorossa considera uno degli astri più luminosi del panorama internazionale e per il quale in estate ha rifiutato 25 milioni da parte del Barça.

 

Regista, trequartista, intermedio o attaccante? Zeman, contro Siena e Fiorentina, lo ha schierato esterno destro al posto dell’infortunato Lamela in una sorta di 4-3-2-1 con il bosniaco e Totti a danzare tra le linee. E l’intesa tra i due è sembrata proprio una sinfonia del celebre musicista austriaco. Col rientro di Lamela (previsto domenica contro il Chievo), Pjanic potrebbe tornare nel ruolo di intermedio al posto di Bradley in un centrocampo che sembra però aver finalmente trovato la giusta sintonia. Problemi di abbondanza di una Roma che contro la Fiorentina in panchina poteva annoverare nomi del calibro di Osvaldo, Stekelenburg, Burdisso, Perrotta, Lamela e De Rossi. Il pianista, come lo chiamavano in Francia, ha ricominciato a far sentire la sua musica.

 

 

MARQUINHOS RESTA – Fonti della societa’ giallorossa fanno sapere che ”c’e’ stato uno scambio di corrispondenza tra la Federazione brasiliana e la Roma al termine del quale si e’ deciso insieme di non far convocare Marquinhos ne’ per il training camp ne’ per le qualificazioni” del torneo sudamericano under 20.

 

 

ARRIVA LA COPPA ITALIA – Domani sera sarà Roma-Atalanta di coppa Italia. Zeman è deciso ad attuare il turnover, anche se moderato. Non potrà contare sullo squalificato Lamela , ma verrà lanciato De Rossi dall’inizio.  Da verificare, inoltre, se Stekelenburg riuscirà a tornare tra i pali della Roma: l’olandese, reduce da alcune settimane di stop per un doppio infortunio, contro la Fiorentina è stato portato in panchina, Zeman ha dato ancora fiducia a Goicoechea, ma non è chiaro chi sia realmente il titolare. Ci si aspetta inoltre l’impiego di Dodò al posto di Balzaretti. “La Coppa Italia spesso viene snobbata, ma è una competizione ufficiale. Dobbiamo cercare di vincerla. La Coppa è diversa dal campionato, se sbagli sei fuori. Domani dobbiamo giocarcela”. Con queste parole Zeman dimostra che domani se la giocherà fino in fondo.

 

 

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