La Roma è solo carne molle e arresa

La prima volta dopo anni che un portiere della Roma para un rigore, un evento, su Neymar, arriva primo sulla respinta uno del Barca, Adriano. E questa è vergogna pura. Più del 6 a 0. Ma potevano essere 12

di Redazione, @forzaroma

Il tifoso romanista arriva a Barcellona spompato come una vecchia tetta dopo aver vissuto la sua partita vera, due ore prima, una dozzina di strizzoni veri a Borisov e strappato alla fine quel punticino che vuol dire tanto, cioè tutto. Basterà battere i bielorussi tra due settimane all’Olimpico per ritrovarsi oltre e giocare all’aspirante cacciatrice di sogni proibiti. Non proprio un’impresona.

Come scrive Giancarlo Dotto su Dagospia.com, ci sono casi  in cui non hai bisogno che le cose accadono perché accadano. Scrivere prima che ci sia un dopo. Questo succede quasi sempre quando gioca il Barcellona. Il pezzo è già pronto. Devi solo posizionare il pallottoliere, un dettaglio. Affacciarsi in quel paradiso calcistico da comunissimi mortali (ma succede anche quando incroci il Bayern di Guardiola) è bello, ma soprattutto straziante.

Il tempo di fare un giro tra bellezze inaudite e ti ritrovi sfrattato con un delicatissimo calcio nel culo senza nemmeno aver morsicato uno straccio di mela, tantomeno pizzicato una natica di passaggio. Insomma, capisci fino in fondo che quell’eldorado proprio non ti riguarda, se non come una vacanza da poveracci. E torni al tuo campionatucolo fingendo d’essere grande.

Il fatto è che bisogna convincersi che quel mondo, il mondo del Barca, non esiste. Che mettere insieme un Messi, un Suarez e un Neymar è roba illegale, avendo un Iniesta in panchina per smussare la bellezza omicida del suo calcio. Centoventuno gol in tre, meglio scriverlo a lettere, solo nel 2015. Di che parliamo? Del patetico tentativo dei comunicatori di presentare la partita come una cosa credibile?

Il brutto, anzi pessimo, è che la Roma sfora il tunnel di Barcellona con l’idea che perdere 5 a 0 contro Messi e compari sarebbe una specie di successo. Non si spiega altrimenti l’aria passiva, tranquilla persino ilare con cui rientra in campo nel secondo tempo con tre palle già nel groppone e, intorno, loro tre, gli enormi, l’SMN, che sghignazzano umilianti, come si fa con le scampagnate di famiglia.

Se il Barcellona non esiste per eccesso, la Roma non esiste per difetto. Disastrosa dietro e timida ovunque. L’imbarazzo totale è capire che quelli segnano quando vogliono e non sempre vogliono. La Roma è solo carne molle e arresa. Appena provano a tirare fuori la testolina dal marsupio, quelli ti fanno il quarto con la grazia inesorabile di un Messi che regala palla a Piquet.

Ma volete sapere cosa m’impressiona definitivamente? E’ la capacità corale di pressing di questa banda di fenomeni, il vedere uno come Suarez andare furiosamente a cercare palla a metà campo sul 3 a 0 o Messi che insegue e stende Iturbe al limite della propria area sul 5 a 0. E qui, tra Barcellona e Monaco, la mano è tutta di Guardiola.

Loro sono stratosfera pura, lo sappiamo, ma calarsi le braghe ancora prima d’essere stuprati è troppo. Allarga la piaga. Cambiano allenatori e giocatori, ma sembra il problema cronico di questa squadra, un piacere quasi morboso di sprofondare quando basterebbe cadere. 

Il meglio che doveva succedere è successo a Borisov, il resto è pena totale. Lo scorcio che dice tutto? La prima volta dopo anni che un portiere della Roma para un rigore, un evento, su Neymar, arriva primo sulla respinta uno del Barca, Adriano. E questa è vergogna pura. Più del 6 a 0. Ma potevano essere 12. Dzeko che appoggia il rigore è uno che dice: se deve essere disfatta lo sia fino in fondo. Il suo golletto arriva quando tutto è finito, senza mai essere cominciato.

(dagospia – G. Dotto)

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