La legge di Fonseca. Rispetto e disciplina: ecco come Paulo ha ribaltato Trigoria

La legge di Fonseca. Rispetto e disciplina: ecco come Paulo ha ribaltato Trigoria

Quando è arrivato dalla fredda Ucraina per tutti era solo “Zorro”. Adesso sappiamo che se la Roma, nel suo anno zero, è a 7 punti dalla vetta alla fine del girone di andata il merito è soprattutto suo

di Valerio Salviani, @vale_salviani

Paulo Fonseca si è definitivamente preso la Roma. E lo ha fatto con due princìpi molto chiari: il rispetto e la disciplina. “Qui comando io, questa è casa mia” e nessuno verrà mai prima della squadra. La partita di ieri è stata la dimostrazione plastica del modo in cui il tecnico tiene in pugno lo spogliatoio. Dopo la prova non all’altezza contro il Wolfsberger, i giocatori non avevano altre possibilità. Qualcuno ha pagato con la panchina (vedi Under e Spinazzola), qualcun altro ha dovuto riscattarsi in campo. E nonostante il rocambolesco 1-0 della Spal, è arrivata una reazione forte che ha portato ad una vittoria pesante.

A tre partite dalla fine del girone d’andata la Roma è a “soli” sette punti dalla vetta. Nell’anno che doveva essere quello della ripartenza è già una conquista. E il merito di questo piccolissimo traguardo è di Paulo Fonseca. “Ha capito cosa vuol dire essere a Roma” aveva detto Totti, ed è il complimento migliore che gli si potesse fare. In un’intervista all’Uefa il tecnico aveva spiegato in piccola parte come funziona nel backstage romanista. “Prima, durante e dopo le partite parlo solo io e gli altri ascoltano. Poi, durante la settimana, i giocatori possono dire la loro”. Un modo di fare che ha permesso all’ex Shakhtar di conquistarsi la fiducia e il rispetto di tutti.

“E’ merito di Fonseca”. “Il mister ci aiuta e ci fa capire dove migliorare”. “E’ un grande allenatore”. Da Dzeko a Kolarov, passando per Pellegrini e lo stesso Florenzi, mai una parola fuori posto quando si parla del portoghese. Se qualcuno poi sbaglia toni o modi, paga. Chiunque, senza la possibilità di appellarsi allo status. Che si tratti del giocatore più esperto o di un membro dello staff (come successo al tattico Leal quest’estate, rimproverato a muso duro da Fonseca), non ci sono eccezioni.
In Europa era conosciuto come Zorro per quell’episodio in conferenza stampa. E la sua faccia “pulita”, unita ai modi da gentiluomo potevano ingannare. Adesso, dopo i primi mesi a Roma, tutti sanno chi è davvero Paulo Fonseca. Senza maschera e a testa altissima.

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