In difesa di Rudi Garcia

di Redazione, @forzaroma

(ilcatenaccio.es – F.Canale) Da quando sono finiti i tempi cupi e la Roma ha ripreso a volare, sulla squadra giallorossa si è abbattuta una campagna d’opinione ingiusta e volgare.Non ingannino i giri di valzer per riportare Totti in Nazionale! La Roma di quest’anno non è amata, per il semplice fatto che ha ricominciato a vincere ed è temuta in chiave scudetto.

 

 

La dimostrazione sta nei commenti  spesso superficiali che accompagnano le partite dei capitolini. I fatti sono un optional e vengono ripetutamente mistificati, le gare della Roma sono viste con gli occhi del tifo contro, mentre un’analisi seria risulta condizionata  dal pregiudizio, se non addirittura dalla malafede. Così sulla Roma dei record sono piovute delle critiche ingiustificate che hanno un unico obiettivo: ridimensionare la portata dell’impresa che i ragazzi di Rudi Garcia stanno compiendo.

 

 

In principio c’era il calendario facile. Una tesi puerile e facilmente confutabile. Per i giallorossi infatti il pericolo di affrontare le piccole ad inizio stagione non valeva. Poi quando la Roma ha cominciato a demolire nell’ordine LazioInter e Napoli, allora si è deciso di virare su un’altra idiozia.

 

 

Gli aiuti arbitrali. Quello di una Roma che vince gli scudetti grazie ai favori esterni è un vecchio ritornello, neppure tanto originale. Nel 1941 ci fu Mussolini, poi nel 1983 la longa manus di Andreotti, nel 2001 il potere del presidente Sensi in Lega (vedi caso Nakata) e infine negli ultimi anni il ruolo di Unicredit. Dopo i rigori contro Inter e Napoli, si è tornati a parlare di Roma favorita, come se improvvisamente il Ponentino avesse cominciato a soffiare con la virulenza del vento del nord regalando ai capitolini quegli aiuti che in passato gli erano stati negati.

 

 

Tra una farneticazione e l’altra, si è tentata la chirurgica demolizione del parco giocatori. E allora Maicon– per intendecci il terzino destro più forte del mondo ai tempi dell’Inter di Mourinho – era diventato una scommessa, De Sanctis un portiere da pensionare e Gervinho uno scarparo, anche quando l’ivoriano a suon di gol e prestazioni risultava decisivo.

Il ruolo della fortuna è una vecchio cavallo di battaglia che va bene per tutte le stagioni, figuriamoci se non veniva rispolverato nella circostanza. Ma il “capolavoro” c’è stato dopo la vittoria col Napoli, quando Rudi Garcia, l’indiscusso protagonista di questa resurrezione, è stato definito in maniera denigratoria il nuovo Trapattoni 2.0.

 

 

A tutto c’è un limite. Premesso che ogni maniera di giocare ha una sua dignità, l’accusa di difensivismo non sta in piedi. Lo confermano le statistiche relative ai passaggi utili, al possesso palla, agli assist ed ai palloni recuperati. La Roma è l’unica squadra in Italia che sa interpretare alla perfezione le diversi fasi di gioco all’interno di una stessa partita: attacca con pazienza quando gli avversari si chiudono, fa un possesso intelligente nel momento in cui la gara va controllata, si abbassa e gioca corta per sfruttare le ripartenze veloci negli spazi, sa soffrire e difendersi a pieno organico e con ordine.

La duttilità nel calcio è un pregio, non un difetto. La Roma di Garcia non lascia punti di riferimento agli avversari ed ha nell’essere camaleontica il suo punto di forza. Tatticamente, il merito più grande del tecnico francese è stato quello finora di essere riuscito a trovare la perfetta sintesi tra i diversi sistemi di gioco esistenti, prendendo i punti di forza di ciascun modulo e mettendoli insieme. Ad oggi, la Roma è la squadra europea più organizzata nelle transizioni. Quando recupera palla ribalta subito l’azione e con 3 passaggi arriva in porta. Quando la perde, si muove a fisarmonica e non si fa mai trovare scoperta. Per certi versi ha migliorato il concetto stesso di transizione, rinunciando spesso alla fase di riposizionamento dietro in favore del pressing immediato. Altro che Catenaccio ripulito

 

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