Il Romanismo spiegato a James Pallotta

Il Romanismo spiegato a James Pallotta

Che ti sei perso James. Avevi un enorme serbatoio d’amore, lo ha disperso in un mare di rimpianti. Ma perché? Che ti abbiamo fatto?

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

Caro James, ieri nessuno può sapere se hai pianto. Non eri all’Olimpico, non eri nemmeno a Roma. Non hai parlato, non hai twittato. Ma non avevi pianto nemmeno il 28 maggio di due anni fa quando crollò il primo pezzo di cielo su Roma. Figuriamoci ieri. Forse avrai tolto l’audio per i troppi insulti, o forse la tv non l’hai accesa proprio. Non mi interessa. Sei stato il presidente in uno dei momenti più romanisti della storia, senza essere romanista. Un paradosso, un affronto che questa città non poteva sopportare. Perché si possono digerire anni di mancate vittorie, pesanti tonfi, cessioni. Ma non la mancata empatia. Di quella Roma è campata per secoli. Con quella siamo sopravvissuti in faccia ai maligni e ai superbi per anni. Forse quella, oltre a un po’ d’italiano, dovevi sforzarti di impararla. E invece l’hai rigettata come un amore impuro. Il perché lo sai solo te. Però, se ancora non l’hai fatto, ti invitiamo a vedere il post partita di ieri.

Lacrime di pioggia, lacrime di romanismo puro. Quelle commosse di un Sir di quasi 70 anni dal profilo augusteo. Nonno, papà, autore dell’impresa sportiva più celebre di tutti i tempi. Uno che poteva godersi i soldi in una delle sue case di Londra, ma che ha accettato di imbarcarsi in questa città così triste e confusa, la sua città. Le lacrime. Quelle nascoste sotto il sorriso che deve rincuorare i più deboli di un uomo di 35 anni con la faccia da tifoso e gli occhi da eterno micione. Come noi. Zuppo d’amore e pioggia. Papà, marito, amico e capitano di un futuro passato troppo in fretta. Le lacrime. Quelle tenute negli occhi gonfi, quelle già esplose sul viso due anni fa di un eroe di oltre 40 anni costretto dal ruolo a una giacca e camicia troppo stretta per contenere l’emozione. Papà, leggenda, fratello di tre generazioni, trattato pure lui come un cartellone pubblicitario. Le lacrime. Quelle non trattenute di un piccolo, grande uomo di 65 anni. Papà, nonno, eterno giovane e scopritore di fenomeni. Pure lui piegato come una bandiera troppo vecchia e messo in un cassetto per essere sfoggiato solo nei momenti di cerimonia. Dimenticando chi è stato e cosa sarà sempre per questa città.

Qualche tempo fa un enorme attore come Valerio Mastandrea, che ieri avrà pianto di sicuro, spiegò  “l’anti-romanismo” a suo figlio dopo il 7-1 di Manchester. Non poteva immaginare cosa sarebbe successo dopo. Che quell’antiromanismo avrebbe distrutto la Roma dal suo interno. Valerio lo spiegò con parole uniche. Spiegare certe cose a un figlio può sembrare difficile, ma non lo è. Loro hanno l’umiltà, la fantasia, il cuore puro di chi si fida di chi gli vuole bene, di chi quelle cose le conosce più di lui. Difficile, anzi ormai impossibile è farlo capire a presunti broker di una città nata quando Roma compiva già quasi 2000 anni di storia. A presidenti assenti pure nel giorno in cui il Colosseo (non lo nominate invano) perde uno dei suoi pezzi più antichi. Che te sei perso James. Avevi un enorme serbatoio d’amore, lo ha disperso in un mare di rimpianti. Ma perché? Che t’avemo fatto? E che abbiamo fatto a esteti con l’accento toscano-londinese che anelano a diventare Sir, ma che al massimo possono ottenere tramite amici una prima fila per lo Shakespeare’s Globe.  Smettetela di provarci, pure voi. Claudio Ranieri, Daniele De Rossi, Francesco Totti, Bruno Conti, Curva Sud. Smettetela, non ce riuscite. Così fate solo piagne noi.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy