Il Principe: "Non so se io sia nella top 3 delle bandiere giallorosse, tanti giocatori sono stati importanti. Nella Capitale passeranno sempre grandi campioni"
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Giuseppe Giannini, leggenda della Roma, ha rilasciato un'intervista a Gazzetta Regionale parlando della sua esperienza in giallorosso e non solo. Di seguito le parole del Principe:
Ci racconta della sua avventura alla Roma? "Non so se io sia nella top 3 delle bandiere giallorosse, tanti giocatori sono stati importanti nella storia della Roma. Sarebbe sciocco dire 2-3 nomi e non dirne altri. La Roma è stata, è e sarà sempre un territorio dove i grandi campioni passeranno, è una piazza troppo importante a prescindere da vittorie e sconfitte. Roma è passione, affetto, responsabilità perché giochi nella Capitale. Poi c'è il passato, che non deve essere dimenticato".
Chi le ha dato il soprannome Principe? "Odoacre Chierico. C'era il Divino che era Falcao e poi c'ero io, elegante, che difficilmente guardavo il pallone perché bastava sentirlo con i piedi. Ero un ragazzino ed ero già a contatto con grandi campioni. Venivo coccolato, ma anche io sapevo farmi apprezzare".
Cosa significa essere romano, romanista e capitano della Roma? "Hai sempre gli occhi puntati, sia in positivo sia in negativo. Nei momenti meno belli sei nell'occhio dei ciclone, se fai male sei criticato. Tutto ciò che fai viene pesato. Ma con tutti: Di Bartolomei, Conti, De Rossi, Totti... Ma è il bello è anche questo, sentirsi importanti per la propria città e per i propri tifosi. Non mi è mai pesato".
Un aneddoto da allenatore a Verona. "La sanno in pochi questa cosa. I tifosi dell'Hellas sono gemellati con quelli della Lazio e io arrivo a fare l'allenatore dell'Hellas dopo aver vinto il campionato a Gallipoli. Ero un allenatore giovane ed emergente. Il primo giorno che arrivo in albergo mi trovo una macchina con gli altoparlanti e l'inno della Lazio. Da lì è stato sempre un martellamento, ma mi eccitava il fatto che ci fossero sempre 15-20 ragazzi lì a fare questa cosa".
Che cosa si prova a essere l'idolo di Francesco Totti? "Fa piacere, è chiaro, ma all'inizio non lo sapevo. Era stato aggregato in squadra prima di una trasferta, all'ultimo momento. Io ero l'unico giocatore con una camera singola, Fabbri mi dice che deve dormire con me. Non era un problema ovviamente, ma non avevo idea di chi fosse. Da lì parte quest'amicizia e questo rapporto con lui, in camera non parlava e mi guardava e basta. Mi ha raccontato un po' la sua storia e da lì siamo entrati in considerazione. Lui è abbastanza simpatico, ci siamo ammazzati dalle risate. Gli piaceva giocare a scopetta e ogni tanto gli davo qualche indicazione. Poi ha cominciato ad allenarsi con noi, sono entrato in confidenza con la famiglia e per i suoi 18 anni mi avevo invitato al compleanno in un locale a Piramide. Io ero di ritorno da Malta con la Nazionale, dall'aeroporto vado direttamente da lui con la divisa della Nazionale".
C'è un giocatore delle giovanili della Roma pronto al salto? "Non ho seguito la Primavera, neanche le giovanili. Già quando sei alla Roma potenzialmente puoi essere da Serie A o comunque un futuro professionista. Già lì è troppo facile. Ce ne sono in giro di giovani bravi che possono dire la loro, ma devi essere fortunato ad avere l'allenatore che crede in quel ragazzo. Come ha fatto il Pescara credendo in Arena e portandolo in Italia da Sydney".
Poi spazio alle domande flash: "Quanto pesa la fascia da Capitano a Roma da 1 a 10? 10. Eriksson o Liedholm? Liedholm. Di Bartolomei o Totti? Entrambi. Chi al posto di Bruno Conti alla Roma? C'era De Rossi, lasciamo De Rossi. Se tornerò alla Roma un giorno? No. Graziani o Pruzzo? Pruzzo. Falcao o Bruno Conti? Entrambi".
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