Garcia (AUDIO): “Lo scudetto non dipende da noi, pensiamo al secondo posto. Destro non è un violento”

di finconsadmin

L’allenatore della Roma Rudi Garcia in occasione dell’uscita in Italia della sua biografia “Tutte le strade portano a Roma. Il calcio è la mia vita“, a rilasciato un’intervista al programma “Le invasioni barbariche” in onda su La7.

 

 

 

 

Sei la rivelazione dell’anno?
Io non posso dire questo
Scudetto?
Non dipende da noi, da noi dipende solo il secondo posto, fare il meglio e vincere sabato. Poi aspettare gli altri risultati e vedere la Juve.

La Roma ha fatto ricorso per la squalifica, ma la manata Destro l’ha data…
Mattia non è un giocatore violento, il calcio è anche uno sport di contatto. C’è sempre una lotta tra i giocatori per prendere la posizione migliore. E’ vero che Mattia ha dato la manata, ma è vero anche che l’arbitro ha visto tutto e ha fischiato. La regola dice che non c’è prova tv se l’arbitro ha visto la situazione. E’ più la moviola che entra in queste situazioni e a me piace.

Se la moviola entrasse in campo?
Sarebbe bene, siamo nel 21esimo secolo.
Roma squadra perseguitata?
No, non penso queste cose. Io faccio il mio con la mia squadra,

Come farete senza Destro?
Faremo con un altro. Anche se penso che con questo ricorso può accadere qualcosa, perchè è illogico.

Come va con l’italiano?
Sono nove mesi che lo parlo, che lo capisco, però a parlare sbaglio qualche volta

Capisci meglio il romanesco?
Si è vero e poi abbiamo a Roma quattro giocatori romani Totti, De Rossi, Florenzi e Romagnoli.
Conosci il Ferrara?
No non la conosco
Ci giocava Capello, tu lo ha conosciuto?
Lo conosco adesso, in Italia ci sono tanti grandi allenatori. Non è solo un piacere ma un onore venire in Italia ad allenare

La storia di come sei arrivato alla Roma è appassionante…
Adesso il calcio è internazionale, essere a Marrakech in vacanza, poi andare a Milano a vedere Sabatini, poi andare a New York a vedere la proprietà americana e poi andare a Lilla.

Com’è stato l’incontro con Sabatini?
Bello, ha un carattere forte, è una persona tutto di un pezzo.
Il tuo procuratore ti aveva detto che non c’erano tante possibilità..
Era anche quello che mi ha detto Walter appena arrivato

Sei andato per sentire allora?
No

Ti hanno detto poi di andare a Ney York e tu non ci eri mai stato?
Si può succedere, anche quando sono andato a vedere Pallotta non ho visto nulla e devo tornare.
Hai fatto una vita di lavoro?
Si, ma è anche un privilegio vivere della propria passione. L’allenatore è un servizio 24 ore su 24 e sette giorni su sette.
La figura di tuo padre è contato molto, com’era come padre?
Era un padre spagnolo, con questa autorità, la voglia di fare bene per i bambini. Era un esempio anche se in quell’epoca era un padre che non mostrava i sentimenti ma bastava uno sguardo per capire.

Scrivi che tuo padre è mancato guardando una partita…
Lui la sognava questa morte. La sognava giocando quando era giovane.
Le ultime parole che ha detto sono state: “Perche non fa giocare Demelo”
Si è vero.
Ora chi chiami prima di ogni partita?
La mamma, lui ha ancora il mio vecchio numero. Prima della partita faccio due telefonate, una professionale e una alla mamma.
La mamma che dice?
Stai tranquillo.
Quando sei arrivato molti hanno fatto battute tipo Gasparri?
Lo vorrei incontrare, disse che aspettava Zorro.
Se lo incontri che gli dici?
Sarà fra lui e me. Penso che quando uno tifa una squadra la deve tifare fino alla morte. Quando una squadra va meno bene è li che abbiamo bisogno del sostegno dei tifosi. Quando le cose vanno bene è facile amare la squadra.

Sei arrivato dopo la sconfitta in Coppa Italia…
La prima cosa da fare era far tornare il sorriso sul viso dei giocatori e fare il meglio sul campo per far si che i tifosi fossero orgogliosi di noi. Penso che questo obbiettivo lo abbiamo già raggiunto e sono fiero di questo.
Totti?
Lui è normale, i più grandi giocatori di calcio sono i più normali ed umili. Lui è così, pensa solo alla squadra e al bene della Roma. Francesco è uno dei più grandi giocatori della storia del calcio e bisogna che uno con questo talento lo deve mostrare in Europa
Sei ambizioso?
Sempre.

Quanto ti sei innamorato della Roma?
Tanto, perchè è facile sentirsi romanisti e romano. La città è meravigliosa, mi piace la lingua che ho imparato velocemente, mi piace.

 

Hai tre figlie, è diverso fare il padre e all’allenatore?
Non tanto.

Cosa c’è in comune?
Amare i giocatori, che sono quasi come i miei figli. Come si può allenare una propria rosa senza amare i propri giocatori?
Se uno ti sta antipatico?
Ci parlo e cerco di capire il perchè. E’ importante quando si sceglie un giocatore io prendo informazioni sull’uomo. Co uomini buoni è più facile andare avanti e ottenere risultati.

Senti più vicino il gioco del Milan o dell’Inter?
Io faccio in modo che la mia Roma abbia un’identità di gioco. Il gioco deve essere spettacolare perchè la gente paga e a volte fa risparmio per venire allo stadio.

E’ più spettacolare il gioco del Milan o del’Inter?
Non mi importa. Importa stara davanti
Come finisce il campionato?
Mancano ancora sei partite e poi si vedrà.

Come finiamo, forza Roma?
Daje Roma.

 

fine

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