"Col passare del tempo mi sono reso conto che a Roma sono stato molto felice. Non ho ancora avuto la possibilità di tornare, ma voglio farlo", le sue parole a FR
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Roma ti rimane addosso. Basta una stagione per innamorarsi della città, dei colori, dei tifosi. È quello che è successo a Gago. Fernando arriva dal Real Madrid nel 2011, in prestito, nella nuova Roma formato USA. E diventa subito uno dei baluardi del centrocampo. Luis Enrique non ha dubbi: è lui il fulcro della squadra. In campionato gioca 30 partite e segna anche un gol, contro il Lecce. Lui è felice. Ha già trovato casa ed è pronto a rinnovare il suo amore per la Roma. Il riscatto, fissato a 7 milioni, sembra a portata di mano. Poi cambia tutto. Arriva Zeman e non se ne fa più nulla. Oggi Fernando racconta quel passato ai microfoni di Forzaroma.info, con un po’ di amaro in bocca. Ma con la felicità di chi ricorda un momento unico. E forse un giorno in Italia ci tornerà, anche prima di quanto si possa pensare.
"A Roma sono stato felice, avevo già trovato casa"
Partiamo dalla Roma. Che ricordo ha della sua esperienza in giallorosso? "La mia esperienza alla Roma è stata molto importante, sia dal punto di vista calcistico sia per quanto riguarda la mia vita. Mi sono innamorato moltissimo della città e del club, ma anche dell'allenatore (Luis Enrique, ndc) con cui ho avuto la fortuna di lavorare, che mi ha dato tanti strumenti utili per quello che sarebbe stato, in seguito, il mio futuro da allenatore. Credo di avere i ricordi più belli. È una città in cui sono stato molto felice. Purtroppo non si è concretizzata la possibilità di continuare, perché proprio in quel momento c'è stato il cambio di allenatore. Ero praticamente sul punto di rinnovare: alla Roma c'era un'opzione per acquistarmi a titolo definitivo. Con il cambio in panchina, però, la situazione è cambiata. In seguito sono arrivati altri allenatori che avrebbero voluto che facessi parte del progetto, ma quello subentrato in quel momento (Zeman, ndc) non mi avrebbe preso in considerazione. Così il club ha deciso di non esercitare l'opzione. Mi sarebbe piaciuto moltissimo restare. Avevo già trovato i posti in cui vivere, avevo già la casa. Ero davvero molto contento. È uno dei ricordi più belli che conservo e oggi la Roma ha un tifoso in più".Lei ha lavorato con grandi allenatori. Quanto le ha lasciato Luis Enrique e quanto ha influenzato il suo modo di allenare oggi? "Credo che il modo in cui sono oggi come allenatore dipenda in parte dalle caratteristiche calcistiche che ho avuto per tutta la vita e da ciò che Luis Enrique mi ha trasmesso in quel periodo, così come, successivamente, Gabriel Heinze. Questi due allenatori mi hanno influenzato moltissimo nel modo di intendere il gioco, oltre ai grandi tecnici che ho avuto, come Mourinho, Pellegrini, Juande Ramos e Capello. Non voglio dimenticare nessuno: ho avuto allenatori straordinari, ognuno dei quali mi ha lasciato un grande insegnamento".
Con De Rossi ha condiviso lo spogliatoio. Come lo vede oggi in panchina? "Con Daniele ho parlato diverse volte. Abbiamo avuto la fortuna di condividere lo spogliatoio e di giocare insieme per quasi un anno, disputando tutto il campionato. La verità è che è un giocatore fantastico ed è anche un allenatore che si trova in una fase di formazione. Anzi, credo di aver iniziato ad allenare prima di lui. Daniele, però, ha un temperamento particolare e, per il suo modo di allenare, credo sia un grandissimo tecnico. Sta facendo molto bene. E questo dipende anche dalla motivazione e da ciò che vuole dimostrare".
"Mi piacerebbe allenare in Italia. La Roma? Non saprei..."
Le piacerebbe allenare in Italia? "Sì, certo, mi piacerebbe avere questa opportunità. In diverse occasioni sono stato vicino a vari club italiani, ma, per determinate circostanze, non si è mai concretizzata la possibilità di allenare in Italia. Mi piacerebbe, sì. È un percorso, naturalmente: ci sono tempi e momenti giusti e non bisogna forzare le cose. Come dico sempre, conta la formazione, conta il lavoro e conta il percorso che si compie per arrivare a diventare allenatore, soprattutto in Europa".E tornare alla Roma, questa volta da allenatore, sarebbe un sogno? "Non so se penserei alla possibilità di allenare la Roma, ovviamente. Come le ho detto prima, nutro un grandissimo rispetto per il club e per la città. Mi hanno sempre trattato molto bene. Non ho ancora avuto la possibilità di tornare. Dico sempre che avrei tanta voglia di farlo, di andare al club e rivedere le persone della tifoseria, che mi sono piaciute moltissimo".
Qualche mese fa ha vissuto un momento personale difficile. È cambiato il suo modo di affrontare la vita e il lavoro? "Credo di essere una persona che ha sofferto a causa degli infortuni e che ha perso il papà e i fratelli in determinati momenti della propria vita. Quello che è successo tre o quattro mesi fa è stato qualcosa di inaspettato, un evento che mi ha portato a riconsiderare alcune cose. Ma ho sempre mantenuto la stessa intensità nel voler godermi la vita e il lavoro che faccio, e nel modo in cui lo faccio. Dal punto di vista lavorativo non è cambiato molto, ma sul piano personale sì, soprattutto per quanto riguarda lo stile di vita. Ho dovuto rinunciare ad alcune cose e, naturalmente, prendermi maggiormente cura di me stesso".
Ripensando alla sua esperienza in giallorosso, c'è qualcosa che avrebbe voluto fare diversamente? "Avrei voluto godermela di più. Quel Gago avrebbe dovuto godersela di più, sapendo che forse c'era la possibilità di restare nel club e continuare a provarci. Anche se, restando, l'allenatore che sarebbe arrivato non mi avrebbe preso in considerazione, avrei voluto godermela di più, perché ero stato davvero felice. Col passare del tempo mi sono reso conto che quello era un posto in cui ero stato molto felice".
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