Friedkin, rimanda un po’ indietro

Un texano, dopo 3 mesi di full immersion nella capitale, ha capito che non è esiste Roma senza Roma. Che non esiste un brand senza i suoi simulacri. E allora riparta da Totti

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

Manda un po’ n’attimo indietro. Più di un teaser, è già aforisma. La nostalgia che ha colto tutti noi dopo i titoli di coda del docufilm su Francesco Totti non passerà in poche ore. Lo sa bene chi ha visto quella piccola perla al cinema nei primi giorni della sua uscita che ha combaciato con un momento terribile per la vita del Capitano e di tutti noi. Rimane viva quella sofferenza malinconica come le grandi storie d’amore finite, sospese, interrotte. Vi rimane addosso perché magari per qualche giorno ve l’eravate un po’ dimenticata. Ci sta. Almeno fino al prossimo amore. Inimitabile però ha un’accezione precisa e nel caso di Totti più che azzeccata. Non ci sarà mai un’altra storia così, è impossibile. Per tempi, modi, persone. Perché come scriveva Mark Twain “La storia non si ripete ma fa rima”. La storia è unica. E unico è quel rapporto, unico è il modo in cui ci ritroviamo tutti invecchiati, cresciuti, migliorati o peggiorati in quelle due ore di film. Sulle note di Baglioni tutti abbiamo capito cosa diamine abbiamo vissuto. Eppure c’è stato un tempo, una piccola frazione di tempo anzi, in cui era quasi difficile stare dalla parte di Francesco. Di uno che per antonomasia (e non per esagerazione) può definirsi Eroe. Ovvero “persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s’impone all’ammirazione di tutti”. Ma l’ammirazione fa scattare pure invidie, gobbe e voglia di rovinare il bello. E in quel 2017 scegliere di stare dalla parte di Totti è stata dura per qualcuno. Perché c’era una parte di club che anziché difenderlo “ghettizzava”, derideva chi lo difendeva dall’atroce sofferenza dell’addio. Con chi se la prendeva con Spalletti per un trattamento che nemmeno Di Canio avrebbe riservato a uno come Totti.

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Una sofferenza che si legge in quegli occhioni azzurri, così sinceri da far male a facce che nella vita hanno saputo solo abbassare lo sguardo di fronte al più potente di turno. Non per timidezza, ma per tacita meschinità. Erano i negazionisti della Storia. La smentivano, la alteravano, la negavano appunto. Come purtroppo accade per affari ben più seri di questi tempi. E lo facevano con addosso quello stemma che solo Francesco Totti ha portato così in alto in oltre 90 anni di storia. Strano eh, pensarci adesso. Chi aveva in mano la Roma ha fatto piangere chi la Roma l’ha presa per mano per 25 anni. Eppure era così. In quei giorni la Roma si è staccata da Roma, si è creata una frattura enorme che nessun troll su Twitter può smentire. Perché c’è un Paese reale, e uno virtuale. E quello reale il 28 maggio era morto dentro, era rimasto così deluso da non aver la voglia di amare più. La Roma aveva perso tanto, perché aveva negato le sue radici. Oggi Friedkin, che romano non è di certo, le sta provando a far ricrescere. Con fatica, con comprensibili errori e qualche consiglio azzeccato come il Roma Department. Un texano, dopo 3 mesi di full immersion nella capitale, ha capito che non è esiste Roma senza Roma. Che non esiste un brand senza i suoi simulacri. E allora riparta da Totti. Caro Dan e Caro Ryan guardate quel film, non servirà nemmeno farvelo spiegare da ex cortigiani che oggi non mollano la sedia (come era la storia del “bisogna sapere quando smettere?”). Sapete cosa fare in fondo. Per ricucire davvero quello strappo serve un gesto così. E allora non sarà più un “rimanda indietro va”, ma un “manna avanti un po’”. Perché la storia non si ripete, ma può continuare. Anzi fa rima. E Totti fa rima con Roma. Che piaccia oppure no.

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