Fonseca, rinascita e riscatto: così ha convinto (quasi) tutti. Ma c’è ancora la grana infortuni

Il portoghese è riemerso dalle sabbie mobili in cui si trovava a inizio stagione: la Roma ha il terzo miglior attacco e subisce pochi tiri in porta. Ora aspetta gli indisponibili e il direttore sportivo

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

Il compito sarà quello di invertire la tendenza, sua e della Roma. Perché Paulo Fonseca negli ultimi mesi ha rivendicato il diritto di ripartire dalla stessa base della prima stagione per alzare l’asticella. Una cosa che non gli è quasi mai successa in carriera, soprattutto per meriti propri: al Paços de Ferreira ha fatto meglio il primo anno del secondo (con in mezzo l’esonero al Porto), al Braga è rimasto solo un anno. Allo Shakhtar ha vinto tre campionati, ma la sua media punti è scesa ogni stagione. Alla Roma il mantra è diventato “voglio fare meglio della scorsa annata”, che vorrebbe dire entrare nelle prime quattro. Che poi è l’obiettivo di tutti, anche se Pedro quell’asticella ha provato ad alzarla ancora di più. Lo stesso Fonseca sembra maturato: ora conosce il calcio italiano e anche la scarsa attitudine ai cambi e al turnover di inizio stagione è stata messa in un cassetto. E la mossa Borja Mayoral-Cristante ieri è valsa i tre punti.

Tiri in porta e difesa blindata: i numeri del nuovo Fonseca 

 

Quando sente la parola “scudetto”, Fonseca chiede equilibrio: i numeri delle prime partite però gli sorridono. La Roma è la squadra che tira di più di tutta la Serie A (109 conclusioni, addirittura 36 in più di Juve e Lazio) ed è il terzo attacco dietro solo a Milan e Sassuolo. Grazie al contributo di Mkhitaryan (4 gol e 5 assist tra campionato ed Europa League) e Pedro (4 più 3), la vera svolta rispetto ai Perotti, Kluivert e Under.

Un anno fa dopo sette giornate i gol segnati erano 12, quelli subiti 10. Ed è forse in questa voce che sono arrivati più progressi: non tanto per il meno due rispetto a un anno fa ma per la sensazione di sofferenza che ormai sembra spazzata via. Dal modulo e dai nuovi interpreti. Dalla sicurezza di Mirante e Smalling alla crescita di Ibanez, la Roma è la terza squadra a subire meno tiri in porta ma comunque sui livelli di Napoli e Inter. Anche perché corre tanto: quasi 109 chilometri a partita, la settima in questa speciale classifica di tutto il campionato.

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Manca ancora la vittoria con una big, ma prima di Natale arriveranno le sfide con Napoli e Atalanta che racconteranno la vera dimensione di questa squadra. A cui resta il neo degli stop: sono già 20 in stagione, tra gli infortuni muscolari, traumatici e quelli dovuti al coronavirus (8). L’anno scorso nello stesso momento della stagione erano già stati dieci: cinque di natura muscolare (Mkhitaryan, Under, Perotti, Zappacosta e Spinazzola) e cinque traumatici.

Roma, un mini ritiro? Il piano Fonseca durante la sosta

 

In un momento in cui il motore aveva iniziato a girare, è forse qui la buona notizia della sosta. Permetterà ai calciatori fermi per Covid (se non ce ne dovessero essere di nuovi) di rientrare: Diawara ha già ottenuto l’idoneità sportiva, Calafiori potrebbe averla oggi. Resta Dzeko, che ha cominciato sabato la sua quarantena e resterà a casa fino alla prossima settimana. Contro il Parma alla ripresa del campionato Fonseca potrebbe averli tutti e tre, così come Carles Perez. Diverso il discorso per Spinazzola, che conoscerà nelle prossime ore l’esito del suo infortunio muscolare. Anche nel suo caso, la pausa gli viene in soccorso.

Quando Fonseca ritroverà la squadra (al netto delle ancora possibili partenze dei nazionali) avrà a disposizione quasi due settimane per riorganizzare un mini-ritiro. Che mai come quest’anno è fondamentale vista l’anomalia con cui si è conclusa la scorsa stagione ed è iniziata questa. Fonseca però proverà a tenere tutti sulla corda, magari con la speranza di abbracciare anche un nuovo direttore sportivo. Una cosa è certa: adesso che ha trovato la chiave non vuole più guardarsi indietro.

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