Fonseca all’ultimo atto: la sua Roma non cresce mai, i Friedkin preparano il cambio

Il tecnico è sempre più vicino all’addio. L’Europa League separa i giallorossi da un’altra stagione fallimentare. Per la successione Allegri è in pole, piace anche Nagelsmann

di Valerio Salviani, @vale_salviani

L’allenatore è un uomo solo. Conosce la solitudine, ci convive. Eppure ieri Paulo Fonseca, dopo le parole di Pellegrini alla tv del club, deve essersi sentito più abbandonato del solito. Il giocatore che lo abbracciava dopo aver deciso quel Roma-Spezia che poteva diventare il crocevia in positivo della stagione, lo ha smentito in diretta. “Atteggiamento? Non credo sia stato quello. Semmai siamo rimasti troppo bassi”. Tradotto: cercate il colpevole altrove. I giocatori non devono aver gradito il j’accuse del tecnico, che li ha attaccati con un pesante “non hanno avuto coraggio”.
In soldoni, la Roma si ritrova a cinque punti dal quarto posto e potenzialmente settima (la Lazio ha un punto in meno e un match da recuperare). I numeri sono simili a quelli della scorsa stagione e l’unico passo avanti è stato fatto in Europa League, dove si sono raggiunti i quarti di finale. La coppa europea è il solco che divide i giallorossi da un’altra stagione fallimentare.

Fonseca, l’ansia da prestazione e la mentalità sbagliata. La Roma non cresce mai

 

Per citare ancora Pellegrini, la Roma ha perso la partita dell’ambizione. Vincere ieri avrebbe dato la spinta per credere davvero alla qualificazione in Champions, unico obiettivo dichiarato da inizio stagione, anche quando qualcuno a denti stretti pronunciava la parola scudetto. Invece è diventata una mazzata terribile a morale e classifica. Alla 28esima partita di campionato i giallorossi si ritrovano sesti a 50 punti (51 sul campo senza lo 0-3 a tavolino di Verona). Lo scorso anno a questo punto della stagione i punti erano 48. Un paragone che certifica che, almeno in campionato, passi avanti non se ne sono fatti. Un passo indietro invece è evidente. Lo zero alla voce big match vinti è un dato clamoroso. Un ruolino da squadra di provincia. Neanche nella stagione di Luis Enrique, prima dell’era americana e termine di paragone per misurare gli anni fallimentari, la Roma aveva avuto un andamento così disastroso con le altre grandi del campionato. Per Fonseca erano match come gli altri. Ora invece parla di ansia e mentalità sbagliata. Ieri ci ha pensato Pellegrini a smentirlo, portando la discussione sul piano tattico. “Sicuramente qualcosa la sbaglio anche io” ha ammesso il portoghese.

LaPresse

Rosa corta, quanto pesa l’Europa League

 

A questo punto la strada per arrivare in Champions sembra quasi meno complicata se si punta all’Europa League, anziché al quarto posto. Vincendo il trofeo i giallorossi si garantirebbero l’accesso e un introito complessivo di 70 milioni. Ai quarti di finale ci sarà l’Ajax, avversario duro ma alla portata della Roma versione europea. Portare avanti la coppa però è costato davvero tanto ai giallorossi, che nei quattro match di campionato successivi a sedicesimi e ottavi di finale ha raccolto solo un punto, contro il Benevento. In tutto il campionato sono solo cinque vittorie su quattordici partite giocate dopo l’impegno del giovedì. Quasi un massacro, che certifica i limiti della rosa. E del gioco.

Quale futuro? L’addio di Fonseca è vicino: Allegri in pole

 

La vittoria dell’Europa League è l’ultimo gancio che tiene attaccato Fonseca alla panchina della Roma. Perdendo anche questo obiettivo, l’addio sarà certo. Con buona pace del connazionale Tiago Pinto, alleato del tecnico in questi mesi nel tavolo con i Friedkin. Il presidente è stato inquadrato ieri al termine del match decisamente contrariato. Dopo aver fatto fuori qualche dirigente, è facile immaginare che il texano stia preparando la strada per il cambio di mano anche in panchina. Insieme al consulente Gould è stata già preparata una lista di candidati che possono subentrare a giugno. Il nome in cima è quello di Allegri. L’ex tecnico della Juventus rientrerà nel giro la prossima estate e il progetto Roma lo stuzzica. Con la carta Champions in tasca, sarà più facile convincerlo. Dietro di lui c’è Sarri: i contatti con il suo agente Ramadani sono stati frequenti in questi messi, ma il passo decisivo non è stato compiuto. Alte anche le possibilità di vedere un altro tecnico straniero. Piace l’enfant prodige Nagelsmann, in linea con le ambizioni del progetto. La sensazione è che a giugno la Roma avrà il suo nono allenatore in dieci anni. E che non parlerà portoghese.

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  1. cpg35600 - 4 settimane fa

    Noi, della Roma, siamo specialisti nel passare a grandi entusiasmi per ogni vittoria, come anche a grandi repressioni per ogni sconfitta! Ma la vogliamo finire con questa tattica suicida che normalmente vien introdotta ad ogni sconfitta? Il valzer dei futuri allenatori non aiuterà la tifoseria: meglio
    acquistare giocatori di grosso livello con un allenatore famoso! Ma questa proprietà è interessata a fare un simile investimento?

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