Focus: la curva chiama, la Roma non risponde. Le norme e le possibili sanzioni

Molti tifosi hanno protestato per la scelta della squadra di non andare sotto la Sud al termine della partita persa con la Sampdoria. Scopriamo, dal lato puramente tecnico delle norme, le motivazioni di questo gesto

di Valerio Salviani, @vale_salviani

Ripartiamo dal fischio finale di Roma-Sampdoria. La partita si è appena conclusa con la vittoria degli ospiti per 1-0. I giallorossi collezionano la seconda sconfitta consecutiva all’Olimpico e, come già accaduto in passato da queste parti, la Sud prova a chiamare la squadra sotto la Curva per un confronto. Qualcuno resta in campo pronto ad andare, ma Florenzi, capitano per l’occasione, richiama i suoi negli spogliatoi. A chi gli chiederà il motivo di questa “fuga” il terzino risponderà “c’è una legge che ci vieta di andare, per evitare possibili tensioni”. 

LA NORMA – La legge a cui fa riferimento Alessandro Florenzi fa parte del codice di giustizia sportiva della Figc, approvato il 31 luglio 2014. Nello specifico, il riferimento è all’articolo 12 (prevenzione di fatti violenti), e più nel dettaglio al comma 8. Si legge: “Ai tesserati è fatto divieto di avere interlocuzioni con i sostenitori durante le gare e/o di sottostare a manifestazioni e comportamenti degli stessi che, in situazioni collegate allo svolgimento della loro attività, costituiscano forme di intimidazione, determinino offesa, denigrazione, insulto per la persona o comunque violino la dignità umana”. Nessuna possibilità di avere confronti o chiarimenti dunque.

SANZIONI – Se, a differenza di quello che è successo, la squadra avesse deciso di andare sotto la curva come avrebbero voluto i tifosi, sarebbero scattate le naturali sanzioni, regolate sempre dall’articolo 12, comma 8. Si legge: “In caso di violazione del divieto si applicano le sanzioni di cui all’art. 19, comma 1, lett. e) o h). In ambito professionistico, unitamente alla sanzione di cui al capoverso precedente, si applica la sanzione di cui all’art. 19, comma 1, lett. d). L’ammenda è applicata nelle seguenti misure: – euro 20.000 per violazioni in ambito di Serie A…”. Dunque, in ambito professionistico, la classica ammenda (20 mila euro con diffida). Mentre, come si legge nell’articolo 19, comma1, lettere e) e h), (richiamato dall’articolo 12), la violazione avrebbe comportato “squalifica per una o più giornate di gara; in caso di condotta di particolare violenza o di particolare gravità la squalifica non è inferiore a quattro giornate di gara” o addirittura “inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA, a ricoprire cariche federali e a rappresentare le società nell’ambito federale, indipendentemente dall’eventuale rapporto di lavoro”.

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