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Florenzi: “Ero diventato scomodo per la Roma. Non è vero che volevo andarmene”

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Le parole dell'ex giallorosso: "I tifosi hanno una verità distorta. Ho avuto la sensazione che qualcosa si era rotto tra i romani e Roma e ho capito che il prossimo sarei potuto essere io". Poi l'aneddoto con Mourinho
Redazione

Alessandro Florenzi si è raccontato a ruota libera nel corso di BSMT basement, il podcast condotto da Gianluca Gazzoli. Durante la lunga intervista, l'ex calciatore si è soffermato anche sul suo addio alla Roma, spiegando cosa non era stato raccontato nel modo giusto. Ecco le sue parole.

I tifosi come hanno vissuto il tuo addio alla Roma?"Non bene, ma perché molti di loro hanno una verità distorta che gli hanno voluto inculcare. Hanno detto che ero io a voler andare via, ma non è vero. Dopo Valencia io rimango fuori rosa alla Roma e Mourinho mi chiamò dicendomi 'Mi hanno detto che hai litigato con tutti, ma io non sono un pirla. Io ho chiesto e non hai litigato con nessuno, tutti parlano bene di te'. Io credo che lui avrebbe voluto che io tornassi, ma qualcuno glielo ha impedito. Non so se si diventa scomodi per la società. Ci sono riusciti con Totti e De Rossi con addii un po' ambigui. Ho avuto la sensazione che qualcosa si era rotto tra i romani e Roma e ho capito che il prossimo sarei potuto essere io". 

La prima convocazione? "Mi dissero 'lo sai che ti hanno convocato?'. Mi sono ritrovato tra i grandi, spaesatissimo. C'erano Totti e De Rossi, bastavano loro due. La giornata successiva faccio l'esordio, subentro a Totti. Ho ancora la foto a casa di mamma, io che do il cinque a Francesco. Mia mamma ha tutte le mie maglie, io non sono un grande collezionista. L'anno successivo vado a Crotone, e lì sono diventato uomo"

Come diventi capitano? "Divento capitano perchè Francesco e Daniele erano andati via, lo avevo già fatto ma sicuramente era una grande responsabilità. Giocare a Roma è differente, Roma è talmente passionale che ti travolge". 

Come vivevi la città? "Casa-campo, campo-casa. Quando andavo in giro non succedeva quello che succedeva a Daniele o Francesco, loro non hanno avuto una vita fondamentalmente. Io riuscivo ad andare a cena fuori, loro fermavano i ristoranti. Quello che sono stati loro per la Roma, in parte più Francesco, io non l'ho mai visto. Francesco è stato l'unico giocatore superiore al club". 

La dimostrazione d'affetto più grande che hai ricevuto a Roma? "Dopo il gol al Barcellona, dopo il gol al derby e l'anno della semifinale di Champions. Avevo tifosi sotto casa, io facevo foto con tutti".