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Falsini: “Alla Roma dicevo che ci si allenava poco, mi guardavano come un marziano”

Falsini: “Alla Roma dicevo che ci si allenava poco, mi guardavano come un marziano” - immagine 1
L'ex allenatore della Primavera giallorossa racconta un retroscena del suo tempo a Trigoria: "Ho chiesto di integrare gli allenamenti, però poi ci devono essere persone che sappiano insegnare calcio a questi ragazzi"
Redazione

All'indomani della disfatta in terra bosniaca dell'Italia ci si interroga nuovamente su cosa non è andato, non va e cosa bisogna cambiare nel nostro calcio. Chi ha vissuto in maniera diretta i settori giovanili è Gianluca Falsini, fino a qualche mese fa allenatore della Primavera della Roma: "Non mi sono disamorato del calcio italiano, però dobbiamo cercare di migliorarci tutti i giorni come professionisti e per questo motivo ieri non ho visto dall’inizio Bosnia-Italia, dato che non era la gara che avrei dovuto guardare a livello di contenuti. Nel nostro Paese ci sono pochi allenatori che mi piacciono per come sviluppano il loro gioco che spesso è noioso. Basta vedere altre partite in Europa in cui ci sono delle realtà piacevoli dove guardare questo sport. Ho visto Svezia-Polonia perché ho avuto la fortuna di allenare Zalewski che ieri ha anche fatto gol", ha detto a 'Rete Sport'.

Su Bosnia-Italia. "Non mi è piaciuta la narrazione prima della partita: 8000 persone, il campo brutto, sembrava ci fosse il clima peggiore in assoluto. La stessa capienza di Arezzo-Ascoli ma di cosa stiamo parlando?! Sempre a trovare mezze scuse da 20 anni? Ci stanno passando avanti in tanti. Ha ragione Ventura, sono due decenni di fallimento, lo stesso che ha fatto malissimo con l’Italia, ed era però un ottimo tecnico e lo dico perché sono andato a vederlo in ritiro. A livello di metodologie e di idee era veramente bravo, tant’é che Conte all’inizio ha copiato parecchie cose. Nei primi 3 giorni si parla di cambiamenti mentre al quarto si pensa a chi vincerà il campionato e non c’è più interesse".

Sul calcio italiano. "Lo sappiamo tutti qual è il problema del calcio italiano. Sento dire che non ci sono i talenti, è una grande falsità. Luis Enrique fa giocare i 2007-2008 in Champions… In Italia adesso siamo sfortunati perché la qualità c’è solo all’estero… Sono più di 10 anni che vado in giro per i campi e ce ne sono tanti di talenti, magari non Yamal, però la qualità esiste. Contro la Bosnia in una partita in cui serve fisicità, a causa del campo brutto, e c’è un calciatore in forma del 2005 come Pio Esposito perché gioca Retegui? Questa è un’altra considerazione. Dieci anni fa iniziarono a dire che gli allenatori non erano bravi. Allora mi sono chiesto forse è così, me compreso. Ma Falsini non entra nella Roma perché lo decide lui. Il problema sono i dirigenti, dopo a cascata le scuole con l’educazione fisica che non c’è più. La società è cambiata ma questo è accaduto in tutto il mondo. In Spagna, in Francia non usano il cellulare?"

Sulla sua avventura a Roma. "Alla Roma, nonostante 4 anni di successi, mi guardavano come un marziano quando dicevo che ci si allena pochissimo nei settori giovanili. Anche nelle prime squadre. Ho chiesto di integrare gli allenamenti, però poi ci devono essere persone che sappiano insegnare calcio a questi ragazzi. Ce ne sono di tecnici bravi, ma vanno messi al posto giusto e questo è un altro problema. Gravina ha detto che il calcio è uno sport di professionisti mentre negli altri sono dilettanti… Pensa che loro ci stanno facendo un ‘mazzo’ enorme… In Gemania quando sono usciti dall’Europeo, dopo una settimana, il governo calcistico ha fatto una riunione per apportare modifiche".

I ragazzi più interessanti che ho allenato alla Roma? "Tralascio Cancellieri, Bove e Zalewski. Ci sono: Coletta, ora al Benfica, Mannini, Reale che hanno grande potenzialità. C’è Romano ora allo Spezia che sta facendo un ottimo campionato, oltre a Di Nunzio e Nardin. Ora non sta giocando Belmonte che con me ha fatto follie. La Roma ha tanti ragazzi ma c’è bisogno di un percorso di accompagnamento alle varie categorie".