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Getty Images
El Aynaoui continua a cercare il suo posto in questa nuova Roma, e lo fa senza clamore, passo dopo passo, silenziosamente ma con determinazione. Dopo un precampionato incoraggiante e un avvio di stagione in cui aveva faticato a trovare la sua dimensione, a Nizza è arrivata la svolta: ha mostrato lucidità, intensità, e quella capacità rara di recuperare il pallone subito dopo averlo perso, come se ogni errore fosse solo un'occasione per riprendersi la scena. Nel cuore del campo, accanto a Koné, comincia a intravedersi un'alchimia interessante. I movimenti, le corse senza palla, la generosità: sono tratti che ricordano il miglior Pasalic nell’Atalanta, quello che si completava alla perfezione con Ederson. A El Aynaoui manca ancora qualcosa sotto porta, è vero. Ma se continuerà così, arriveranno anche i gol. E con essi, la sensazione che questa Roma abbia trovato un nuovo tassello prezioso nel suo mosaico.
A Nizza è rimasto in campo per tutti i 90 minuti, nonostante un’ammonizione che avrebbe potuto limitarne l’aggressività. Invece, ha giocato con lucidità e coraggio, attraversando il campo con ritmo e senso del tempo. Là dove c’era un uomo del Nizza, spesso c’era anche lui: a schermare, a rompere, a ripartire. Ha messo a referto 3 passaggi chiave, ma ciò che non si legge nelle statistiche è la sua presenza costante, intelligente, quasi invisibile nei momenti in cui serviva ordine.
Accanto a Koné, El Aynaoui sta trovando la sua casa. Come Pasalic nell’Atalanta, quando si muoveva accanto a Ederson, anche il marocchino agisce tra le linee, pressa alto, tiene il palleggio vivo, ricuce e rilancia. Ha tutto per diventare quel tipo di mezzala moderna che piace a Gasperini: capace di stare dentro entrambe le fasi, di interpretare lo spazio, di dare equilibrio. Quello che ancora manca è lo slancio verso l’area. Non il gol, ma il desiderio di cercarlo. Ancora non si inserisce, non calcia, come se sentisse di dover completare prima un disegno più grande prima di prendersi la scena. Eppure, la scorsa stagione aveva dimostrato che può arrivarci: un gol ogni tre partite, segno che il fiuto c’è. Deve solo decidere quando usarlo.
Fino ad oggi, El Aynaoui ha faticato a rendersi pericoloso sotto porta. Il tiro resta un gesto raro, quasi trattenuto, come se l’ultimo terzo di campo fosse ancora una zona da esplorare. Inserimenti pochi, conclusioni quasi mai: un limite evidente, che però si spiega anche con la continua ricerca di un ruolo preciso in uno scacchiere nuovo, dove tutto richiede tempo e comprensione. Il marocchino è arrivato in silenzio, senza grandi proclami, nonostante i quasi 24 milioni investiti dalla Roma per portarlo a Trigoria. Un esborso importante, che aveva sollevato qualche perplessità, complici le difficoltà iniziali e una personalità ancora in fase di definizione. Ma in questi ultimi incontri, soprattutto a Nizza, El Aynaoui ha iniziato a prendere forma: dentro gli schemi di Gasperini, dentro la partita, dentro la squadra.
Ha mostrato coraggio, gamba, visione. E soprattutto equilibrio, qualità che l’allenatore considera fondamentale. Il gol potrà aspettare. Non sarà quello a certificare il suo impatto. Perché, oggi, la certezza è che Gasperini ha a disposizione un centrocampista in più. Uno che sa adattarsi, che corre, che recupera, che ragiona. E considerando che ha appena 24 anni, le potenzialità di crescita sono ancora ampie. El Aynaoui si sta guadagnando il suo posto, partita dopo partita. Il tempo del gol arriverà. Intanto, la Roma si gode un giocatore che comincia a somigliare sempre di più ad un profilo che potrà essere il futuro della squadra.
Federico Grimaldi
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