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Ranieri e l’antipatia di Gasp: i tifosi sono andati oltre, lui no. E ora il futuro è in bilico

Francesco Balzani
Francesco Balzani Collaboratore 
Di certo ora i Friedkin dovranno prendere una decisione, perché i toni sono stati del: o me, o lui. In barba al fatto che fu proprio Ranieri a consigliare Gasp lo scorso maggio

Claudio Ranieri aveva chiesto alla piazza di andare oltre l'antipatia per supportare Gian Piero Gasperini. Lo hanno fatto tutti, o quasi. Tranne uno: Claudio Ranieri. Che aveva già ammesso di avere antipatia di Gasp. Ma non pensava di non riuscire a sopportarla  in questi 8 mesi di convivenza difficile, a tratti forzata. Così si sono invertiti i poli di attrazione. Il totem del tifo giallorosso è diventato in questo momento più antipatico (sportivamente parlando si intende) del tecnico che un anno fa riceveva cori offensivi all'Olimpico. Un'ucronia reale, un paradosso che solo questa città sa donare a una tifoseria oggi sconcertata, disorientata. Dei problemi tra Gasp e la dirigenza (Ranieri incluso quindi) ne abbiamo parlato tante volte. Lecito era crederci o no. Ma da ieri anche San Tommaso ha capito che questa convivenza non può andare avanti e se lo farà sarà di certo soggetta ad altri cali di voce o urla fuori dalla porta.

Lo sfogo di ieri è incomprensibile per modi e tempi. Prima di una partita comunque decisiva per la zona Champions e dopo una sconfitta pesante come quella di San Siro. Chi si chiede il senso di questo sfogo. In pochi riescono a trovarlo. Di certo ora i Friedkin dovranno prendere una decisione, perché i toni sono stati del: o me, o lui. In barba al fatto che fu proprio Ranieri a consigliare Gasp lo scorso maggio, quando più di una persona gli chiedeva: "Ma sei sicuro?". Forse non lo era, ma di fatto Sir Claudio avrebbe dovuto proteggere il tecnico in una stagione così travagliata. Non l'ha fatto. E Gasp? Ieri ha risposto col sorriso, misurando le parole. Almeno pubblicamente. Perché dietro i microfoni sappiamo quanto possa essere un martello. E sarebbero stati proprio i toni esasperanti ad aver mandato in tilt la dirigenza, a partire dal caso Sancho fino alle bacchettate pubbliche sui 30 acquisti sbagliati.  Ma questo doveva saperlo Ranieri più dei Friedkin. Di fatto il futuro non sarà condiviso. Quindi si aprono due strade: 1) l'esonero dell'ennesimo allenatore dopo Fonseca, Mourinho, De Rossi e Juric. 2) le dimissioni di Ranieri dopo un solo anno dietro la scrivania. Mestieri diversi quello dell'allenatore e del dirigente, lo ha ammesso anche Claudio. Non ci sarebbe nulla di male ad ammettere di avere difficoltà a gestire il caos di Trigoria dai piani più alti e anche l'uscita con retromarcia su Totti non ci è piaciuta. La terza via è quella di provare ancora un anno, di andare oltre la crisi. Sappiamo che Ranieri ha sempre fatto il bene della Roma e lo farà anche stavolta, in un senso o nell'altro. Tranne ieri, ieri si è concesso un piccolo tradimento.