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Cristante-Mancini, il posto fisso e troppe amarezze tra Roma e Italia

Cristante-Mancini, il posto fisso e troppe amarezze tra Roma e Italia - immagine 1
Errori e umore a terra. Nella Roma come nella Nazionale la coppia di senatori fatica sempre più
Francesco Balzani
Francesco Balzani Collaboratore 

Il posto fisso in Italia non lo lascia nessuno, lo spiega bene Checco Zalone in un film da solito successo al botteghino. Ma nel calcio italiano di successi ce ne sono ben pochi. Per chi è nato, come chi vi scrive, negli anni '80 la fortuna è stata quella di vivere la migliore Nazionale di sempre (o giù di lì) e anche uno scudetto romanista. C'erano protagonisti come Totti, De Rossi o Perrotta che ieri avrebbero fatto comodo eccome. Ma per chi ha visto la luce tra il 2005 e il 2015 le amarezze sono tante. Sembra importare poco ai vertici del calcio che parlano di imprese eroiche e si leccano il pelo come gatti incuranti tirando fuori i numeri delle giovanili azzurre. L'Italia vera oggi si vergogna. Ma, così come in politica, nessuno rassegna le dimissioni se non costretto a farlo. Così Gabriele Gravina è ancora lì (sono già passate troppe ore) dopo tre mondiali falliti. Tre, per l'Italia una roba mai vista prima. Il simbolo di questa Italia mediocre e arrogante sono stati gli interisti Dimarco e Bastoni. Ma nella storia dell'ennesimo fallimento sono entrati anche Mancini e Cristante.

Il primo ha evidenziato un logorio già visto nell'ultimo mese romanista e non è esente da colpe sull'azione del rosso a Bastoni. Il secondo è entrato in tempo per sbagliare uno dei due rigori decisivi. Colpa loro? No, colpa di tutti. Ma nella Roma i due senatori  rappresentano l'emblema del posto fisso che peraltro a breve diventerà inamovibile col rinnovo. Eppure la coppia condivide un primato ben poco rassicurante: insieme non hanno mai giocato la Champions, insieme non hanno mai giocato una vera competizione con la Nazionale. Il terzo è Lorenzo Pellegrini che la Nazionale ormai nemmeno la vede più e per il quale si parla ancora di rinnovo. La banda del sesto posto la chiamano, tanto per rendere l'idea. Forse ingeneroso, ma di certo incontestabile.  E allora, anche per dare nuova speranza, bisognerebbe attuare un cambiamento vero. Non lo faranno in Federazione? Poco importa. A Trigoria bisogna trovare nuovi idoli, nuovi modelli. Cercate tra giovani come Ghilardi o (magari) Palestra, trovateli all'estero, blindate Svilar o Wesley. Ma di certo la Roma, così come la Nazionale, ha bisogno di facce nuove.