E se senza Totti fosse un 4-2-3-1?

di Redazione, @forzaroma

(di Alessio Nardo) Cambiare la Roma proprio adesso? Una follia. O forse no. Perché sono gli eventi stessi degli ultimissimi giorni ad averla, di fatto, già cambiata. Due defezioni in uno stesso reparto, l’attacco. E che defezioni. Francesco Totti prima, Gervinho poi. Un mese di stop (secondo le più ottimistiche previsioni) per il Capitano, appena due settimane per il velocissimo esterno ivoriano. Ergo? Garcia è costretto a studiare nuove soluzioni in vista degli impegni imminenti. In primis, la trasferta di Udine. In realtà, le due soluzioni alternative sono già pronte. Belle, cariche e affamate. Marco Borriello ed Adem Ljajic, protagonisti della seconda parte del match vinto contro il Napoli.

 

A pedina corrisponde pedina. Tolta una, entra l’altra. Fin qui il logico modus operandi di Rudi si è rivelato efficacissimo. Ma ora la questione potrebbe cambiare. La duplice assenza di due titolari nel reparto offensivo stravolge le carte in tavola. Soprattutto il forfait di Totti, autentico segreto (checché ne pensi Padovan…) anche di questa Roma. Unico uomo in grado di trasformarsi all’interno della stessa partita, agendo da falso nueve, dettando i tempi di gioco come un vero regista, sfornando assist-gol da consumato fantasista e finalizzando da freddo e glaciale centravanti. Totti non c’è e nessuno può (né potrà mai) farne le veci. Quantomeno nel 4-3-3. Borriello ha altre caratteristiche. Non è colui che si abbassa e crea gioco, bensì l’esatto opposto. L’ex Genoa necessita di supporto e palle invitanti. Quelle che di solito dà Totti. C’è Ljajic, meno straripante ma più tecnico di Gervinho, in ogni caso destinato (nel modulo fin qui utilizzato da Garcia) a defilarsi sull’out mancino. Dunque a non essere costantemente al centro del gioco. In più, bisogna considerare Florenzi. Pedina essenziale in presenza di Totti, abile (come pochi altri) a sfruttarne i suggerimenti grazie ad inserimenti e scatti sempre puntuali. Con Borriello cambia tutto. L’idea, l’identità e lo sviluppo del gioco stesso.

 

In virtù di ciò, spunta la possibilità (più o meno concreta, chissà…) di cambiar modulo. Passando ad un 4-2-3-1 che, uomini alla mano, sembrerebbe ben bilanciato. Sulla carta, quasi perfetto. Difesa immutata, con De Rossi e Strootman a far da protettori al quartetto arretrato, dando libero sfogo al talento offensivo. Pjanic avanzerebbe in posizione centrale, dietro l’unica punta (Borriello), assumendo di fatto i compiti di Totti. E non sarebbe solo e sperduto. Ma avrebbe Ljajic a sinistra con il quale dialogare e scambiare. E la presenza di Florenzi, a destra, garantirebbe equilibrio al quadrilatero d’attacco, favorendo in talune occasioni le sgroppate di Maicon. Con il 4-2-3-1 “decapitanizzato”, ogni elemento sarebbe messo tatticamente a suo agio. Borriello godrebbe di piena assistenza, Pjanic sarebbe l’assoluto direttore d’orchestra. I due esterni, con caratteristiche differenti (a ricordare un po’ i Taddei e Vucinic dell’epopea spallettiana) si bilancerebbero bene, sia tra di loro che con i terzini. Senza scordare i due mediani, perfetti per offrire equilibrio e sostanza. E’ un’ipotesi suggestiva, ben più concreta di una semplice provocazione. Il saggio ed avveduto Garcia saprà come meglio muoversi.

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