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Dzeko, parla il suo primo allenatore: “Da piccolo era goffo, ma aveva il fuoco dentro”

Le parole di Jiri Plisek, che lo ha allenato in Bosnia e in Repubblica Ceca: "La sua storia è un esempio forte di come con la forza di volontà, il duro lavoro e il perseguire i propri sogni porti poi a realizzarli"

Redazione

Dopo la tripletta di ieri, Dkezo è arrivato a quota 28 gol stagionali. L'uomo che sta trascinando la Roma in Italia e in Europa ha subito una trasformazione sorprendente dallo scorso anno, quando non riusciva a dimostrare le sue qualità. Tuttomercatoweb ha intervistato Jiri Plisek, suo allenatore in Bosnia, allo Zeljeznicar e successivamente in Repubblica Ceca, all'Usti nad Labem, per parlare della sua crescita e non solo.

Jiri Plisek, Dzeko sta vivendo un momento magico: capocannoniere sia in Serie A che in Europa League. La cosa sorprende, considerato che viene da una stagione negativa. Questo conferma come il secondo anno per lui sia sempre quello del riscatto, come avvenuto a Wolfsburg e al Manchester City. E persino in Repubblica Ceca. Come mai, secondo Lei?

"Dzeko è una persona forte, è un vincente nato e vive per il gol. Se fallisce gli altri possono pure criticarlo ma lui trova il modo di rialzarsi anche grazie a una grande forza interiore, motivazione e cultura del lavoro. Per cui lavora più duro, non molla mai. E poi consideriamo che in un campionato straniero c'è bisogno di adattarsi, di prendere le misure".

Quando ha conosciuto Edin Dzeko e che giocatore era?

"Arrivai come giovane allenatore del Zeljeznicar di Sarajevo, in Bosnia. Edin era praticamente un bambino che si affacciava alla vita... Vedevo in lui un ragazzo che amava il calcio, che non vedeva l'ora di venire al campo ad allenarsi. Era goffo, aveva molti difetti ma aveva il fuoco dentro, lo si leggeva negli occhi".

Che esperienza è stata, insieme allo Zeljeznicar? E cosa la convinse a portarselo con sé in Rpeubblica Ceca?

"Edin aveva delle abitudini inadeguate per il grande calcio, per cui l'ho mandato nella squadra B e ho spiegato la scelta anche ai genitori, ai giornalisti e ai dirigenti del club. Ancora oggi ricordo che pregai tutti di lasciare in pace Edin per fargli capire da solo il perché della mia scelta. Dissi loro che solo quando Edin avrebbe cambiato atteggiamento e abitudini sarebbe potuto diventare un buon calciatore e io avrei ringraziato tutti. Era il periodo in cui eravamo impegnati in Coppa Uefa, avevamo una sfida internazionale e lasciai Edin a casa. Quando tornammo trovai un altro Edin. Era concentrato, lavorava duro e ascoltava. Per alcuni giocatori bastano poche settimane per imparare, magari messi. Altri non capiscono o semplicemente non accettano i consigli del tecnico. Edin era un ragazzo giovane che fece tesoro dei miei consigli. E personalmente mi resi conto di avere di fronte a me un giocatore forte e dall'interessante personalità. Qualcosa che andava ben oltre il talento. E lì decisi che l'avrei portato con me al mio ritorno in Repubblica Ceca".

In cosa è migliorato maggiormente Edin Dzeko?

"Negli anni è cresciuta la sua personalità. Corre, si prende le responsabilità ed è consapevole della sua forza. Ha imparato a gestire la pressione ed è diventato per questo un modello in Bosnia-Erzegovina ma non solo. Da ragazzino cresciuto in un periodo di guerra nel suo paese è diventato una stella che non ha perso umiltà e sa da dove è venuto. E non dimentica la sua casa. Aiuta infatti bambini, persone malate, è ambasciatore Unicef. Edin è diventato una delle personalità più positive nei Balcani. Per questo lo rispetto tantissimo. La sua storia è un esempio forte di come con la forza di volontà, il duro lavoro e il perseguire i propri sogni porti poi a realizzarli".

C'è un aneddoto su Edin Dzeko che non conosciamo?

"Diciamo che Edin ha una buona familiarità con la birra ceca e i dumplings cechi (ride, ndr)".

In cosa si ritiene più orgoglioso della crescita di Dzeko?

"Dovrebbe essere lo stesso Edin a rispondere. Io posso dire che sono stato fortunato ad avere incontrato una persona eccellente, un grande amico e un uomo forte. Ho avuto l'opportunità di essere all'inizio del suo viaggio e sono orgoglioso di quel che ha fatto. Ho cercato di trasmettergli tutto quello che ho potuto e credo di averlo aiutato in un momento importante come quello della crescita. Il merito maggiore di questa crescita comunque è dello stesso Edin. Il suo desiderio e la sua motivazione lo hanno spinto ben oltre quel che può fare il solo talento".

Quale campionato ritiene più adatto per Dzeko: Premier League, Bundesliga o Serie A?

"Edin è un calciatore eccezionale in grado di adattarsi ad ogni campionato. Uno come lui merita le migliori squadre. Finora ha dimostrato di saper segnare ovunque. La cosa importante è dargli tempo per adattarsi. Edin deve giocare sempre, la panchina non fa per lui".

Quali altri talenti ha scovato? C'è un nuovo Dzeko?

"Qualcuno è uscito fuori, è arrivato a giocare nella nazionale ceca, slovacca e anche bosniaca. Qualcuno gioca per buone squadre, ha vinto medaglie, ma Dzeko è stato unico. Tuttavia voglio trovare un nuovo talento con le stesse caratteristiche: non è facile arrivare a fare quello che sta facendo lui ma sto seguendo dei giovani talenti che stanno mostrando del potenziale interessante. Attualmente lavoro all'accademia dello Sparta Praga e sogno di crearne una in Bosnia-Erzegovina. Sto creando una rete di osservatori perché credo molto nei ragazzi nati nei Balcani. La mia intenzione è quella di assistere questi ragazzi e aiutarli nella crescita. La strada è lunga e allo stesso tempo affascinante".