Di Natale, Totti e Toni: tre modi diversi di invecchiare

di finconsadmin

(goal.com) Mi ritiro, non mi ritiro, quando mi ritiro? Passati i 30, ma facciamo anche i 33 o 34, la domanda inizia inevitabilmente a serpeggiare nella testa dei calciatori, soprattutto di quelli che, reduci da una carriera oltremodo ricca di soddisfazioni, sono dibattuti tra lo spremere ogni residua stilla di energia e il salutare prima che l’ennesima recita diventi troppo patetica.

Ha sicuramente fatto questo ragionamento Antonio Di Natale: abituato a veleggiare costantemente sopra quota 20 goal, ora che è fermo a quota 4 si è legittimamente fatto qualche domanda, forse girandola neanche tanto direttamente alla sua Udinese. Signori, ho 36 anni, negli ultimi quattro ho fatto la differenza, ma non sono eterno ed è ora che pensiate a come sostituirmi: questa la summa del Di Natale-pensiero, uno sfogo che per quanto ci riguarda potrebbe anche essere smentito da qua a giugno, ma che al momento priva l’Udinese di quell’assegno circolare da 20 goal a stagione forse dato troppo per scontato.

Per un Di Natale che sembra aver smarrito la voglia, c’è un Francesco Totti che di voglia ne ha ancora tanta, forse troppa, a tal punto da bruciare le tappe e rendersi disponibile per una maglia da titolare contro la Juventus.

Sappiamo quanto il capitano giallorosso tenesse alla sfida con i bianconeri, e quanto avrebbe fatto scalpore un’eventuale esclusione da parte di Rudi Garcia, ma la prova del campo ha dimostrato sabato sera che Totti non era ancora fisicamente pronto. Il volere forzare i tempi si è un po’ ritorto contro al numero 10 della Roma, che saggiamente ha sempre tenuto un basso profilo, anche quando intorno a lui il clamore era tanto, riguardo a una possibile chiamata per i Mondiali.

Una chiamata – o meglio, un ripescaggio in extremis – al quale forse sta iniziando a pensare sul serioLuca Toni, letteralmente rinato a Verona. Il bomber modenese sta viaggiando sulle stesse medie del 2006/07, l’ultimo anno di serie A che Toni giocò da titolare per la stessa squadra, prima dell’avventura a Monaco e del lungo peregrinare verso una serie di esperienze, culminate nell’esilio a Dubai, ricche per il portafoglio ma deprimenti per le motivazioni.

La fuga dai petrodollari, due estati fa, fu il segnale più chiaro possibile di quanta voglia di calcio vero avesse ancora Toni: un posto per lui in Brasile, ovviamente come riserva di lusso, attempata ma motivata più che mai, sarebbe il giusto premio a un finale di carriera degno di un film. Che poi, chi l’ha detto che sarebbe un finale?

Federico Casotti

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