Di Francesco: “Pentito di aver accettato le cessioni di Nainggolan e Strootman”

L’ex allenatore dei giallorossi aggiunge: “Loro dal punto di vista emotivo negli allenamenti erano importanti. Interagivano con gli altri per fare quello che chiedevo”

di Redazione, @forzaroma

Eusebio Di Francesco, ex allenatore di Roma, interviene all’interno del programma Casa Sky Sport. Tanti i temi trattati, queste le sue parole:

Cosa pensi di De Rossi, Strootman e Nainggolan come centrocampo?
Era un grande centrocampo, con grande qualità tecniche e mentali. Ero un po’ pentito di aver accettato di mandar via Nainggolan e Strootman. Mi è dispiaciuto. Loro dal punto di vista emotivo negli allenamenti erano importanti. Interagivano con gli altri per fare quello che chiedevo. Ne ho sentito la mancanza l’anno dopo alla Roma. Specialmente per gli atteggiamenti.

Sul centrocampo attuale della Roma
Ci sono tanti talenti. La Roma sta costruendo qualcosa di importante puntando anche su giovani italiani. Anche noi avevamo iniziato a lavorare così.

Su Roma-Barcellona
Abbiamo trasmesso gioia che non si può spiegare. La partita nasce con un percorso per trasmettere idee, un’identità alla squadra. L’atteggiamento è trasmesso anche con tre giorni di allenamento. E’ fondamentale entrare nella testa dei calciatori, quello che non sono riuscito a fare alla Sampdoria. I ricordi sono bellissimi. Peccato per la semifinale, perché abbiamo giocato bene e avremmo meritato di più.

Sei aperto a un’esperienza all’estero in futuro?
Ovviamente sì. Sono molto aperto in questo senso. Mi piacerebbe fare un’esperienza all’estero e la Premier è un campionato interessante. Un domani mi piacerebbe andarci.

Di quanto tempo hai bisogno per trasmettere la tua idea di calcio?
Ogni gruppo ha una sua identità e deve essere l’allenatore bravo a calarsi nella mentalità della squadra. Per il mio modo di vedere calcio ho bisogno di calciatori con qualità. A determinati livelli in Europa, però, serve anche tanta fisicità. Posso dire 2-3 mesi. A Sassuolo ci sono riuscito con grande facilità da subito. A Roma ci ho messo un po’ di più, ma ero riuscito a dare una certa mentalità ai giocatori. Peccato non esser andati avanti, ma quando una società mi prende sa che deve mettermi a disposizione determinati giocatori.

Quali sono gli attaccanti più forti che hai allenato e con cui hai giocato?
Scelgo tre gli attaccanti con cui ho giocato: Montella, Batistuta e Totti. Come talento totale tra quelli allenati, dico Edin Dzeko. Per chi ho visto crescere e si è rifiutato di venire da me perché si è sentito una terza scelta, invece, dico Domenico Berardi.

Uno come Chiesa le piace?
Io ho un pensiero su di lui: è un esterno offensivo nel mio 4-3-3. E’ un calciatore che determina. Magari deve migliorare i tempi di attacco della porta. Forse in generale è più forte del papà.

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