Di Francesco: “Io sempre in discussione. Mercato? Inevitabile intervenire” – AUDIO – FOTO – VIDEO

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Il tecnico presenta da Trigoria la sfida contro la squadra di Allegri e Cristiano Ronaldo: “Dzeko verso la convocazione ma non può giocare dal 1′. In crescita Perotti e Pastore, da valutare un problemino di Under”

di Redazione, @forzaroma

Eusebio Di Francesco è pronto a sfidare la Juventus nel momento più delicato della sua avventura alla Roma. Con le voci di un possibile esonero che si rincorrono e le difficoltà di formazione per i tanti infortuni, il tecnico si prepara per una prova proibitiva che può decidere il futuro. Da Trigoria alle 13.15 l’allenatore presenta in conferenza stampa il match contro i bianconeri.

Ecco le parole di Di Francesco in conferenza stampa. 

In settimana si è parlato di un possibile recupero di El Shaarawy, Dzeko Pellegrini, De Rossi. Come stanno?
Le possibilità più grandi le abbiamo per Dzeko, che oggi farà il primo allenamento con la squadra in rifinitura. E valuteremo la possibilità di portarlo in panchina e di avere le possibilità nei confronti della squadra, calcolando che viene da più di 20 giorni di sosta ed è impossibile utilizzarlo dal 1′. Ma quasi sicuramente sarà tra i convocati. Abbiamo delle speranze su De Rossi, che si allenerà con la squadra per valutare le sue condizioni che sono valutate giorno per giorno, legate al suo problema alla cartilagine che non dà sempre risposte continue. Per gli altri non c’è speranza per questa partita, valuteremo per la prossima con il Sassuolo.

Che tipo di partita serve per affrontare un avversario come la Juventus?
Ha dimostrato di essere la più forte di tutti, non solo quest’anno: si è rinforzata, ha acquisito negli anni come squadra una grande mentalità. Non sarà assolutamente una partita facile, dove la Roma non ha mai fatto risultato in questi anni. Magari in un momento difficile tireremo fuori una grande prestazione. Servirà sotto tutti i punti di vista una prestazione di altissimo livello. Allegri ha parlato di una partita da fare bene tecnicamente, fisicamente e mentalmente: sono le caratteristiche imprescindibili per fare una grande gara.

Senza Dzeko tra i titolari, Schick diventa la soluzione più logica – un centravanti per un centravanti – oppure può essere riproposta la soluzione vista contro il Genoa con Zaniolo?
Più difficile Zaniolo, a volte si pensa sul fantacalcio o quando ci mettiamo sulla lavagna riusciamo a fare tante formazioni. Oppure c’è quel giochino bellino – Football Manager – che metti i giocatori dove ti pare. Poi tu valuti e vedi, e quando provi ti rendi conto che non è la soluzione giusta. Non avendo avuto le risposte giuste con Zaniolo in quel ruolo, si giocheranno i due posti di attaccante – o giocheranno tutti e tre – sia Under, Schick e Kluivert. Under è da valutare, ha avuto qualche problemino e non si è mai allenato con la squadra fino a ieri.

Con Florenzi in avanti più equilibrio, è un ipotesi che state considerando?
Vorrei tenere una formazione top secret, il che è anche difficile visto le disponibilità che ho. Ma Florenzi può essere utilizzato anche in quel ruolo perché non è la prima che lo faccio, l’ha già fatto e l’altro giorno ha finito anche mezzala. È il giocatore che rispetto ad altri si adatta con più facilità rispetto ad altri, che hanno bisogno di più tempo per assimilare determinati concetti. Lui in questo è molto bravo.

Se ad inizio stagione le avessero detto che avrebbe trovato la Juve con questo distacco, cosa avrebbe pensato? Che era successo qualcosa di incredibile, oppure ci poteva stare.
Loro non mi meravigliano, siamo noi che siamo mancati dal punto di vista di una classifica migliore, legato a tanti momenti particolari. Abbiamo buttato punti, è demerito nostro oltre al merito di una squadra che ha grandissime potenzialità. Allegri spesso cambia e ti rendi conto che sempre giocatori pronti di altissimo profilo, pronti, preparati, di livello alto e lo sta dimostrando in campionato e Champions. È una squadra che non mi sorprende nella classifica che ha, noi potevamo e possiamo fare ancora molto meglio.

In questi anni la Roma non ha mai fatto punti allo Stadium. La Juventus ha cambiato solo due allenatori, la Roma è andata con cinque allenatori differenti. È una chiave? 
Non lo so. Sì, è normale, ma c’è anche uno stadio che favorisce la Juventus sotto tanti punti di vista, come clima. Mi ricordo tantissimo quando ci ho giocato per la prima volta col Sassuolo, quando negli spogliatoi degli ospiti ti fanno vedere gli scudetti e le coppe vinte e ti fa soggezione. Un conto è andarci col Sassuolo, che era la prima esperienza in A, diverso è andare con la Roma, che ha un’esperienza totalmente diversa. Dobbiamo essere bravi a cancellare anche tutte le situazioni negative che aleggiano intorno alla squadra e concentrarci solo su questa gara per ambire a fare un risultato importante, che sarebbe in questo momento storico.

Dopo la vittoria col Genoa e l’incontro a Boston tra il ds e il presidente si sente più rassicurato?
Per il lavoro che faccio tutte le mattine che mi sveglio mi sento in discussione, non solo legato alla posizione ma per quello che devi fare quotidianamente. Quando vedi che le cose non vanno come vorresti ti fai sempre delle domande e cerchi di trovare le soluzioni giuste. Io guardo in avanti, dobbiamo fare meglio di quello che abbiamo fatto fino ad adesso, l’allenatore è sempre davanti a tutti come responsabilità.

L’eventuale utilizzo di Florenzi alto implica una difesa a quattro o può giocare anche con una linea a tre dietro?
Tutto può avere una logica. Nell’ultimo periodo ho provato tutte e due le soluzioni. Non cambiano i concetti, non cambia la logica, possono cambiare gli interpreti e qualche movimento. Noi lavoriamo su determinate situazioni che abbiamo fatto in passato. Al di là di tre o quattro, la Roma deve difendere meglio, punto e basta. Non ci sono discorsi di 3, 4, 5 o 6, anche perché si difende in 11 – compreso il portiere – in una certa maniera, le difficoltà più grandi che ha avuto sono state difensive, non in fase realizzativa, anzi. In fase offensiva stiamo facendo meglio, non dico come qualità ma come realizzazione, come gol fatti, il problema nostro sono i gol subiti. Per poter lavorare meglio non conta tre o quattro ma come si muove tutta la squadra per andare a difendere. Ho cambiato perché ho visto delle difficoltà in entrambe le situazioni e sto cercando di modificare qualcosa per migliorare. Ma come dicevo prima per il top secret, lo scoprirete quando la squadra scenderà in campo.

Da Boston Monchi le ha riportato qualche notizia di mercato? Se si può comprare a gennaio – si parla di un centrocampista – o se si possono prendere un paio di giocatori…
È inevitabile che qualcosa questa squadra dovrà farla, al di là del ruolo. Ma del mercato nemmeno gliel’ho chiesto o perlomeno lui non me ne ha parlato. Abbiamo più parlato di quello che possiamo fare in questo momento per arrivare al 29 e avere più punti possibili, giustamente poi si faranno valutazioni importanti. Ma per forza di cose è inevitabile che si faccia qualcosa, viste anche le condizioni generali, i dubbi che ci sono fisici intorno a tanti giocatori. Non possiamo non muoverci.

Ha accennato prima al discorso della difesa. L’anno scorso la difesa ha chiuso come la seconda migliore del campionato e quest’anno ha un rendimento nettamente inferiore. E tra l’altro è unico reparto rimasto invariato, perché i quattro sono quelli. Hai capito in questi mesi qual è il motivo di questo rendimento così distante da quello dello scorso anno e quali sono i modi per migliorare la difesa?
Il campo è l’unico modo. Ieri abbiamo rilavorato su determinati concetti anche solo con la linea difensiva, era importantissimo da poter valutare al di là delle caratteristiche dei giocatori che metti in campo. Abbiamo fatto tanti errori individuali, che hanno compromesso determinate partite, che hanno spostato le partite in una certa direzione. Sui calci piazzati nell’ultimo periodo non abbiamo fatto bene e in passato eravamo quasi invalicabili perché per struttura facevano fatica gli avversari a calciare verso la nostra porta. Ogni tanto paghiamo qualcosa che ci è mancato nella continuità. Ma è un errore fare una valutazione solo della linea difensiva, per me è un discorso anche di centrocampo, di attacco, di aggressività, di predisposizione. Bisogna avere capacità di rimanere corti e andare a difendere con maggiore aggressività in tutte le zone del campo.

Roma e Juventus sono considerate due grandi società a livello gestionale. Cosa prenderebbe a modello o ad esempio della Juve? Il fatto che giocherà Ronaldo la fa più contento o no?
Su Ronaldo dico che è il pericolo numero uno. Ha la capacità e la qualità di un grande fuoriclasse, per 35′ non determina e poi tira fuori il colpo fenomenale. Ogni allenatore fa fatica a sostituirlo, perché da un momento all’altro può determinare. Preferirei stesse fuori ovviamente. La Juve in questi anni ha costruito tanto, in mentalità, e poi vincere aiuta a vincere. La solidità che ha, la famiglia Agnelli è a capo da una vita e riesce a dare continuità, lo stadio di proprietà… Un insieme di cose che hanno fatto crescere la Juve in maniera esponenziale. Ma la differenza non è solo con la Roma, la differenza c’è con tutte le società che ci sono in Italia e lo dimostra in campo e fuori.

In questi giorni hanno parlato Pallotta e De Rossi. Pallotta ha detto che chi non presta massimo impegno nella Roma non merita di farne parte. C’è impegno da parte di tutti? De Rossi ha parlato degli addii difficili da assimilare, la situazione a livello emotivo si è appianata e si è risolta?
De Rossi ne ha parlato perché la situazione si è appianata, non si può pensare sempre a quello che è stato. Lasciamo il passato indietro, cerchiamo di vivere le situazioni che ci sono adesso. Questo è un errore che è stato fatto perché l’ha detto il capitano, è stato un errore generale all’interno del gruppo. Inconsciamente avremmo potuto pagare tante situazioni del genere. Il fatto che si sia assimilata è una cosa positiva ed è venuta fuori dal nostro capitano. Sulla richiesta di impegno di Pallotta la vorrei girare un po’ a tutto l’ambiente di Trigoria, anche gli addetti stampa. La richiesta è di massimo impegno in quello che si fa, non solo in riferimenti ai calciatori e all’allenatore. Noi siamo i principali artefici e dobbiamo fare di più. Lo dicevo l’altra volta: se arrivo la mattina alle 8 e vedo che non va non basta, devo fare di più  per tenermi stretto questo lavoro e portare la squadra dove merita di stare, ovviamente non ai livelli della Juve ma possiamo fare meglio. La Champions non è tanto distante… Tante squadre hanno fatto grandi investimenti per stare in Champions o arrivare gli ottavi, in questo momento ognuno può dire quello che gli pare – girone facile, difficile… -, io mi ricordo che tante volte la Roma ha avuto squadre facili e non ha nemmeno passato il preliminare. Abbiamo fatto qualcosa di importante in Champions, però dobbiamo fare e possiamo fare meglio anche in campionato, per poter competere e arrivare tra i primi quattro posti.

Con una settimana in più di allenamenti come stanno Pastore e Perotti? Pensa di utilizzarli domani?
Hanno avuto continuità negli allenamenti, sono molto contento della loro crescita, però difficilmente tutti e due potranno partire dal 1′. Sono contento di come si stanno allenando e di come si sta sviluppando, Diego ha superato quei problemini che lo fermavano un giorno si e l’altro si fermava. Ha caratteristiche particolari di uno contro uno, se non stai bene fisicamente fai fatica a cercare quelle caratteristiche. Devo dire che sono contento della loro crescita, per 90′ in questo momento è difficile.

Nella seconda parte del match contro il Genoa Kluivert e Under molto dentro al campo, dando imprevedibilità. È una possibilità da vedere a gara in corso? Ai suoi attaccanti si può chiedere di più nella rincorsa dell’avversario?
Prima di tutto per non farla prendere agli altri dobbiamo tenerla e dobbiamo migliorare nella gestione della palla, va fatta un pochino meglio. Se analizzate alcune partite – è successo anche ad El Shaarawy un po’ di tempo fa, mi sembra contro la Sampdoria – sembrava morto l’azione prima, invece dopo il gol ha fatto la corsa per recuperare la palla, l’aspetto psicologico è importante. Impattare bene la partita, lo sbagliare meno a livello tecnico ti dà la fiducia per attaccare l’avversario e abbassare meno la testa, lavoriamo su questo aspetto e condivido pienamente che abbiamo bisogno dell’aggressività degli attaccanti. Prendo ad esempio Mandzukic, che contro il Torino difendeva in area di rigore, faceva il terzo centrale. Mentalità e capacità di sacrificarsi per gli altri. I nostri devono prendere esempio da questi grandi attaccanti. Una volta si diceva di Ravanelli, Vialli, erano l’arma in più a livello difensivo… Per arrivare ad alti livelli e vincere c’è bisogno anche di questo”.

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