L'ex attaccante: "Mi sento romano a tutti gli effetti. La stracittadina mi caricava, anche se la vivevo in modo molto spensierato e forse è stato il segreto"
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Marco Delvecchio, ex attaccante della Roma vincitore di uno scudetto e di una Supercoppa italiana con i giallorossi, ha preso parte allo speciale de La Gazzetta dello Sport che racconta il significato del derby della Capitale attraverso i luoghi simbolo del tifo giallorosso e biancoceleste. L'Uomo Derby per eccellenza, che tra il 2002 e il 2009 ha segnato 9 reti nelle stracittadine diventando il miglior marcatore di sempre nei derby di Roma (prima di essere superato), ha parlato delle sfide Roma-Lazio e dell'atmosfera che si respira nella Capitale.
Lei è nato a Milano, ma il legame con la Capitale è strettissimo. "È vero, sono nato a Milano, però mi sento romano a tutti gli effetti. Da quando sono andato a Roma mi sono trovato subito a mio agio. Mi sento romano anche per il carattere, per il mio modo di approcciarmi alle persone. Sono sempre allegro, pronto alla battuta. Romano romanista? Assolutamente".
Nei suoi dieci anni alla Roma ci sono stati cambiamenti, dolori e successi, ma una costante: Francesco Totti. "Francesco è stata la costante per tutti quelli che sono passati a Roma in quasi 20 anni. È stato ed è la bandiera della Roma, l'ottavo re di Roma. Giustamente, perché è stato veramente il più grande giocatore che è passato qui a Roma e non solo".
Totti è stato l'unico a superarla per gol nei derby: cosa scatenava in lei la sfida con la Lazio? "Forse la prendevo proprio come la partita più importante dell'anno. Mi caricava, anche se la prendevo inconsciamente come approccio. La vivevo in modo molto spensierato, non ero teso o nervoso. Forse quello è stato il mio segreto per riuscire a rendere bene in queste partite".
L'11 aprile 1999 resta una data memorabile per i tifosi. "Sì, venivamo da quattro derby persi e uno pareggiato. In quel derby è andato tutto bene fin dall'inizio, abbiamo vinto 3-1. Io ho fatto due gol e uno Francesco. Con tanto di maglietta sfoggiata, ma la sua è rimasta più impressa: la mia è stata un'autocelebrazione, la sua più uno sfottò. È stato lo spartiacque, perché da lì abbiamo iniziato a vincere più derby noi che la Lazio".
Cosa significa questa partita per la città? "Appena arrivato mi dissero: mi raccomando il derby. È una partita che ti può cambiare una stagione, ti può dare la spinta per vincere o buttarti giù. Un mese prima già iniziano ad arrivare a Trigoria a ricordartelo. Si percepisce in ogni persona che incontri, arrivi veramente carico".
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